Il giorno del suo compleanno Tree, una studentessa dai modi sprezzanti, si sveglia nella stanza di un ragazzo sconosciuto, Carter, dopo una notte abbondantemente annaffiata. La stessa sera la ragazza è vittima di un assassino. Risvegliandosi nell’identica situazione dell’inizio, Tree realizza di essere finita in un loop temporale, dove gli eventi della giornata si ripetono più e più volte concludendosi sempre con la sua morte. Per sottrarsi all’orrendo destino dovrà scoprire l’identità dell’omicida in maschera che la perseguita (imparerà, nel frattempo, a emendare e migliorare il comportamento egoistico dell’inizio). Il film non appartiene al repertorio dell’horror metafisico, quello dei mostri sovrumani come L’Uomo lupo o It, per intendersi. Il mostro ha natura umana; mentre la componente fantastica pertiene al mito dell’eterno ritorno, che ha nutrito in abbondanza il cinema traversando i generi dalla fantascienza ( Edge of tomorrow) alla commedia (il classico Ricomincio da capo, che Carter cita a un certo punto canzonando Tree perché non lo conosce). Soggetto pieno di implicazioni filosofiche (“si può cambiare il destino?”) che ha appassionato tanti pensatori, incluso Umberto Eco, ma che il film si contenta di utilizzare per innescare e rilanciare la suspense. Insomma, più dalle parti della serie Final destination che delle pensose riflessioni filosofiche. Ciò non significa che lo faccia male: anzi, tutt’altro. Merito della sceneggiatura di Scott Lobdell, veterano della Marvel e della DC Comics, che si è saputo inventare una serie di variazioni sul tema piuttosto divertenti, spesso privilegiando la nota umoristica su quella orrorifica.
È interessante sapere qualcosa sulla produzione. A curarla è stato Jason Blum, che con la sua Blumhouse è uno dei maggiori artefici del rilancio dell’horror, oggi l’unico genere capace di offrire garanzie al botteghino. Dopo i successi di Get Out e Split, Blum ha messo mano a una edizione riveduta e aggiornata dello “slasher movie”, il filone degli anni 80 destinato soprattutto al pubblico adolescente (i vari Venerdì 13) e che Wes Craven aveva poi intellettualizzato nella serie Scream. Il film ne riprende gli elementi-cardine: l’eroina in pericolo, la ripetizione, i particolari profetici, la moltiplicazione dei potenziali assassini. Con un’astuzia in più: al contrario dei predecessori, Auguri per la tua morte addolcisce la truculenza, insiste su delitti efferati ma senza mostrare troppo; come a voler adattare anche questa piccola produzione ai gusti di un pubblico più “trasversale” di quello delle proiezioni di mezzanotte.
AUGURI PER LA TUA MORTE
Regia di Christopher Landon
Con Jessica Rothe, Israel Broussard, Ruby Modine, Rachel Matthews, Charles Aitken
OOO e 1/2