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Butch Vig: "Una band non dura per sempre, ma noi Garbage siamo ancora affamati"

Il doppio ruolo di batterista e produttore - entrò nella storia firmando "Nevermind", il capolavoro dei Nirvana - ancora lo esalta. L'uscita del dvd "One Mile High... Live" è l'occasione per farlo parlare. Di tutto. Anche del destino: "La sera in cui morì Kurt Cobain nacquero i Garbage"

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Non è mai troppo tardi per ripartire. Dopo sette anni d'assenza i Garbage sono ritornati nel 2012 con il quinto disco, Not Your Kind of People, un tour internazionale di 120 date, terminato il 18 aprile 2013 a Città del Messico, e un dvd, One Mile High...Live, in uscita lunedì 27 maggio, registrato dal vivo a Denver, Colorado, il 6 ottobre scorso. Abbiamo scambiato una chiacchierata telefonica da Los Angeles con Butch Vig, il batterista che ha fondato la band insieme al bassista Duke Erikson, band che annovera tra le sue fila la dark lady, la cantante Shirley Manson, e Steve Marker alle chitarre. Vig ci ha parlato del dvd, del nuovo disco che sta per essere registrato e della sua attività di produttore: lo scorso anno si è piazzato al nono posto nella classifica di NME sui 50 più importanti produttori della storia (ha plasmato, tra gli altri, il suono di Nevermind dei Nirvana).

Suonare di nuovo dal vivo dopo sette anni è stato difficile?
“Non appena abbiamo iniziato a scrivere le nuove canzoni di Not Your Kind of People avevamo tutti un grande entusiasmo anche perché nello studio non c'era il pubblico. Un'altra cosa dal vivo. Eravamo di sicuro molto apprensivi, dopo così tanto tempo. Siamo ritornati più compatti e affamati di prima perché lo facevamo di nuovo. Non era scontato. Sappiamo che una band non dura per sempre. Volevamo tornare più forti di prima e il risultato del tour lo ha dimostrato”.

Perché avete scelto proprio l'esibizione di Denver?
“Cercavamo un posto piccolo con una buona acustica e che favorisse le riprese del video. Così abbiamo scelto il Teatro Odgen che ha una capienza massima di 1.500 persone ed è anche bello a vedersi”.

Che ricordi ha di quel concerto?
“Eravamo un po' tutti nervosi perché si trattava di un unico show e non potevamo sbagliare. Se hai a disposizione più serate nello stesso posto puoi scegliere il meglio e poi montarlo. Invece questo dvd è un'onesta rappresentazione di quello che siamo come band. Non ci sono sovraincisioni né lavoro di post produzione come solitamente si fa. Il concerto è quello. Reale. Così come reali sono alcune piccole stecche”.

Com'è la relazione musicale con gli altri membri della band?
“Stiamo insieme da un bel po' di tempo. Quando realizzammo il nostro quarto disco, Bleed Like Me (2005), c'era tensione tra di noi. Probabilmente favorita dalla stanchezza (quattro dischi, quattro lunghi tour). Ci prendemmo una pausa di due anni poi durata sette. Alla fine tutto questo ha giovato alla causa Garbage. Siamo tornati rilassati e pieni di idee che non vediamo loro di realizzare”.

Avete annunciato un nuovo disco. Quando inizieranno le session? Come sarà?
“Iniziamo a registrare a luglio. Speriamo di terminarlo entro la fine dell'anno. E finché non definiamo il tutto è un po' difficile dire che disco sarà. Di sicuro abbiamo intenzione di fare un album differente. Anche se al momento non so cosa significhi realmente. Quando abbiamo realizzato Not Your Kind of People è stato come un grande abbraccio tra di noi. Abbiamo recuperato la stessa sintonia degli esordi”.

I Garbage sono nati in piena era grunge negli anni '90. Vi siete trovati a disagio con la scena e il pubblico attuali?
“È buffo che in molti festival a cui abbiamo partecipato (per esempio in Giappone, Australia) le band headliner erano tutte nate negli anni '90. Questo perché c'è ancora tanta gente che è legata a quel decennio. E questo è buono anche per noi, nonostante siamo stati assenti per tanto tempo. Molte band tornano insieme per soldi. Noi l'abbiamo fatto perché volevamo suonare e divertirci ancora. E abbiamo trovato i fan della prima ora così come di nuovi e giovani e che magari non erano ancora nati quando esordimmo nel 1995”.

Lei è uno dei più importati produttori, ma anche un musicista che fa parte di una band. Come fa a coniugare questo doppio ruolo?
“Quando faccio il produttore per gli Smashing Pumpkins, i Foo Fighters, i Green Day o i Muse, il mio lavoro è aiutare i musicisti a trovare la loro giusta visione della musica che intendono realizzare. Nei Garbage sono un musicista e anche l'autore dei pezzi. È un ruolo differente. È come se avessi due lati nella mia testa, entrambi importanti. Sono davvero fortunato anche perché tutto questo aiuta la mia prospettiva delle cose”.

Nel film documentario di Dave Grohl, Sound City, lei afferma di essere diventato produttore by default (automaticamente) perché nessuno sapeva cosa fosse un produttore. Pensa che l'era digitale abbia cambiato questo ruolo?
“Ci sono vari modi di interpretarlo. Alcuni scrivono le musiche direttamente e sovrintendono a tutto quello che gli artisti fanno. Penso ai Neptunes (Pharrel Williams e Chad Hugo). Altri scelgono un atteggiamento tipo feedback con gli artisti: questo va bene, questo no... Ogni artista ha bisogno di un produttore in modo diverso. Le giovani band attuali penso siano molto più intelligenti di quanto lo fossero venti anni fa. Cercano suoni particolari, curano il merchandising da sé e anche la produzione. Molti lo fanno anche bene. Anche se alla fine sono convinto che avere un parere esterno (quello di un buon produttore) è sempre meglio perché ti permette di capire a fondo le tue potenzialità”.

Quali artisti le piacerebbe produrre?
“Alcune giovani band mi interessano davvero. Quando abbiamo realizzato Sound City con Grohl abbiamo provato a coinvolgere Neil Young in una jam session (l'artista compare solo nelle interviste, ndr). Volevo davvero che accadesse perché lui ha qualcosa di magico. Aveva altri impegni, ma spero che un giorno questo incontro avvenga”.

Quali sono il migliori musicisti con cui ha lavorato?
“Billie Joe Armstrong (Green Day) è un incredibile chitarrista così come Billy Corgan (Smashing Pumpkins). Dave Grohl è un fantastico batterista. Dal punto di vista tecnico e professionale, i Muse sono una delle migliori band in assoluto con cui ho lavorato. Matt Bellamy è uno stupefacente cantante, chitarrista e tastierista”.

È stanco di sentire domande su Kurt Cobain e Nevermind?
“Beh sono un po' basito se mi fanno queste domande all'inizio di un'intervista sui Garbage. Sono stato coinvolto nel ventennale di Nevermind e ho fatto un sacco di interviste con Dave Grohl e Krist Novoselic. Di sicuro quel disco ci ha cambiato l'esistenza in meglio e fa parte di una larga parte della mia storia. Della morte di Kurt non ne ho voluto parlare per lungo tempo. Tengo con me indelebile il fatto che la sera in cui lui morì nacquero i Garbage: un passaggio del testimone organizzato dal destino”.