VERONA - Lacrime, urla, gioia, felicità, entusiasmo, ecco di cosa è fatto un concerto dei One Direction. Ecco cosa è andato in scena all'Arena di Verona, gremita in ogni ordine di posti, per il concerto della band anglo-irlandese. Una festa, una gigantesca festa che ognuna delle ragazze presenti ricorderà come la più bella alla quale abbia mai partecipato. E non c'è un pizzico di esagerazione quando si dice che i cinque One Direction vengono letteralmente sommersi dall'amore durante lo show. Perché di questo si tratta, amore assoluto, incondizionato, passione travolgente e inarrestabile, che un esercito di adolescenti (qualche ragazzo c'è in platea, ma fa fatica a farsi vedere e magari è li per far contenta la fidanzata).
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I cinque ragazzi sanno bene cosa fare, cantano con sicurezza, saltano e corrono da una parte all'altra del palco, con naturalezza e comunicativa, si lasciano travolgere dall'amore come sanno di dover fare, ma risultano simpatici. Non ballano a comando, non hanno coreografie studiate se non qualche piccolissimo passo fatto più che altro per dare soddisfazione al pubblico, non hanno un set tecnologicamente avanzato, non ci sono effetti speciali se non qualche immancabile fumo di scena, non ci sono motivi per distrarre il pubblico, concentratissimo su di loro, pronto a cantare ogni singola nota di ogni canzone in coro, senza sosta. Le canzoni sono semplici e dirette, parlano d'amore e di amicizia, e questo è esattamente quello che il pubblico vuole ascoltare, ballando e cantando in coro.
E' una festa, accidenti, e come ogni festa che si rispetti tutti si vogliono soltanto divertire. La forza dei cinque è nella credibilità, nell'essere esattamente identici ai compagni di classe, agli amici, ai vicini di casa. Magari più bravi a cantare, certamente più "belli", con le loro facce da poster, ma simili, a mille altri, "veri" insomma, per quanto nati nell'incubatore di X-Factor e per il genio commerciale di Simon Cowell. Non ci sono coreografie studiate, non ci sono gesti spettacolari, i cinque stanno in scena per cantare e quello fanno.
Il concerto caccia via la pioggia che aveva battuto il pomeriggio e bagnato le migliaia di ragazze che si erano assiepate davanti all'Arena fin dalle prime ore della mattina, molte delle quali non sono riuscite ad entrare, protestando (assieme ai genitori in molti casi) per voucher non validi o problemi con i biglietti regolarmente acquistati.
La festa è fatta di tutti i successi della band, compresa la cover di One way or another di Blondie o la theme song di Men in black, Liam, Louis, Zany, Harry, Niall non si risparmiano, suonano pop, rock e dance, accontentano le fan correndo da una parte all'altra del palco, stringendo mani, mandando baci, sorridendo dai grandi schermi che permettono anche a chi è più lontano di poter vedere meglio.
Le ragazze piangono, l'entusiasmo, anzi l'amore per la band non conosce cali di tensione, per tutto il concerto l'urlo, il boato, le grida, sono incessanti, ma i ragazzi sanno come stare in scena, come far salire l'entusiasmo e come provare a commuovere con una ballata romantica. Stanno in scena insieme, si abbracciano, sono una squadra unita e perfetta e vincono a mani basse, senza trucchi, cantano ognuno i propri pezzi, ognuno di loro ha il suo momento, e la propria fetta di platea osannante, "Voi avete reso possibile questo", dicono di continuo, ringraziando, leggendo i tweet dal pubblico e rilanciandoli sugli schermi, scherzando in una "chicken dance" dal sapore improvvisato, seguita da una That's amore abborracciata, tanto per rendere omaggio all'Italia.
Divi? certamente, la fama in questo caso sembra essere più importante della musica, ma il motivo del loro successo è, oltre che nelle loro facce, assolutamente nelle canzoni, perfette per far felici tutti, pezzi rock, dance, pop, ballate romantiche, non manca nulla per chiunque, un repertorio lontano da ogni sofisticazione, da ogni eccesso, da ogni esagerazione.
Niall Horan, Zayn Malik, Harry Styles, Liam Payne, Louis Tomlinson attaccano le due ore di show con Up all night, e passano in rassegna tutti i brani che hanno fatto vendere ai One Direction ben 12 milioni di album, passando per Last first kiss, One thing, Live while we're young, fino ad arrivare alla conclusione con What makes you beautiful. Non c'è tecnologia in vista, non ci sono effetti speciali, ci sono loro e le canzoni, vorrebbe essere un concerto, non uno show, ma i ragazzi sanno per primi che tra le urla delle fan c'è poco spazio per la musica, e stanno al gioco. Ma cantano, e lo fanno con sufficiente capacità. E le ragazze, dai dieci anni in su, sono contente, entusiaste, felici, vicine ai loro idoli quel tanto che basta per rendere la serata indimenticabile.
Musicalmente non sono di certo i Beatles, forse nemmeno i Duran Duran, ma questo è il loro momento, il perfetto prodotto pop di questa epoca in bilico. Quando finisce le ragazze sono stremate, i genitori le accompagnano, mamme e papà con macchine fotografiche e striscioni sotto al braccio, facendo lo slalom tra i venditori di poster, di magliette, di qualsiasi cosa abbia un segno dei One Direction e possa funzionare come souvenir della serata. C'è chi si allontana in macchina, chi dorme a Verona, chi piange ancora e si abbraccia, chi insegue i tir del gruppo sperando di vedere qualcuno con un ultimo colpo di fortuna. Domani si replica, per altre quindicimila "directioner" a Milano, e la febbre sarà ugualmente alta.
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I cinque ragazzi sanno bene cosa fare, cantano con sicurezza, saltano e corrono da una parte all'altra del palco, con naturalezza e comunicativa, si lasciano travolgere dall'amore come sanno di dover fare, ma risultano simpatici. Non ballano a comando, non hanno coreografie studiate se non qualche piccolissimo passo fatto più che altro per dare soddisfazione al pubblico, non hanno un set tecnologicamente avanzato, non ci sono effetti speciali se non qualche immancabile fumo di scena, non ci sono motivi per distrarre il pubblico, concentratissimo su di loro, pronto a cantare ogni singola nota di ogni canzone in coro, senza sosta. Le canzoni sono semplici e dirette, parlano d'amore e di amicizia, e questo è esattamente quello che il pubblico vuole ascoltare, ballando e cantando in coro.
E' una festa, accidenti, e come ogni festa che si rispetti tutti si vogliono soltanto divertire. La forza dei cinque è nella credibilità, nell'essere esattamente identici ai compagni di classe, agli amici, ai vicini di casa. Magari più bravi a cantare, certamente più "belli", con le loro facce da poster, ma simili, a mille altri, "veri" insomma, per quanto nati nell'incubatore di X-Factor e per il genio commerciale di Simon Cowell. Non ci sono coreografie studiate, non ci sono gesti spettacolari, i cinque stanno in scena per cantare e quello fanno.
Il concerto caccia via la pioggia che aveva battuto il pomeriggio e bagnato le migliaia di ragazze che si erano assiepate davanti all'Arena fin dalle prime ore della mattina, molte delle quali non sono riuscite ad entrare, protestando (assieme ai genitori in molti casi) per voucher non validi o problemi con i biglietti regolarmente acquistati.
La festa è fatta di tutti i successi della band, compresa la cover di One way or another di Blondie o la theme song di Men in black, Liam, Louis, Zany, Harry, Niall non si risparmiano, suonano pop, rock e dance, accontentano le fan correndo da una parte all'altra del palco, stringendo mani, mandando baci, sorridendo dai grandi schermi che permettono anche a chi è più lontano di poter vedere meglio.
Le ragazze piangono, l'entusiasmo, anzi l'amore per la band non conosce cali di tensione, per tutto il concerto l'urlo, il boato, le grida, sono incessanti, ma i ragazzi sanno come stare in scena, come far salire l'entusiasmo e come provare a commuovere con una ballata romantica. Stanno in scena insieme, si abbracciano, sono una squadra unita e perfetta e vincono a mani basse, senza trucchi, cantano ognuno i propri pezzi, ognuno di loro ha il suo momento, e la propria fetta di platea osannante, "Voi avete reso possibile questo", dicono di continuo, ringraziando, leggendo i tweet dal pubblico e rilanciandoli sugli schermi, scherzando in una "chicken dance" dal sapore improvvisato, seguita da una That's amore abborracciata, tanto per rendere omaggio all'Italia.
Divi? certamente, la fama in questo caso sembra essere più importante della musica, ma il motivo del loro successo è, oltre che nelle loro facce, assolutamente nelle canzoni, perfette per far felici tutti, pezzi rock, dance, pop, ballate romantiche, non manca nulla per chiunque, un repertorio lontano da ogni sofisticazione, da ogni eccesso, da ogni esagerazione.
Niall Horan, Zayn Malik, Harry Styles, Liam Payne, Louis Tomlinson attaccano le due ore di show con Up all night, e passano in rassegna tutti i brani che hanno fatto vendere ai One Direction ben 12 milioni di album, passando per Last first kiss, One thing, Live while we're young, fino ad arrivare alla conclusione con What makes you beautiful. Non c'è tecnologia in vista, non ci sono effetti speciali, ci sono loro e le canzoni, vorrebbe essere un concerto, non uno show, ma i ragazzi sanno per primi che tra le urla delle fan c'è poco spazio per la musica, e stanno al gioco. Ma cantano, e lo fanno con sufficiente capacità. E le ragazze, dai dieci anni in su, sono contente, entusiaste, felici, vicine ai loro idoli quel tanto che basta per rendere la serata indimenticabile.
Musicalmente non sono di certo i Beatles, forse nemmeno i Duran Duran, ma questo è il loro momento, il perfetto prodotto pop di questa epoca in bilico. Quando finisce le ragazze sono stremate, i genitori le accompagnano, mamme e papà con macchine fotografiche e striscioni sotto al braccio, facendo lo slalom tra i venditori di poster, di magliette, di qualsiasi cosa abbia un segno dei One Direction e possa funzionare come souvenir della serata. C'è chi si allontana in macchina, chi dorme a Verona, chi piange ancora e si abbraccia, chi insegue i tir del gruppo sperando di vedere qualcuno con un ultimo colpo di fortuna. Domani si replica, per altre quindicimila "directioner" a Milano, e la febbre sarà ugualmente alta.