TUTTO apposto. È il titolo dell'ottavo disco di Brusco, in uscita martedì 18 giugno, che l'estroso musicista romano ha realizzato con i Roots in the Sky (U.B.Maior-Goodfellas). Preannunciato dal singolo Bruggisco, il suo inno in difesa degli animali, l'album comprende nove canzoni semplici e dirette, perfettamente in linea con l'anima popolare del personaggio.
"TUTTO APPOSTO" ASCOLTA IL DISCO IN STREAMING
Per il tuo album hai scelto un titolo che, riferito alla nostra realtà, suona parecchio grottesco. Però non usi toni disfattisti, nelle canzoni. Anzi...
"Se penso alla mia vita, la musica è sempre stata qualcosa di rassicurante, un luogo magico nel quale rifugiarsi e trovare stimoli ed energie. Tutto apposto è la classica frase che il bambino spaventato vuole sentirsi dire dai genitori, e di questi tempi credo di poter contribuire a modo mio, attraverso la musica, la sola cosa che so fare, a dare un briciolo di speranza. Tutto ciò è messo subito in chiaro nell'intro del disco che recita: Nel buio in cui sono immerso ora non tutto è perduto, c'è una luce che brilla ancora. Un altro messaggio che è presente in ogni canzone riguarda la necessità di stringersi gli uni con gli altri per superare le difficoltà, soprattutto di questi tempi...".
Ti sei esibito con il nome d'arte di Papa Giovanni, poi di Papa G, all'epoca diella Vatikan Posse. Sei stato tra i fondatori della Villa Ade Posse. Cosa ti rimasto di quelle esperienze?
"Tanti amici, tanti ricordi, e soprattutto lo spirito! Se vivessi la musica come un lavoro o un impegno smetterei immediatamente. Non sarei più in grado di imbattermi nelle canzoni nè di esibirmi sul palco. Da questo punto di vista non è cambiato niente. La musica è un'esigenza, e ho la fortuna di aver capito da subito che è solo a me stesso che devo rispondere. È a me che devono piacere le mie canzoni! Autoproduco i miei dischi, non ho manager, agenzie, nessun intermediario. Nè tra me e la mia creatività, nè tra me e il pubblico che mi percepisce non come un vip ma come una persona che ha semplicemente qualcosa da dire".
Sei idealmente un DJ giamaicano ma vivi in Italia e in qualche modo devi contaminarti con il pop, se vuoi uscire dalla dimensione della nicchia. È frustrante oppure è un esercizio che aguzza l'ingegno?
"Onestamente ho sempre fatto musica senza interrogarmi molto. Ascolto quasi solo musica proveniente dalla Giamaica, ogni tanto cantautori italiani e vecchie canzoni, quindi sono ignorantissimo circa quello che tu definisci pop. Ma ovviamente, vivendo a Roma e parlando nei testi della mia vita, la musica che faccio riflette nei temi che tratto, come nelle sonorità che uso, la realtà in cui sono immerso. Credo sia per questo che qualcuno apprezza le mie canzoni!".
Questo è il tuo ottavo disco ed è tutto suonato: niente campionatori, niente suoni artificiali. È lo specchio dei tempi, un azzardo "artigianale" o il semplice desiderio di ottenere da subito un suono live?
"Non avendo direttive da rispettare faccio un po' come mi pare. Ultimamente sono infastidito dalle sonorità elettroniche perché mi sembra che tutti i prodotti si assomiglino. In effetti è la logica conseguenza dell'utilizzo di macchine che sostituiscono o ritoccano e confezionano il lavoro umano, privandolo spesso di originalità e autenticità. Dopo dieci anni di collaborazione con i Roots in the Sky, la band che mi accompagna dal vivo, ho pensato che sarebbe stato stupendo sentire un suono più vero, frutto solo degli strumenti e delle intuizioni dei musicisti. Anche il missaggio è stato fatto con un vecchio banco analogico. Così abbiamo avvolto le note da un calore di cui sentivo davvero bisogno".
"Io mi chiamo Brusco no non parlo ma ruggisco sono io la bestia / Io mi chiamo Brusco no non parlo ma ruggisco per la sopravvivenza", recita il ritornello di Bruggisco, che potrebbe diventare il nuovo inno degli animalisti. Poi dici: "Ci vorrebbe un meteorite o uno tsunami / Scambierei una tigre con 1000 esseri umani / Ma a partire dai più infami /che hanno il mondo nelle mani". Non le mandi a dire ma... ti prendessero alla lettera sarebbe la rivoluzione! È quel che auspichi?
"Ho sempre amato gli animali. Mesi fa ho letto un romanzo che si chiama La tigre . Riporta un'intervista al responsabile della salvaguardia dell'ambiente nella Russia orientale. Alla domanda: cosa può salvare la tigre siberiana dall'estinzione, la sua risposta è stata sconvolgente: l'Aids. Ovviamente si tratta di una estremizzazione, tuttavia contiene una profonda verità. Non è più possibile alcuna coesistenza tra le migliaia di specie animali che popolano il mondo e l'uomo che con arroganza se ne appropria sempre più. Se pensiamo poi che gran parte delle meraviglie della natura si trovano in Paesi poveri, è facile immaginare con quanta facilità le nazioni e le ricche aziende multinazionali possano comprare boschi, foreste, giungle e addirittura il mare. Quindi se dovessi buttare giù dalla torre la specie umana o tutte le altre... butterei giù l'uomo, senza dubbi, tuffandomi io per primo".
In Abbi cura di te canti invece: "Ogni giorno ti penso e mi rivolgo a qualche dio / affinché ti stia vicino lui al posto mio / meriti di essere felice ancora e lo sarò anch'io se / Avrai cura di te ora che sei sola...". Con un testo così ti candidi a diventare il fenomeno romantico dell'estate musicale.
"Sì, lo ammetto, sono un romanticone! Detto questo, leggo ovunque di ex mariti o compagni che maltrattano, perseguitano o addirittura uccidono le donne di cui erano o si dicono innamorati. Abbi cura di te dovrebbe essere l'augurio da fare a chiunque si è amato veramente nel momento in cui, per un motivo o per un altro, ci si lascia".
Uno dei tuoi primi successi era Ancora e ancora, molto amata dai tifosi romanisti... che auspicano un nuovo brano di Brusco, sullo stesso tema. Credi che accadrà o per scaramanzia ti asterrai in futuro dal cantare la AS Roma?
"Innanzitutto non credo sarà facile vedere la Roma vincere qualcosa di importante in tempi brevi, purtroppo. Ma anche se dovesse accadere, e lo spero con tutto me stesso, non farò un'altra canzone su questo argomento. Mi sembrerebbe di cattivo gusto e opportunistico. Sicuramente ne parlerei improvvisando durante i concerti perché mi piace condividere le mie gioie con chi viene a sentirmi cantare".
A propisito di concerti. Il tour di Brusco è già partito. Stasera (lunedì 17) fa tappa a S. Giorgio in Bosco (Pd), all'Aibol Music Festival, il 22 è a Modena, il 26 ad Albenga. E a luglio approderà a Collisioni (Barolo, Cuneo, sabato 6), poi sarà allo One Thread Terni Reggae Summer Fest, a Rock City, Roma il 18 e al Venice Sunsplash di Mestre il 22 luglio.
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Per il tuo album hai scelto un titolo che, riferito alla nostra realtà, suona parecchio grottesco. Però non usi toni disfattisti, nelle canzoni. Anzi...
"Se penso alla mia vita, la musica è sempre stata qualcosa di rassicurante, un luogo magico nel quale rifugiarsi e trovare stimoli ed energie. Tutto apposto è la classica frase che il bambino spaventato vuole sentirsi dire dai genitori, e di questi tempi credo di poter contribuire a modo mio, attraverso la musica, la sola cosa che so fare, a dare un briciolo di speranza. Tutto ciò è messo subito in chiaro nell'intro del disco che recita: Nel buio in cui sono immerso ora non tutto è perduto, c'è una luce che brilla ancora. Un altro messaggio che è presente in ogni canzone riguarda la necessità di stringersi gli uni con gli altri per superare le difficoltà, soprattutto di questi tempi...".
Ti sei esibito con il nome d'arte di Papa Giovanni, poi di Papa G, all'epoca diella Vatikan Posse. Sei stato tra i fondatori della Villa Ade Posse. Cosa ti rimasto di quelle esperienze?
"Tanti amici, tanti ricordi, e soprattutto lo spirito! Se vivessi la musica come un lavoro o un impegno smetterei immediatamente. Non sarei più in grado di imbattermi nelle canzoni nè di esibirmi sul palco. Da questo punto di vista non è cambiato niente. La musica è un'esigenza, e ho la fortuna di aver capito da subito che è solo a me stesso che devo rispondere. È a me che devono piacere le mie canzoni! Autoproduco i miei dischi, non ho manager, agenzie, nessun intermediario. Nè tra me e la mia creatività, nè tra me e il pubblico che mi percepisce non come un vip ma come una persona che ha semplicemente qualcosa da dire".
Sei idealmente un DJ giamaicano ma vivi in Italia e in qualche modo devi contaminarti con il pop, se vuoi uscire dalla dimensione della nicchia. È frustrante oppure è un esercizio che aguzza l'ingegno?
"Onestamente ho sempre fatto musica senza interrogarmi molto. Ascolto quasi solo musica proveniente dalla Giamaica, ogni tanto cantautori italiani e vecchie canzoni, quindi sono ignorantissimo circa quello che tu definisci pop. Ma ovviamente, vivendo a Roma e parlando nei testi della mia vita, la musica che faccio riflette nei temi che tratto, come nelle sonorità che uso, la realtà in cui sono immerso. Credo sia per questo che qualcuno apprezza le mie canzoni!".
Questo è il tuo ottavo disco ed è tutto suonato: niente campionatori, niente suoni artificiali. È lo specchio dei tempi, un azzardo "artigianale" o il semplice desiderio di ottenere da subito un suono live?
"Non avendo direttive da rispettare faccio un po' come mi pare. Ultimamente sono infastidito dalle sonorità elettroniche perché mi sembra che tutti i prodotti si assomiglino. In effetti è la logica conseguenza dell'utilizzo di macchine che sostituiscono o ritoccano e confezionano il lavoro umano, privandolo spesso di originalità e autenticità. Dopo dieci anni di collaborazione con i Roots in the Sky, la band che mi accompagna dal vivo, ho pensato che sarebbe stato stupendo sentire un suono più vero, frutto solo degli strumenti e delle intuizioni dei musicisti. Anche il missaggio è stato fatto con un vecchio banco analogico. Così abbiamo avvolto le note da un calore di cui sentivo davvero bisogno".
"Io mi chiamo Brusco no non parlo ma ruggisco sono io la bestia / Io mi chiamo Brusco no non parlo ma ruggisco per la sopravvivenza", recita il ritornello di Bruggisco, che potrebbe diventare il nuovo inno degli animalisti. Poi dici: "Ci vorrebbe un meteorite o uno tsunami / Scambierei una tigre con 1000 esseri umani / Ma a partire dai più infami /che hanno il mondo nelle mani". Non le mandi a dire ma... ti prendessero alla lettera sarebbe la rivoluzione! È quel che auspichi?
"Ho sempre amato gli animali. Mesi fa ho letto un romanzo che si chiama La tigre . Riporta un'intervista al responsabile della salvaguardia dell'ambiente nella Russia orientale. Alla domanda: cosa può salvare la tigre siberiana dall'estinzione, la sua risposta è stata sconvolgente: l'Aids. Ovviamente si tratta di una estremizzazione, tuttavia contiene una profonda verità. Non è più possibile alcuna coesistenza tra le migliaia di specie animali che popolano il mondo e l'uomo che con arroganza se ne appropria sempre più. Se pensiamo poi che gran parte delle meraviglie della natura si trovano in Paesi poveri, è facile immaginare con quanta facilità le nazioni e le ricche aziende multinazionali possano comprare boschi, foreste, giungle e addirittura il mare. Quindi se dovessi buttare giù dalla torre la specie umana o tutte le altre... butterei giù l'uomo, senza dubbi, tuffandomi io per primo".
In Abbi cura di te canti invece: "Ogni giorno ti penso e mi rivolgo a qualche dio / affinché ti stia vicino lui al posto mio / meriti di essere felice ancora e lo sarò anch'io se / Avrai cura di te ora che sei sola...". Con un testo così ti candidi a diventare il fenomeno romantico dell'estate musicale.
"Sì, lo ammetto, sono un romanticone! Detto questo, leggo ovunque di ex mariti o compagni che maltrattano, perseguitano o addirittura uccidono le donne di cui erano o si dicono innamorati. Abbi cura di te dovrebbe essere l'augurio da fare a chiunque si è amato veramente nel momento in cui, per un motivo o per un altro, ci si lascia".
Uno dei tuoi primi successi era Ancora e ancora, molto amata dai tifosi romanisti... che auspicano un nuovo brano di Brusco, sullo stesso tema. Credi che accadrà o per scaramanzia ti asterrai in futuro dal cantare la AS Roma?
"Innanzitutto non credo sarà facile vedere la Roma vincere qualcosa di importante in tempi brevi, purtroppo. Ma anche se dovesse accadere, e lo spero con tutto me stesso, non farò un'altra canzone su questo argomento. Mi sembrerebbe di cattivo gusto e opportunistico. Sicuramente ne parlerei improvvisando durante i concerti perché mi piace condividere le mie gioie con chi viene a sentirmi cantare".
A propisito di concerti. Il tour di Brusco è già partito. Stasera (lunedì 17) fa tappa a S. Giorgio in Bosco (Pd), all'Aibol Music Festival, il 22 è a Modena, il 26 ad Albenga. E a luglio approderà a Collisioni (Barolo, Cuneo, sabato 6), poi sarà allo One Thread Terni Reggae Summer Fest, a Rock City, Roma il 18 e al Venice Sunsplash di Mestre il 22 luglio.