'Una vita da gatto', se Kevin Spacey fa da controfigura ad un felino
Roberto Nepoti, ROBERTO NEPOTI
Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta
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Perché Kevin Spacey si sia impegolato in un men che mediocre film per bambini, facendo da controfigura a un gatto, un giorno o l'altro qualcuno ce lo dovrà spiegare. Per sfruttare il carisma acquisito con House of Cards, la sceneggiatura gli assegna la parte di un uomo d’affari megalomane, Tom Brand, che pensa soltanto al potere trascurando la famiglia. Ora, Hollywood impone che una circostanza eccezionale lo faccia ravvedere. Poiché la sua bambina, figlia di secondo letto, desidera spasmodicamente un gatto lui, che odia i felini, va in un negozio di animali gestito da uno strano tipo (Christopher Walken), che gli rifila non solo un miciastro ma anche una maledizione. Dopo che un incidente lo ha ridotto in coma, per effetto del sortilegio il riccone si ritrova ospite nel corpo del gatto. Ed eccolo costretto a fare i bisogni nella cassettina (“umiliazione pubblica”) e a mangiar…!-->!-->
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Perché Kevin Spacey si sia impegolato in un men che mediocre film per bambini, facendo da controfigura a un gatto, un giorno o l'altro qualcuno ce lo dovrà spiegare. Per sfruttare il carisma acquisito con House of Cards, la sceneggiatura gli assegna la parte di un uomo d’affari megalomane, Tom Brand, che pensa soltanto al potere trascurando la famiglia. Ora, Hollywood impone che una circostanza eccezionale lo faccia ravvedere. Poiché la sua bambina, figlia di secondo letto, desidera spasmodicamente un gatto lui, che odia i felini, va in un negozio di animali gestito da uno strano tipo (Christopher Walken), che gli rifila non solo un miciastro ma anche una maledizione. Dopo che un incidente lo ha ridotto in coma, per effetto del sortilegio il riccone si ritrova ospite nel corpo del gatto. Ed eccolo costretto a fare i bisogni nella cassettina (“umiliazione pubblica”) e a mangiare cibo poco invitante. Crolla miseramente a terra quando tenta balzi felini, è pettinato e infiocchettato dalla figlia; oltre a subire vari altri incidenti che gli serviranno di lezione, facendogli capire quanto la famiglia soffrisse della sua assenza. Il tutto mentre cerca, invano, di comunicare in ogni modo la sua vera situazione.
Qualcuno penserà che le peripezie innescate dalla metamorfosi facciano ridere. Purtroppo non è così. Scritto in modo maldestro, Una vita da gatto è povero di sorprese e frustra in fretta le speranze iniziali. Le riflessioni del peloso protagonista, che udiamo in contrappunto ai comportamenti umani, sono poco divertenti. Quel che è peggio, il gatto in animazione digitale risulta un mezzo disastro: tanto più le sue contorsioni vogliono apparire buffe stando a mezza strada tra i movimenti felini e quelli antropomorfici, tanto peggio vanno le cose. Ovviamente non manca la sottotrama col fellone che cerca di approfittarne per fare le scarpe a Tom; ma si tratta di roba vista e rivista. Gli unici a compiacersi del risultato devono essere gli addetti del “product placement”, che hanno disseminato tutto il film di marchi riconoscibili.
UNA VITA DA GATTO
Regia di Barry Sonnenfeld
Con Kevin Spacey, Jennifer Garner, Christopher Walken
OO e 1/2