Spettacoli

Le storie gotiche di Steven Wilson:
"Le mie canzoni, lo specchio dei nostri tempi"

Il musicista ha appena pubblicato l'album "The raven that refused to sing". Da stasera a Parigi il tour, in Italia il 28

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NAPOLI - "Suonare, suonare, suonare. È l'unica cosa che vorrei fare nel 2013". Steven Wilson parla dal suo buen retiro londinese. Sta ultimando le prove del tour europeo che prende il via oggi dal Trianon di Parigi e che approderà per un'unica data italiana il 28 marzo al teatro della Luna di Assago. Scrupoloso e perfezionista fino all'ossessione, il musicista sta mettendo a punto con Nick Beggs, Guthrie Govan, Adam Holzman, Marco Minnemann e Theo Travis il concerto di presentazione di The raven that refused to sing. Il suo terzo album da solista racconta le angosce dell'uomo del XXI secolo attraverso sei storie di fantasmi. Wilson ha un altro modo di descriverle: "Sono metafore della condizione umana in cui ho raccolto sentimenti comuni: la paura di morire, la rabbia, il rimpianto, il senso di perdita, i sogni, il nostro inconscio. Ecco i fantasmi che agitano la nostra vita. Nessuno ne è immune. Nello scrivere queste canzoni sono stato ispirato non tanto da Dickens e Poe quanto da maestri come Rhodes James, Algernon Henry Blackwood, Arthur Machen. Ho scritto pensando alla gente reale, non ad astrazioni. Se devo trovare un'analogia a questo disco penso ai Pink Floyd".

Wilson rappresenta l'anello di congiunzione tra il progressive rock di King Crimson, Yes e Jethro Tull e la modernità di Radiohead e Muse. È il leader della cult band Porcupine Tree e l'uomo a cui Robert Fripp e Ian Anderson si sono rivolti per rimasterizzare i loro capolavori degli anni 70. "Vuole sapere perché l'hanno fatto? Si fidano di me, sanno che conosco quei dischi meglio di loro". Studiando album come Aqualung e In the court of Crimson King il chitarrista e cantante ha ricucito lo strappo tra il passato e il presente del rock. "Sono stati la mia università, libri di testo dai quali ho appreso tutto quello che so. È la mia formazione. Ora sto lavorando sul rimissaggio di A passion play dei Jethro Tull. Sarà nei negozi in tarda primavera".

Nonostante un aspetto che Gianni Brera avrebbe definito da abatino e lo sguardo da uomo gentile e dimesso, ha la stessa determinazione feroce che anima Keith Jarrett. "Non sopporto la musica suonata male e le banalità. Ecco perché ho scelto come ingegnere del suono di The raven Alan Parsons. Volevo il meglio. Alan è l'unico in grado di far coesistere un approccio analogico con le moderne diavolerie digitali. Anche i miei concerti sono così. Il pubblico potrà seguire il racconto musicale attraverso i film che la mia squadra ha realizzato. È l'evoluzione visiva di questi racconti gotici. Gli appassionati di musica non saranno delusi".

Wilson ha costruito la propria fortuna sull'idea che fosse possibile riproporre in forma moderna il senso di sperimentazione e di libertà espressiva che ha animato gli anni 60 e 70. I suoi modelli, dice, sono Frank Zappa e Miles Davis. "Ho lavorato sodo per 15-20 anni. L'obiettivo era riunire intorno a me un gruppo di musicisti tecnicamente più bravi e di poterne essere la guida e il direttore come faceva Zappa con le Mothers of Invention. Il mio problema è che sono incapace di cedere al compromesso. Se dovessi cominciare oggi penso che sarebbe impossibile sfidare le regole del mercato: né singoli, né televisione, né passaggi radio. Quale musicista può farne a meno?".