These New Puritans: "Pop o avanguardia
il nostro suono è l'elogio della lentezza"
Fulvio Paloscia, <em class="author">FULVIO PALOSCIA<br /></em>
Parla Jack Barnett, leader della band inglese che è di scena in Italia con due concerti.
JACK Barnett è come la sua musica. Centellina le parole, mettendole in pausa per trovare quella giusta. Come quando cerca i suoni più adatti alle canzoni che scrive, aspetta che sia il silenzio della riflessione a partorire la frase giusta. Perché se per un artista parlare della propria musica è difficile, nel suo caso rischia di essere addirittura inutile: del resto la ricerca dei These New Puritans, la band che Barnett guida e che è in questi giorni in tour in Italia (prima al Traffic Torino, poi venerdì 30 agosto live ad Acquaviva di Montepulciano, vicino Siena), ha sempre seguito strade impreviste, segnate dall'istinto più che dalla bussola della ragione e di una progettualità studiata a tavolino. Fields of Reeds, il terzo album uscito lo scorso luglio, è uno spericolato avvicinamento ai suoni classici: l'utilizzo di voci bianche e di ensemble strumentali segna una cesura completa e definitiva con le atmosfere wave del…
JACK Barnett è come la sua musica. Centellina le parole, mettendole in pausa per trovare quella giusta. Come quando cerca i suoni più adatti alle canzoni che scrive, aspetta che sia il silenzio della riflessione a partorire la frase giusta. Perché se per un artista parlare della propria musica è difficile, nel suo caso rischia di essere addirittura inutile: del resto la ricerca dei These New Puritans, la band che Barnett guida e che è in questi giorni in tour in Italia (prima al Traffic Torino, poi venerdì 30 agosto live ad Acquaviva di Montepulciano, vicino Siena), ha sempre seguito strade impreviste, segnate dall'istinto più che dalla bussola della ragione e di una progettualità studiata a tavolino. Fields of Reeds, il terzo album uscito lo scorso luglio, è uno spericolato avvicinamento ai suoni classici: l'utilizzo di voci bianche e di ensemble strumentali segna una cesura completa e definitiva con le atmosfere wave dell'album d'esordio Beat Pyramid (2008), dal quale già il secondo cd Hidden (2010) aveva preso clamorosamente le distanze. Nel nuovo disco, però, la complessità non è un gioco al massacro, nonostante chieda molta concentrazione all'ascoltatore: "La nostre rimangono canzoni rispettose della forma classica strofa/ritornello, è sul contesto che ci fermiamo a pensare in modo creativamente nuovo".
L'album sembra rendere omaggio alle avanguardie storiche del Novecento, filtrandole con una sensibilità ambient-pop non lontana dai primi progetti solisti di David Sylvian.
"Fields of Reeds è senza dubbio il risultato di molte mie passioni: Bela Bartok, Stravinsky. Ma anche Neil Young, Tim Buckley. Il jazz. Il post rock. Ma il termine avanguardia mi fa un po' paura. Spesso viene confusa con un'altra parola che non amo molto: provocazione. Provocare non è nell'interessa dei These New Puritans".
Nel suo essere un autentico elogio della lentezza, Fields of Reeds ingaggia una sfida con l'ascoltatore, soprattutto quello impreparato ad una fruizione attenta, meditativa quasi, della musica.
"Io lo considero un antidoto alla velocità e alla superficialità con cui ci si avvicina al pop e al rock oggi. Questo album va ascoltato dall'inizio alla fine, seguendo l'ordine prestabilito delle canzoni collocate così non a caso, ma seguendo una linea che fa parte della creazione dell'intero progetto. Richiede molta attenzione, fino a sprofondare dentro la musica: solo così lo si può apprezzare. E questa non è una provocazione, ma un rispetto, anzi, una vera e propria devozione che la musica tout court richiede".
Cosa significhi "sperimentare" per i These New Puritans?
"Quando ero un ragazzo, mi raccontavo attraverso le canzoni. Trasformavo in musica pezzi della mia vita. Oggi non è cambiato poi così molto, solo che ho virato testi e suoni verso un'indagine profonda dei sentimenti, e quali può essere la musica più adatta per esprimerli. Non so se il suono dei These New Puritans possa essere definita sperimentale. Le etichette lasciano il tempo che trovano, è la sostanza ciò che conta".
Fields of Reeds è stato registrato a Berlino, città che ha nel suo dna la vocazione alla ricerca in ambito artistico.
"Il nostro studio è stata la Funkhaus Nalepastraße, a Berlino est. Fu usato soprattutto per la registrazione di radiodrammi, è un complesso di moltissime stanze ognuna con effetti sonori diversi. Ci piaceva il suono asciutto che ne veniva fuori. Abbiamo scelto di collaborare con un direttore d'orchestra tedesco, Andre de Ridder, che proviene dal mondo della classica, e con lo svedese Hans Ek, un arrangiatore sia pop che jazz che ci ha aiutato molto con gli archi. Eravamo stanchi di circondarci di musicisti anonimi, che lavorano per routine non rispettando le tue idee".
È stato difficile lavorare con musicisti classici?
"Stavolta ogni nota è stata scritta, nero su bianco. Chi collaborava a questo album doveva sentirsi a proprio agio, e volevo che ci fosse una fedeltà al nostro dettato musicale che solo dei musicisti di ambito colto possono garantire. Mi sono divertito molto a notare la loro meraviglia: pensavano che i These New Puritans fossero il solito gruppo pop che non sa niente di musica, e invece li abbiamo smentiti proponendo partiture di ardua complessità. Dietro Fields of Reeds c'è un anno di preparazione, e il lavoro di molti artigiani della musica. È stato come costruire una casa: ognuno aveva il suo compito, come in edilizia esistono il fabbro, il muratore, l'elettricista".
L'album sembra rendere omaggio alle avanguardie storiche del Novecento, filtrandole con una sensibilità ambient-pop non lontana dai primi progetti solisti di David Sylvian.
"Fields of Reeds è senza dubbio il risultato di molte mie passioni: Bela Bartok, Stravinsky. Ma anche Neil Young, Tim Buckley. Il jazz. Il post rock. Ma il termine avanguardia mi fa un po' paura. Spesso viene confusa con un'altra parola che non amo molto: provocazione. Provocare non è nell'interessa dei These New Puritans".
Nel suo essere un autentico elogio della lentezza, Fields of Reeds ingaggia una sfida con l'ascoltatore, soprattutto quello impreparato ad una fruizione attenta, meditativa quasi, della musica.
"Io lo considero un antidoto alla velocità e alla superficialità con cui ci si avvicina al pop e al rock oggi. Questo album va ascoltato dall'inizio alla fine, seguendo l'ordine prestabilito delle canzoni collocate così non a caso, ma seguendo una linea che fa parte della creazione dell'intero progetto. Richiede molta attenzione, fino a sprofondare dentro la musica: solo così lo si può apprezzare. E questa non è una provocazione, ma un rispetto, anzi, una vera e propria devozione che la musica tout court richiede".
Cosa significhi "sperimentare" per i These New Puritans?
"Quando ero un ragazzo, mi raccontavo attraverso le canzoni. Trasformavo in musica pezzi della mia vita. Oggi non è cambiato poi così molto, solo che ho virato testi e suoni verso un'indagine profonda dei sentimenti, e quali può essere la musica più adatta per esprimerli. Non so se il suono dei These New Puritans possa essere definita sperimentale. Le etichette lasciano il tempo che trovano, è la sostanza ciò che conta".
Fields of Reeds è stato registrato a Berlino, città che ha nel suo dna la vocazione alla ricerca in ambito artistico.
"Il nostro studio è stata la Funkhaus Nalepastraße, a Berlino est. Fu usato soprattutto per la registrazione di radiodrammi, è un complesso di moltissime stanze ognuna con effetti sonori diversi. Ci piaceva il suono asciutto che ne veniva fuori. Abbiamo scelto di collaborare con un direttore d'orchestra tedesco, Andre de Ridder, che proviene dal mondo della classica, e con lo svedese Hans Ek, un arrangiatore sia pop che jazz che ci ha aiutato molto con gli archi. Eravamo stanchi di circondarci di musicisti anonimi, che lavorano per routine non rispettando le tue idee".
È stato difficile lavorare con musicisti classici?
"Stavolta ogni nota è stata scritta, nero su bianco. Chi collaborava a questo album doveva sentirsi a proprio agio, e volevo che ci fosse una fedeltà al nostro dettato musicale che solo dei musicisti di ambito colto possono garantire. Mi sono divertito molto a notare la loro meraviglia: pensavano che i These New Puritans fossero il solito gruppo pop che non sa niente di musica, e invece li abbiamo smentiti proponendo partiture di ardua complessità. Dietro Fields of Reeds c'è un anno di preparazione, e il lavoro di molti artigiani della musica. È stato come costruire una casa: ognuno aveva il suo compito, come in edilizia esistono il fabbro, il muratore, l'elettricista".