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Negramaro: "Ci sentiamo dei sedicenni
e vogliamo stupire tutti. Noi per primi"

La band salentina celebra i dieci anni di carriera con due concerti negli stadi, a San Siro stasera e martedì a Roma. L'evento sta per iniziare, il cantante Giuliano Sangiorgi e la sua band sono carichi: "Questi saranno i nostri migliori concerti di sempre". Intanto hanno ricevuto un caloroso "buono show" da un certo Bruce Springsteen...
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MILANO - Normalmente un cantante o una band che sta per esibirsi allo stadio di San Siro davanti a qualche decina di migliaia di persone passa le ore precedenti al concerto in una sorta di ritiro spirituale catatonico, facendo training autogeno e cercando le energie fisiche e mentali. I Negramaro invece sono già così carichi che si concedono tranquillamente ai giornalisti: "Abbiamo dentro un'energia che se riuscissimo a spiegarvela scoppierebbe la pace nel mondo", scherza il cantante Giuliano Sangiorgi.

Un'energia che avete già avuto: cinque anni fa avevate stupito anzitutto voi stessi quando, da band in ascesa ma sicuramente non ancora famosissima, avevate portato 42mila persone a San Siro. Ora rieccovi qui.
"Vero, quella di allora fu una follia, a ripensarci. E ci ripensiamo, eccome, quasi tutti i giorni. Allora venivamo da una serie di tour fra teatri, piazze e palazzetti, uno stadio era la chiusa ideale per ringraziare i fan del loro affetto. Una …
MILANO - Normalmente un cantante o una band che sta per esibirsi allo stadio di San Siro davanti a qualche decina di migliaia di persone passa le ore precedenti al concerto in una sorta di ritiro spirituale catatonico, facendo training autogeno e cercando le energie fisiche e mentali. I Negramaro invece sono già così carichi che si concedono tranquillamente ai giornalisti: "Abbiamo dentro un'energia che se riuscissimo a spiegarvela scoppierebbe la pace nel mondo", scherza il cantante Giuliano Sangiorgi.

Un'energia che avete già avuto: cinque anni fa avevate stupito anzitutto voi stessi quando, da band in ascesa ma sicuramente non ancora famosissima, avevate portato 42mila persone a San Siro. Ora rieccovi qui.
"Vero, quella di allora fu una follia, a ripensarci. E ci ripensiamo, eccome, quasi tutti i giorni. Allora venivamo da una serie di tour fra teatri, piazze e palazzetti, uno stadio era la chiusa ideale per ringraziare i fan del loro affetto. Una follia che fu bello fare esplodere. Adesso è tutto diverso, e sappiamo di avere superato quella cifra. Da quel San Siro 2008 siamo ripartiti, abbiamo accumulato tante esperienze diverse e abbiamo avuto quattro mesi per concepire lo show di stasera e quello di martedì all'Olimpico di Roma. Questi saranno i nostri migliori concerti di sempre".

Cosa avete pensato in quattro mesi?
"Anzitutto siamo stati chiusi quasi perennemente in sala di incisione per nuove registrazioni, idee, prove, esperimenti. Abbiamo pensato soprattutto alla musica, perché a livello visivo ci pareva inevitabile riproporre il concept dell'antologia Una storia semplice: il gioco di colori, le geometrie col numero 6, quanti siamo noi nella band, che hanno sempre fatto impazzire i discografici".

Nuove registrazioni? Album di inediti in vista?
"Chissà, magari anche prima del 2014. Abbiamo un sacco di inediti pronti, ideati quasi tutti di notte, che è il nostro momento creativo. Ti è mai successo?, il primo singolo del disco, ci ha aperto mille mondi diversi musicali. Oltre ai mondi che ci si sono aperti con le date all'estero che abbiamo appena fatto, tra Varsavia e Londra. Siamo tornati piccoli, altro che San Siro: una band italiana in mezzo a band che cantano in inglese, la gente che veniva a sentirci solo per il piacere della musica, per la nostra energia, e non per le parole, perché non le capivano, un gigante come Springsteen che è venuto ad augurarci "buono show" prima che salissimo sul palco. Pensavamo a uno scherzo".

E adesso il secondo San Siro. Un punto di partenza? O di arrivo?
"Né una cosa né l'altra. Un punto. Certo, ci sentiamo dei sedicenni. Può finire la musica in questo momento e noi staremo bene con noi stessi. Ma siamo ancora giovani, in fondo siamo in pista davvero solo da otto anni".

Nel concerto duetterete tra gli altri con Elisa e Sud Sound System, e vi siete sempre distinti per le tantissime collaborazioni. Chi sognereste ora?
"Beh, a Thom Yorke dei Radiohead non diremmo proprio di no. O il Boss. O Sting, che ci piace da matti e lui lo sa benissimo".

In apertura del vostro spettacolo si esibirà un giovane cantante milanese, Jack Jaselli, selezionato attraverso un contest. Come mai questa scelta altruistica?
"Altruistica? Guardi che è stato un egoismo incredibile. Negli occhi di Jack e degli altri partecipanti alla gara abbiamo voluto rivivere le emozioni di quando i giovani eravamo noi. Non solo: abbiamo voluto dire alla gente che la musica non è finita, anzi che vive un momento fantastico. Certo, bisogna impegnarsi per farla sopravvivere. Lo stato dovrebbe aiutare i locali e i gruppi che fanno musica, e musica originale, non le cover. E la tv fa moltissimo per la musica, ma non può ridursi tutto a quello e ai talent show".

Stasera volete stupire? Emozionare?
"Vogliamo stupire anzitutto noi stessi. E lo faremo"