Kore-eda: "La famiglia, il cibo, il cinema e Ozu"
L’anziana Yoshiko, casalinga sempre affaccendata intorno ai fornelli (il cibo è un altro elemento importante nel cinema di Kore-Eda) ma anche buona psicologa, sintetizza alla perfezione il problema del suo bambinone mai cresciuto: che fluttua tra la nostalgia di un passato perduto e l’illusione di un futuro sognato, ma non sa vivere nel presente. Un giorno, complice un tifone che investe la città con violente raffiche di pioggia, la vecchia insiste perché la famiglia divisa passi la notte a casa sua; nella speranza, maliziosa e tacita, che i due ex-coniugi si riconcilino. L’ultima parte del film, che si svolge all’interno della casa, è una seduta a porte chiuse condotta con un senso dell’intimità – e insieme del pudore – visto di rado nel cinema più recente.
Ne era maestro il grande Yasujiro Ozu: inarrivabile, certo, ma del quale Kore-Eda è un po' il discepolo inconfessato. Simile la capacità di rendere significanti i gesti di ogni giorno, di suggerire le tempeste interiori senza ricorrere a sovrattoni, di caricare simbolicamente gli oggetti più banali (qui i biglietti della lotteria che il ragazzino, ben più 'adulto' del padre, vorrebbe vincere per riunire i genitori). Ma la sottigliezza del regista si apprezza in particolare nel modo in cui ci spinge a percepire i suoi personaggi. Quello del protagonista, soprattutto. Inaffidabile, geloso, bugiardo e non troppo onesto, Ryota avrebbe tutto per risultarci antipatico; e invece, nella sua immaturità puerile, ma unita a un sincero desiderio di riscatto, finisce poco a poco per aggiudicarsi la nostra solidarietà.
RITRATTO DI FAMIGLIA CON TEMPESTA
Regia di Hirokazu Kore-Eda
Con Hiroshi Abe, Yoko Maki, Kirin Kiki, Yoshizawa Taiyo
OOOO e 1/2