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L'ultima di Mannarino: "Al mio concerto
portate le chitarre. E vediamo che succede"

Il tour di "Corde" con Mesolella, Canto e Chiementi torna a Roma venerdì 12, alla Cavea dell'Auditorium. E il cantautore lancia la sua folle idea: "È un gioco, un esperimento. La chitarra è lo strumento della condivisione. Non so quante ce ne saranno, ma se l'idea funziona..."
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ROMA - Alessandro Mannarino, protagonista orgoglioso, fra i più originali, della leva cantautorale degli anni Zero, inventa un nuovo colpo di teatro. Lungo il suo tour - titolo programmatico: "Corde, concerto per sole chitarre" - spoglia e reinventa le canzoni in un set esclusivamente acustico assieme a Fausto Mesolella (Avion Travel), Tony Canto e Alessandro Chimienti. E adesso, dopo i sold out di Roma, Firenze, Milano e Lecce, si presenta per il bis romano - venerdì 12 luglio alla Cavea dell'Auditorium Parco della Musica, già tutto esaurito - con una proposta folgorante: ai fan chiede di presentarsi armati di chitarra.

Mannarino, ma come le è venuto in mente?
"In questo tour di sole chitarre mi è capitato a volte di vedere fuori dai teatri gruppi di ragazzi intorno a una chitarra che cantavano le mie canzoni. A Milano dopo il concerto ci siamo trovati fuori dal teatro e abbiamo suonato insieme. Quel momento rimarrà sempre…
ROMA - Alessandro Mannarino, protagonista orgoglioso, fra i più originali, della leva cantautorale degli anni Zero, inventa un nuovo colpo di teatro. Lungo il suo tour - titolo programmatico: "Corde, concerto per sole chitarre" - spoglia e reinventa le canzoni in un set esclusivamente acustico assieme a Fausto Mesolella (Avion Travel), Tony Canto e Alessandro Chimienti. E adesso, dopo i sold out di Roma, Firenze, Milano e Lecce, si presenta per il bis romano - venerdì 12 luglio alla Cavea dell'Auditorium Parco della Musica, già tutto esaurito - con una proposta folgorante: ai fan chiede di presentarsi armati di chitarra.

Mannarino, ma come le è venuto in mente?
"In questo tour di sole chitarre mi è capitato a volte di vedere fuori dai teatri gruppi di ragazzi intorno a una chitarra che cantavano le mie canzoni. A Milano dopo il concerto ci siamo trovati fuori dal teatro e abbiamo suonato insieme. Quel momento rimarrà sempre nella mia memoria, perché al di là dello show e della mia performance, ci fu l'esperienza di una diversa condivisione. Ho pensato che sarebbe stato bello, nella cornice della Cavea all'Auditorium, finire il concerto, magari nei bis quando ci si rilassa, suonando qualche mia canzone insieme al pubblico e invitandoli a usare non solo la chitarra, ma anche la voce per cantare e le mani per accompagnare... come a dire: questa storia ce la stiamo vivendo e la stiamo facendo insieme! Un modo semplice per ringraziare e condividere quest'emozione".

Beh, che un artista inciti il suo pubblico a partecipare attivamente allo show con cori e battimani è abituale, ma l'invito esplicito ad armarsi di chitarra per unirsi al concerto non l'avevamo mai visto. Che succederà?
"Non sappiamo quante chitarre ci saranno, vedremo venerdì cosa accadrà... Il concerto si chiama Corde e lo faccio insieme a tre grandi chitarristi, l'idea che mi piaceva era quella di vedere anche tra il pubblico sugli spalti qualche chitarra, per riuscire a suonare insieme a chi ne avesse voglia, proprio come succede ad una festa sulla spiaggia o in un bar qualunque. Tutto questo mi piacerebbe accadesse alla fine del concerto, al momento dei bis. È un gioco, un esperimento. La chitarra è lo strumento della condivisione, è di facile trasporto e si strimpella conoscendo anche poche posizioni. Se l'idea riuscirà faremo qualcosa insieme, superando lo steccato che separa l'artista che si esibisce dagli spettatori che osservano. Vivremo l'emozione della condivisione".

Mannarino interpreta un comune sentire generazionale: sentimenti, emozioni, squarci di vita quotidiana... Esiste un limite, sotto forma di pudore, a raccontarsi, a raccontarci? 
"C'è pudore e pudore. Non mi piace l'idea di mettere la propria vita in vetrina per inseguire la popolarità, quindi apprezzo il pudore e la riservatezza nella vita privata. Non mi piace per esempio come viene usato internet da molti artisti che spesso spinti dai "geni della comunicazione 2.0" finiscono per postare momenti trascurabilissimi. Navigare in rete è come fare una passeggiata distratta, superficiale ... un po' come essere allo zoo".

"Invece, riguardo alla musica e all'arte, il pudore non c'entra niente", prosegue l'autore di Il bar della rabbia. "L'arte pura è fantasia, sogno, e nei sogni non c'è mai il pudore. Ma la mia ricerca artistica non è certamente puro astrattismo perché affronto oggetti concreti della realtà, e spesso temi e magagne che possono sembrare tabù. Sia nell'ambito politico/religioso che umano ho scelto di parlare di temi spesso taciuti per un pudore che è un po' borghese e un po' democristiano. Quando parlo delle brutture mie o nostre, ne parlo perché ho imparato che i problemi nella vita si cominciano a risolvere quando si ha il coraggio di guardarli in faccia e di cercare un nome con cui chiamarli".

Dopo l'esperimento romano, "Corde" proseguirà con le tappe del 22 luglio a Milano, Castello Sforzesco, 24 luglio a Verucchio (RN, sul Sagrato della Chiesa Collegiata), 7 agosto a Latina, Arena Expo, 10 agosto a Tindari (ME, Teatro Greco).