Kings of Leon, la condanna del successo
I colleghi li odiano, i fan temono di perderli
Flavio Brighenti, <em class="author">FLAVIO BRIGHENTI</em>
La famiglia Followill (i fratelli Caleb, Nathan e Jared con il cugino Matthew) ha ripreso la via del palcoscenico, dopo l'uscita di scena ingloriosa dell'estate 2011, quando il confuso stato mentale del cantante li costrinse ad annullare un tour di 28 date. In dieci anni hanno pubblicato 5 dischi (12 milioni di copie vendute) passando da un tour all'altro. Il 24 settembre pubblicano il sesto, "Mechanical Bull". Un passo falso potrebbe essergli fatale
"VOLEVO solo dirvi che fate schifo!" (Nathan Williams, Wavves). "Vorrei consigliare ai Kings of Leon di sciogliersi... Quella canzone là, Sex on Fire, è una delle peggiori che io abbia mai sentito in vita mia" (Jonathan Pierce, Drums). "I loro fan si stanno stancando, l'immagine da maledetti che si sono costruiti servirà a poco" (Isaac Hanson). Non devono essere granché simpatici, i Kings of Leon, se hanno strappato giudizi così poco carini ai colleghi rocker. Forse li spinge l'invidia, chissà (Sex on Fire, per dire, è un video da 73 milioni di visualizzazioni su youtube!). O magari la rabbia dell'artista che sgobba, s'ingegna a inventarsi qualcosa e mastica amaro quando scopre sulla propria pelle che i live club assoldano più volentieri le cover band degli autori di canzoni originali e che, come se non bastasse, c'è una famiglia di marpioni - originari di Franklin, Tennesse: i fratelli Caleb,…
"VOLEVO solo dirvi che fate schifo!" (Nathan Williams, Wavves). "Vorrei consigliare ai Kings of Leon di sciogliersi... Quella canzone là, Sex on Fire, è una delle peggiori che io abbia mai sentito in vita mia" (Jonathan Pierce, Drums). "I loro fan si stanno stancando, l'immagine da maledetti che si sono costruiti servirà a poco" (Isaac Hanson). Non devono essere granché simpatici, i Kings of Leon, se hanno strappato giudizi così poco carini ai colleghi rocker. Forse li spinge l'invidia, chissà (Sex on Fire, per dire, è un video da 73 milioni di visualizzazioni su youtube!). O magari la rabbia dell'artista che sgobba, s'ingegna a inventarsi qualcosa e mastica amaro quando scopre sulla propria pelle che i live club assoldano più volentieri le cover band degli autori di canzoni originali e che, come se non bastasse, c'è una famiglia di marpioni - originari di Franklin, Tennesse: i fratelli Caleb, Nathan e Jared Followill più il cugino Matthew, in arte Kings of Leon (in omaggio al nonno Leon) - che mescola con malizia gli ingredienti più vecchi e risaputi del rock e tanto gli basta per godere (ingiustamente?) di una fama planetaria.
La band da 14 milioni di dischi venduti, quattro volte premiata con i Grammy Awards e due con i Brit Awards, headliner nei festival più prestigiosi - sono la testa di serie n.1 pure nell'imminente V Festival 2013, il 17 agosto a Stafford e il 18 a Chelmsford - ha appena pubblicato il nuovo singolo Supersoaker che preannuncia il sesto album Mechanical Bull, nei negozi dal 24 settembre. È consapevole però che stavolta non è una passeggiata. Stavolta rischia grosso, rischia davvero. Per diversi motivi. Primo: il disco precedente Come Around Sundown ha invertito la rotta dell'ascesa. "Solo" due milioni di copie vendute, un terzo rispetto al precedente Only by the Night. Secondo: vivere sotto i riflettori così a lungo e in maniera così assidua - da quando è uscito l'album di debutto Youth and Young Manhood, nel 2003, fino al tour dell'estate 2011, disgraziatamente interrotto e poi annullato, i quattro KoL non hanno mai rifiatato: cinque dischi realizzati nell'arco di otto anni e un tour via l'altro, sempre in giro per il mondo - li aveva ridotti alla condizione di larve umane, o giù di lì. Il pericolo che il giocattolo Kings of Leon si frantumasse era concreto.
Le avvisaglie sono già avvertite nel 2009, al festival di Reading, quando Caleb Followill, irritato per la freddezza con cui il pubblico li sta accogliendo, non trova meglio da fare che insultarlo: "Sappiamo che ne avete abbastanza dei Kings of Leon, e allora per tutti quelli a cui non frega un c***o, dico: vi capisco. Ma abbiamo lavorato duro per essere qui. Quindi se c'è che ha qualcosa da ridire, può anche andare a fottersi. Siamo i maledetti Kings of Leon". Per l'occasione, dopo i fischi e i buuu di disapprovazione della platea, i familiari fanno quadrato attorno al loro frontman spavaldo e alla fine dello show distruggono gli strumenti dalla rabbia, per poi congedarsi con ampi gestacci.
Ma quello che accade a Dallas nell'agosto di due anni fa, durante un concerto dei Kings, annichilisce anche il senso della solidarietà familiare. Caleb, il cantante dall'aria vissuta e la voce rasposa, quella sera sta proprio fuori di testa. Verso la fine dello show, confida barcollante al pubblico che la sua voce è totalmente sparita per colpa del gran caldo, che si prende una pausa per andare a vomitare, agguantare un'altra birra e poi rientrare per i bis. I suoi compari lo vedono effettivamente dare di stomaco dietro gli amplificatori, poi però non lo vedono più. E il pubblico insieme a loro. Il fratello bassista, Jared, non se la sente più di coprirlo: "Pigliatevela con Caleb, mica con noi", sbotta. "Non so che dirvi... Se ci odiate, vi capisco. Mi spiace davvero, andate a bruciare i nostri dischi del ca**o. Ci spiace veramente".
Magari è una crisi passeggera. Una serata esagerata di Caled. Tutto sommato, è un episodio in linea con il personaggio. Ma il guaio è maledettamente serio e Jared, sempre lui poveretto, via Twitter si scusa nuovamente. "Abbiamo dei problemi interni che devono essere risolti". E dopo l'annullamento della data successiva di Houston, il fratello portavoce decide di postare sul social network la semplice verità: "Amo i nostri fan moltissimo, e so che voi, ragazzi, non siete stupidi. Quindi eviterò di mentirvi. Ci sono problemi nella nostra band decisamente più grossi che non bere troppo Gatorade". Tra i fan si diffonde il panico. Figuratevi tra i promoter che si vedono costretti a cancellare l'intero blocco restante del tour, 28 date, con le pesanti ricadute economiche che ne derivano.
Sono trascorsi due anni. Non è confermato che Caled sia entrato in un centro di riabilitazione. Soprattutto, ammesso e non concesso che davvero ci sia stato, che ne sia uscito ripulito nelle vene e e nello spirito. Si sa invece che Caled durante l'indispensabile pausa dal lavoro dei Kings of Leon è diventato padre. La modella Lily Aldridge, sposata nel 2010, gli ha dato una bambina, Dixie Pearl, che adesso ha 13 mesi.
In quanto alla band, il nuovo Mechanical Bull - il riferimento al toro meccanico cavalcato da John Travolta in Urban Cowboy non è casuale - ha già fatto un miracolo, riportando Jared su di giri. "Il disco è un misto tra il primo Youth & Young Manhood e Because of the Times, è decisamente energico", ha annunciato pimpante. E con un pizzico di sana ironia il batterista Nathan confida ai microfoni della BBC: "Abbiamo sempre usato Caleb come unità di misura del successo di ogni nostro singolo. Più a Caled fa schifo una nostra canzone, più siamo certi che diventerà un hit, un Grammy o un Brit Award". L'ultimo disco lo hanno registrato a Nashville con la supervisione di Angelo Petraglia, il produttore dalle evidenti origini italiane che però è nato nel Bronx e in carriera è sempre stato un fedelissimo dei Kings of Leon. La scommessa è: ma anche i fan lo saranno ancora?
La band da 14 milioni di dischi venduti, quattro volte premiata con i Grammy Awards e due con i Brit Awards, headliner nei festival più prestigiosi - sono la testa di serie n.1 pure nell'imminente V Festival 2013, il 17 agosto a Stafford e il 18 a Chelmsford - ha appena pubblicato il nuovo singolo Supersoaker che preannuncia il sesto album Mechanical Bull, nei negozi dal 24 settembre. È consapevole però che stavolta non è una passeggiata. Stavolta rischia grosso, rischia davvero. Per diversi motivi. Primo: il disco precedente Come Around Sundown ha invertito la rotta dell'ascesa. "Solo" due milioni di copie vendute, un terzo rispetto al precedente Only by the Night. Secondo: vivere sotto i riflettori così a lungo e in maniera così assidua - da quando è uscito l'album di debutto Youth and Young Manhood, nel 2003, fino al tour dell'estate 2011, disgraziatamente interrotto e poi annullato, i quattro KoL non hanno mai rifiatato: cinque dischi realizzati nell'arco di otto anni e un tour via l'altro, sempre in giro per il mondo - li aveva ridotti alla condizione di larve umane, o giù di lì. Il pericolo che il giocattolo Kings of Leon si frantumasse era concreto.
Le avvisaglie sono già avvertite nel 2009, al festival di Reading, quando Caleb Followill, irritato per la freddezza con cui il pubblico li sta accogliendo, non trova meglio da fare che insultarlo: "Sappiamo che ne avete abbastanza dei Kings of Leon, e allora per tutti quelli a cui non frega un c***o, dico: vi capisco. Ma abbiamo lavorato duro per essere qui. Quindi se c'è che ha qualcosa da ridire, può anche andare a fottersi. Siamo i maledetti Kings of Leon". Per l'occasione, dopo i fischi e i buuu di disapprovazione della platea, i familiari fanno quadrato attorno al loro frontman spavaldo e alla fine dello show distruggono gli strumenti dalla rabbia, per poi congedarsi con ampi gestacci.
Ma quello che accade a Dallas nell'agosto di due anni fa, durante un concerto dei Kings, annichilisce anche il senso della solidarietà familiare. Caleb, il cantante dall'aria vissuta e la voce rasposa, quella sera sta proprio fuori di testa. Verso la fine dello show, confida barcollante al pubblico che la sua voce è totalmente sparita per colpa del gran caldo, che si prende una pausa per andare a vomitare, agguantare un'altra birra e poi rientrare per i bis. I suoi compari lo vedono effettivamente dare di stomaco dietro gli amplificatori, poi però non lo vedono più. E il pubblico insieme a loro. Il fratello bassista, Jared, non se la sente più di coprirlo: "Pigliatevela con Caleb, mica con noi", sbotta. "Non so che dirvi... Se ci odiate, vi capisco. Mi spiace davvero, andate a bruciare i nostri dischi del ca**o. Ci spiace veramente".
Magari è una crisi passeggera. Una serata esagerata di Caled. Tutto sommato, è un episodio in linea con il personaggio. Ma il guaio è maledettamente serio e Jared, sempre lui poveretto, via Twitter si scusa nuovamente. "Abbiamo dei problemi interni che devono essere risolti". E dopo l'annullamento della data successiva di Houston, il fratello portavoce decide di postare sul social network la semplice verità: "Amo i nostri fan moltissimo, e so che voi, ragazzi, non siete stupidi. Quindi eviterò di mentirvi. Ci sono problemi nella nostra band decisamente più grossi che non bere troppo Gatorade". Tra i fan si diffonde il panico. Figuratevi tra i promoter che si vedono costretti a cancellare l'intero blocco restante del tour, 28 date, con le pesanti ricadute economiche che ne derivano.
Sono trascorsi due anni. Non è confermato che Caled sia entrato in un centro di riabilitazione. Soprattutto, ammesso e non concesso che davvero ci sia stato, che ne sia uscito ripulito nelle vene e e nello spirito. Si sa invece che Caled durante l'indispensabile pausa dal lavoro dei Kings of Leon è diventato padre. La modella Lily Aldridge, sposata nel 2010, gli ha dato una bambina, Dixie Pearl, che adesso ha 13 mesi.
In quanto alla band, il nuovo Mechanical Bull - il riferimento al toro meccanico cavalcato da John Travolta in Urban Cowboy non è casuale - ha già fatto un miracolo, riportando Jared su di giri. "Il disco è un misto tra il primo Youth & Young Manhood e Because of the Times, è decisamente energico", ha annunciato pimpante. E con un pizzico di sana ironia il batterista Nathan confida ai microfoni della BBC: "Abbiamo sempre usato Caleb come unità di misura del successo di ogni nostro singolo. Più a Caled fa schifo una nostra canzone, più siamo certi che diventerà un hit, un Grammy o un Brit Award". L'ultimo disco lo hanno registrato a Nashville con la supervisione di Angelo Petraglia, il produttore dalle evidenti origini italiane che però è nato nel Bronx e in carriera è sempre stato un fedelissimo dei Kings of Leon. La scommessa è: ma anche i fan lo saranno ancora?