STEVE Vai irrompe sulla scena italiana con la Evolution Tempo Orchestra. Accerchiato sul palco da un'ensemble classica di 50 elementi, il guitar hero americano offrirà un'originale rilettura del suo repertorio in tre concerti: venerdì 14 al Politeama Rossetti di Trieste, sabato 15al Pala De Andrè di Ravenna (Radio2, media partner del tour, lo trasmetterà in diretta dalle 21) e domenica 16 a Villa Ada, a Roma, per Villa Ada incontra il mondo 2013.
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Il chitarrista, autore e produttore, 53 anni, è di origini italiane: i nonni erano lomellini di Dorno (Pavia), comune che il 22 luglio dell'anno scorso gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Vai debuttò giovanissimo nella formazione di Frank Zappa e in carriera ha messo a segno svariati colpi da campione: tre Grammy Awards, partnership "pesanti" (dagli Whitesnake al G3), oltre 15 milioni di copie vendute dei suoi dischi (quelli a suo nome sono otto di studio più altrettanti live), performance offerte a decine di artisti, in sala di registrazione e sul palco. Ecco l'intervista che ci ha concesso alla vigilia della triplice performance italiana.
Steve Vai & Evolution Orchestra Experience. Per i fan più "rock oriented" pare una scommessa. E per te?
"Potrebbe sembrarlo, i miei sostentitori sanno che tutto questo fa parte del mio universo, del mio modo di pormi, sempre avventuroso. Comunque è già da tempo che faccio esperimenti di questo tipo, soprattutto grazie a un festival annuale che si tiene in Olanda. Andare in tour con un'orchestra è davvero una piccola impresa!".
Concluso il tour archivierai questa esperienza o il desiderio di reinventarti idealmente come direttore d'orchestra ti eccita ancora?
"Se fossi un musicista di estrazione classica, forse penserei a qualcosa di questo tipo, ma non lo sono. Diciamo che già a modo mio sono il direttore d'orchestra di una rock band".
La tua data di nascita (6/6/1960) ha creato i presupposti per un autentico evento: hai compiuto sei anni il sesto giorno del sesto mese del 1966. Lo rimarcò il grande Frank Zappa nel suo "The Frank Zappa Guitar Book". E allora è proprio certificato: sei un chitarrista "diabolico". O no?
"Non credo molto a questo tipo di cose, e non esiste un 666 in termini reali che poi da solo posa influenzare la tua persona! Però devo dire che - in realtà più in passato che ora - posso anche diventare una brutta bestia, se qualcuno mi provoca. Ma sempre in modo costruttivo. Odio la gente egoista o avida, quelli sì che hanno venduto la loro anima al diavolo!".
In un vecchio film di Walter Hill, "Crossroads", avevi la parte di un chitarrista ispirato dal demonio. E hai anche composto un pezzo basato su un Capriccio di Niccolò Paganini, una rockstar ante litteram...
"Paganini aveva un modo di pensare e di comporre certamente unico. Il termine rockstar è ormai abusato rispetto al suo significato originario... Beh, una volta lo si applicava a personaggi, soprattutto artisti, che emanavano qualcosa di mistico e si comportavano in un modo molto eccentrico, ma che avevano la capacità di influenzare la vita degli altri... Provate a pensare a Gesù con degli occhiali da sole".
Dietro a un chitarrista funambolo come te c'è tanto studio e tanta applicazione. In giro ci sono migliaia di chitarristi che studiano e si applicano. Come si diventa... Vai?
"Il mondo è pieno di chitarristi tecnicamente mostruosi, ma che hanno tutti lo stesso suono. Fanno solo degli esercizi da funamboli, ma non hanno una "voce", una identità propria. Quella non deriva dalla tecnica, la tecnica è solo un mezzo. Ma ci vuole tempo, esperienza e tanta pazienza per capirlo. Mai mollare, mai. Nel mondo di oggi diventa sempre più difficile..."
Il tuo maestro di chitarra è stato Joe Satriani. Qual è la sua più grande virtù?
"La sua abilità di essere sempre nel presente, e con la nota giusta. Lui ascolta sempre la sua vocina interiore, senza condizioni. È questo che serve più di ogni altra cosa".
A proposito di chitarristi. Chi sono i tuoi preferiti, in assoluto? E ci sono new entry che ci consigli di tenere sott'occhio?
"I miei favoriti chiaramente sono sempre Jimi Hendrix, Eddie Van Halen, Allan Holdsworth, Jeff Beck: sono stati tutti innovatori. Ora è difficile sentirne qualcuno di veramente 'nuovo'. Ce ne sono di bravisimi, ma prevedibili".
E chi sono i chitarristi più sopravvalutati della storia del rock?
"I don't discriminate" (se la ride e non abbocca, ndr)
Hai suonato con tanti musicisti, nella tua carriera, ma per i più attempati resti lo "stunt guitar" di Frank Zappa.
"Tutto il mondo di Frank era serio, sarcastico, fantastico, profondo, veloce. Stargli vicino era una lezione di vita. Te la sintetizzo in un paio delle sue battute più ricorrenti. "Impara a impossessarti e a usare la parola: 'no'". E ancora: "Nella vita devi imparare un paio di regole universali. La prima: non ti fermare per nessuna ragione. La seconda: continua ad andare avanti!".
Sei da tanti anni nel Gotha del rock, hai vinto tre Grammy Awards, sei considerato un mostro sacro. Potresti vivere di rendita per il resto della vita e invece continui a fare il globetrotter.
"Sai, esssere a posto finanziariamente è sempre relativo alle tue necessità. E non spendere più di quel che guadagni dovrebbe essere logico per tutti... ma non è così, mi sa. Io vivo esclusivamente nel presente ed è nel presente che mi godo il momento, il nocciolo della vita. Poi starò a vedere dove mi porta questa strada. Ora finisco questo tour con l'orchestra, poi parto per l'Australia e inizio un tour con la rock band lì. Che vuoi farci, di cose da fare me ne arrivano sempre tante".