Ma niente va come si vorrebbe e dovrebbe, è un disastro totale. Già a partire dalla grottesca visita a Istanbul, durante la quale l'ospite è ignorato dalle autorità locali ma con protervia sottoposto all'occhiuta e invasiva sicurezza. Quando giunge la notizia che la Vallonia, la parte francofona del Belgio, si è proclamata indipendente, il re Nicolas in un soprassalto di amor proprio e di orgoglio dà l’ordine di rientro decidendo al contempo che per una volta il discorso che rivolgerà alla nazione se lo scriverà da solo. Ma un'emergenza climatica ha bloccato tutto il traffico aereo. Non resta all'improvviso e incerto decisionismo del monarca, malgrado le prudenze della sua corte e la decisa opposizione della sicurezza turca esclusivamente preoccupata di non fare brutta figura, che procurarsi un mezzo di fortuna per compiere il viaggio di ritorno via terra. E sarà un'avventura picaresca ed esilarante, degna di Tre uomini in barca. Assecondata con entusiasmo dal regista che, già insofferente dei mille paletti imposti al suo originario incarico, vede l'occasione di riprendersi la propria autentica vocazione di reporter d'assalto. La traversata dei poco rassicuranti Balcani – tra la Bulgaria del gruppo folcloristico femminile che li nasconde nel suo torpedone, l'Albania dove sbarcano fortunosamente credendo di essere approdati sulle coste italiane, la Bosnia ancora ferita dove il regista ritrova il cecchino serbo col quale ai tempi della guerra aveva stretto una chiassosa amicizia cameratesca e alcolica ma irta di intoccabili non detti – sarà per tutta la compagnia ma in special modo per il re che si sente rinato in mezzo al disordine della vita reale un’esperienza umana indimenticabile.
Sembra appunto una pura stravaganza ma nelle pieghe contiene innumerevoli richiami a temi caldi della nostra vita contemporanea. L'autoritarismo turco, l'instabilità balcanica, il recente e sanguinoso passato della ex Iugoslavia, l'ombra delle migrazioni, quella della sicurezza continentale messa in pericolo dagli attentati, e su tutto, con disincanto parodistico ma anche semiseri spunti di riflessione, la fragilità della costruzione europea e al suo interno la macchinosa fonte di veti incrociati che è il minuscolo regno belga. Interpreti lasciati liberi di improvvisare. Protagonista che con la sua impassibilità sa dare corpo tanto alla comicità delle situazioni che allo struggimento della dignità riscattata.
UN RE ALLO SBANDO
Regia di Peter Brosens e Jessica Woodworth
Con Peter Van Den Begin, Lucie Debay, Titus De Voogdt, Bruno Georis
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