LONDRA - La povera Mia Martini era stata la prima a capirlo. "Quando non ci sarò più - aveva profeticamente previsto attaccando l'industria discografica - Vostra Signora farà i miliardi". Non si sbagliava. La morte, musicalmente parlando, può essere un affare. E il business dei dischi postumi è diventanto ormai un Jackpot che sforna successi (o presunti tali) e miliardi a getto continuo. Brian May, leggendaria chitarra dei Queen, è l'ultimo ad aver fiutato l'affare. Rovistando nel cassetto dei ricordi qualche mese fa, ha trovato un vecchio nastro di cui aveva dimenticato l'esistenza. Appena ha iniziato ad ascoltarlo, si è reso conto di aver fatto Bingo: la registrazione era quella, data per dispersa, fatta a inizio degli anni '80 negli studi privati di Michael Jackson in California in occasione di una specie di serata tra amici ed artisti. E all'interno di sei ore di jam session e di musica in libertà, c'erano tre straordinari ed inediti duetti tra il cantante di Thriller e Freddie Mercury, l'icona dei Queen. È un po' come veder giocare assieme Messi e Cristiano Ronaldo. May ha alzato il telefono, chiesto l'ok (garantendo ricche ricadute economiche) alla Fondazione Jackson e agli altri Queen. E tra pochi mesi dovrebbe lanciare sul mercato l'inedita accoppiata delle due ugole d'oro del pop e del rock anglosassone.
Nessuno dubita sul fatto che l'operazione commerciale sarà un successo. I cantanti, spesso, rendono più da morti che da vivi. Prendiamo lo stesso Jackson. Nell'anno dopo la sua tragica scomparsa, i suoi dischi hanno venduto copie pari a 800 milioni di dollari. Stesso discorso per Freddie Mercury. A funerale celebrato, nel 1991, il suo ultimo album è rimasto per settimane in cima a tutte le classifiche di vendita, vendendo venti milioni di copie e conquistando quattro dischi di platino. Ne sanno qualcosa anche gli sfortunati artisti della generazione "27", quelli che tragicamente, per coincidenza, tendono a scomparire proprio a quell'età. Delle 40 produzioni più vendute di Jimi Hendrix, ben 25 sono andate in pubblicazione quando lui già da tempo riposava al camposanto.
In fondo anche Battisti, in Italia, continua a vendere ogni anno migliaia di album generando ricche royalty per i suoi eredi. Un po' come è successo a Elvis Presley, morto nel '77 a 42 anni. Dieci Lp del Re del rock di Memphis sono stati nella Top ten della hit parade dal '77 al 1981, ad esequie avvenute. E un greatest Hit pubblicato nel 2005 è arrivato alla grande in cima a tutte le chart mondiali. Come John Lennon, che dopo il colpo di pistola che l'ha lasciato morto sul marciapiede del Dakota Building, di fronte al Central Park, fu privato del piacere di vedere ben tre dischi del suo repertorio primi per vendite. Anche se forse, a ben vedere, avrebbe preferito rimanere in vita accontentandosi di un secondo posto. Lasciando qualche lustro in meno a Yoko Ono per far fruttare il business dorato dei dischi postumi.
Nessuno dubita sul fatto che l'operazione commerciale sarà un successo. I cantanti, spesso, rendono più da morti che da vivi. Prendiamo lo stesso Jackson. Nell'anno dopo la sua tragica scomparsa, i suoi dischi hanno venduto copie pari a 800 milioni di dollari. Stesso discorso per Freddie Mercury. A funerale celebrato, nel 1991, il suo ultimo album è rimasto per settimane in cima a tutte le classifiche di vendita, vendendo venti milioni di copie e conquistando quattro dischi di platino. Ne sanno qualcosa anche gli sfortunati artisti della generazione "27", quelli che tragicamente, per coincidenza, tendono a scomparire proprio a quell'età. Delle 40 produzioni più vendute di Jimi Hendrix, ben 25 sono andate in pubblicazione quando lui già da tempo riposava al camposanto.
In fondo anche Battisti, in Italia, continua a vendere ogni anno migliaia di album generando ricche royalty per i suoi eredi. Un po' come è successo a Elvis Presley, morto nel '77 a 42 anni. Dieci Lp del Re del rock di Memphis sono stati nella Top ten della hit parade dal '77 al 1981, ad esequie avvenute. E un greatest Hit pubblicato nel 2005 è arrivato alla grande in cima a tutte le chart mondiali. Come John Lennon, che dopo il colpo di pistola che l'ha lasciato morto sul marciapiede del Dakota Building, di fronte al Central Park, fu privato del piacere di vedere ben tre dischi del suo repertorio primi per vendite. Anche se forse, a ben vedere, avrebbe preferito rimanere in vita accontentandosi di un secondo posto. Lasciando qualche lustro in meno a Yoko Ono per far fruttare il business dorato dei dischi postumi.