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'Sognare è vivere', la regista Natalie Portman fa il verso a Malick

Novità al cinema, le pagelle dei critici di Repubblica. Per orientarsi nella scelta LEGENDA O da evitare OO si può perdere OOO si può vedere OOOO da vedere OOOOO da non mancare OOOOOO indimenticabile
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"I sogni realizzati sono sogni deludenti". È la frase-chiave del film che Natalie Portman ha ricavato dal memoir di Amos Oz Una storia di amore e di tenebra (2002); e l’attrice - qui regista al debutto, oltreché sceneggiatrice e interprete principale - sembra attribuirle due diversi significati. Da una parte la riferisce al personaggio di Fania, la madre del piccolo Amos (“voce narrante” della storia): una donna bella, intelligente ma troppo sensibile che si batte contro il proprio lato oscuro prima di arrendersi alla malinconia per i sogni irrealizzati di gioventù. Dall’altra allude alla nascita dello Stato d’Israele, contesto e tela di fondo del film; che, ben lontano dall’essere la vagheggiata "terra del latte e del miele", si rivelerà un luogo d’instabilità e di conflitti dolorosi.
 Lavorando sulla parte più intimista del libro, Natalie ha realizzato un film idealista e con…
"I sogni realizzati sono sogni deludenti". È la frase-chiave del film che Natalie Portman ha ricavato dal memoir di Amos Oz Una storia di amore e di tenebra (2002); e l’attrice - qui regista al debutto, oltreché sceneggiatrice e interprete principale - sembra attribuirle due diversi significati. Da una parte la riferisce al personaggio di Fania, la madre del piccolo Amos (“voce narrante” della storia): una donna bella, intelligente ma troppo sensibile che si batte contro il proprio lato oscuro prima di arrendersi alla malinconia per i sogni irrealizzati di gioventù. Dall’altra allude alla nascita dello Stato d’Israele, contesto e tela di fondo del film; che, ben lontano dall’essere la vagheggiata "terra del latte e del miele", si rivelerà un luogo d’instabilità e di conflitti dolorosi.
 Lavorando sulla parte più intimista del libro, Natalie ha realizzato un film idealista e contemplativo, profondamente innervato di malinconia. Poetico, però non sempre nel senso migliore: perché l’attrice ebraico-americana s’è lasciata irretire da un estetismo un po’ artificioso, che risente dell'ultimo Terrence Malick e lascia insoddisfatti. Peccato, perché i pregi non mancano. A partire dalla sua interpretazione (fa venire in mente quella del “Cigno nero”, per cui vinse l’Oscar), dalla fotografia del grande Slawomir Idziak e dalle ottime scelte di casting.

SOGNARE È VIVERE
Regia di Natalie Portman
Con Natalie Portman, Gilad Kahana, Amir Tessler, Makram Khoury

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