CHI C'ERA alla fine degli anni Novanta, se lo ricorda bene: lunghi capelli biondi a cadergli sul viso, chitarra a tracolla e dita veloci era la next big thing di un blues bianco che in quel momento faticava a trovare nuovi idoli. Poi, il ragazzo venuto da Fargo, Nord Dakota, per sparigliare le carte in tavola alla scena, si inabissò in una serie di alti e bassi fino al Grammy vinto nel 2006 con Turn Around che, per anni, è rimasto il suo disco migliore. Adesso Jon Gordon Langseth Junior in arte Jonny Lang, ritorna con un nuovo album, Fight For My Soul, il primo di inediti dopo sette anni, e la voglia di riprendersi uno scettro che, quindici anni fa, sembrava già saldamente nelle sue mani. "Il successo di Lie To Me nel 1997 fu qualcosa che mi prese alla sprovvista", spiega al telefono Lang, "era un sogno che si realizzava più velocemente di quanto previsto. Ricordo che mi dissero che ero disco di platino quando avevo da poco compiuto diciassette anni: fu incredibile. Da quel momento ero consapevole che ogni lavoro che avrei registrato sarebbe stato ascoltato ovunque e che potevo vivere di musica. Poi, alcune cose sono andate in maniera diversa, ma onestamente non mi aspettavo di continuare a vendere milioni di copie. Va bene così".
[[ge:rep-locali:repubblica:66645858]]
Oggi Lang ha trentadue anni, i capelli corti e una discografia lunga sette dischi con una nuova collaborazione, quella con il produttore e bassista Tommy Sims (già a fianco di nomi come Bruce Springsteen e Bonnie Raitt) che gli ha permesso di imprimere al suo percorso una nuova svolta sonora: "Tommy è un grande personaggio, ha scritto con Eric Clapton Change the World e sa davvero come produrre un disco". continua Lang. "Non nego che la sua presenza abbia avuto un impatto fondamentale su Fight For My Soul, ho ascoltato molti dei suoi consigli. Il titolo è una sorta di monito che ho voluto dare a me stesso: fare solo le cose in cui credo, lottare per quello che voglio fare, senza impelagarmi in cose in cui non credo. Come sono cambiato in questi sedici anni? Direi molto, suonare dal vivo cambia il modo di suonare e la percezione che hai della musica. Ho iniziato guardando a leggende come B.B. King e Albert King e da lì mi sono indirizzato verso un suono che mi rappresentasse sempre di più. È stato un lungo viaggio, ma posso dire di essere soddisfatto. Chi ascolterà il nuovo disco si renderà conto di nuove influenze e nuovi stimoli rispetto ai miei esordi".
[[ge:rep-locali:repubblica:66645779]]
Nella sua carriera a forma di montagna russa, Lang ha avuto il privilegio di entrare in studio con alcuni dei più grandi personaggi della scena americana, e non solo in ambito blues: da Willie Nelson a Herbie Hancock, da Carlos Santana (memorabile il loro incrocio di chitarre su I Ain't Superstitious) al Rolling Stone Ronnie Wood, da Mick Fleetwood fino addirittura a una popstar come Cyndy Lauper (accompagnata nel suo viaggio in Memphis Blues) e al maestro B.B. King, con cui Lang ha suonato su Why I Sing The Blues assieme a Lee Ritenour. "E a ognuno di loro ho rubato qualcosa, vedere all'opera artisti di questo calibro ti segna in un modo o nell'altro, capisci quanta strada devi fare", riflette Lang. "L'Italia? Il vostro è un Paese che amo molto, ho avuto la fortuna di suonarci qualche volta, ma meno di quanto avrei voluto, e ogni volta ho trovato un pubblico incredibilmente ricettivo. A ottobre tornerò in Europa per una serie di live e questa volta spero davvero di riuscire a venire anche da voi".
[[ge:rep-locali:repubblica:66645858]]
Oggi Lang ha trentadue anni, i capelli corti e una discografia lunga sette dischi con una nuova collaborazione, quella con il produttore e bassista Tommy Sims (già a fianco di nomi come Bruce Springsteen e Bonnie Raitt) che gli ha permesso di imprimere al suo percorso una nuova svolta sonora: "Tommy è un grande personaggio, ha scritto con Eric Clapton Change the World e sa davvero come produrre un disco". continua Lang. "Non nego che la sua presenza abbia avuto un impatto fondamentale su Fight For My Soul, ho ascoltato molti dei suoi consigli. Il titolo è una sorta di monito che ho voluto dare a me stesso: fare solo le cose in cui credo, lottare per quello che voglio fare, senza impelagarmi in cose in cui non credo. Come sono cambiato in questi sedici anni? Direi molto, suonare dal vivo cambia il modo di suonare e la percezione che hai della musica. Ho iniziato guardando a leggende come B.B. King e Albert King e da lì mi sono indirizzato verso un suono che mi rappresentasse sempre di più. È stato un lungo viaggio, ma posso dire di essere soddisfatto. Chi ascolterà il nuovo disco si renderà conto di nuove influenze e nuovi stimoli rispetto ai miei esordi".
[[ge:rep-locali:repubblica:66645779]]
Nella sua carriera a forma di montagna russa, Lang ha avuto il privilegio di entrare in studio con alcuni dei più grandi personaggi della scena americana, e non solo in ambito blues: da Willie Nelson a Herbie Hancock, da Carlos Santana (memorabile il loro incrocio di chitarre su I Ain't Superstitious) al Rolling Stone Ronnie Wood, da Mick Fleetwood fino addirittura a una popstar come Cyndy Lauper (accompagnata nel suo viaggio in Memphis Blues) e al maestro B.B. King, con cui Lang ha suonato su Why I Sing The Blues assieme a Lee Ritenour. "E a ognuno di loro ho rubato qualcosa, vedere all'opera artisti di questo calibro ti segna in un modo o nell'altro, capisci quanta strada devi fare", riflette Lang. "L'Italia? Il vostro è un Paese che amo molto, ho avuto la fortuna di suonarci qualche volta, ma meno di quanto avrei voluto, e ogni volta ho trovato un pubblico incredibilmente ricettivo. A ottobre tornerò in Europa per una serie di live e questa volta spero davvero di riuscire a venire anche da voi".