LI AVETE AMATI nella loro dimensione dura e pura, grintosa e affilata. Ma adesso lasciatevi sorprendere dagli Skunk Anansie. Presumibilmente la rock band inglese si è sorpresa quanto voi, quando ha realizzato che le sue canzoni, restituite all'immediatezza della stesura originale - cioé in versione acustica, rimpolpata all'occasione dalla potenza seduttiva dell'orchestra - hanno molto da guadagnare.
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Il disco delle sorprese si intitola An Acoustic Skunk Anansie Live in London e arriva nel formato cd+dvd il prossimo 24 settembre. È accaduto per la prima volta (speriamo non sia l'ultima), nella turbolenta e ormai quasi ventennale carriera che gli Skunk Anansie - il marchio è attivo dal marzo 1994, anche se si sono lasciati nel 2001 e ripresi nel 2009 - abbiano deciso di esibirsi in versione unplugged. La cantante Skin, il chitarrista Ace, il bassista Cass Lewis e il batterista Mark Richardson - una quartetto da cinque milioni di dischi venduti - si sono presentati "nudi" alla meta, senza chitarroni amplificati, attraverso la forza intrinseca delle loro canzoni e i saliscendi vocali di Skin, la proverbiale front woman del gruppo che da tempo ha smesso di ostentare il cranio rasato e ha scelto un'acconciatura meno aliena.
Il colpo di teatro di quel concerto risale al 15 aprile 2013, quando gli Skunk Anansie si sono esibiti nella Belgravia Cadogan Hall di Londra, la "casa" della Royal Philarmonic Orchestra. In quel contesto fuori dagli schemi la cantante Skin e i suoi soci hanno rigenerato i brani più fortunati del loro campionario (da Hedonism a Secretly, da Charlie Big Potato a Week spaziando attraverso il materiale di tutti i cinque album di studio, compresa la compilation Smashes And Trashes) in nuove, inedite versioni riarrangiate in chiave intimista e confidenziale, abbandonando - almeno per una volta - l'arrembante spirito rock dei loro live abituali, spavaldi ed abrasivi.
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Lo spettacolo, che rivive adesso nel cd+dvd registrato in quell'unica occasione (esce in Italia per Carosello Records), testimonia una volta ancora - è accaduto tante volte, con la versione unplugged di rock band anche più pesanti degli Skunk Anansie - che non è il volume degli amplificatori, né la durezza dei suoni e neanche la loro pervivace distorsione a rendere memorabile una canzone, un genere musicale, una formazione. Al contrario, accade spesso che prosciugando il suono, invece di renderlo ridondante, si ottengono i risultati migliori. Fatto è che anche stavolta gli Skunk Anansie hanno esibito con il loro marchio il gusto di provocare e stupire.
"È stata una serata davvero speciale", ricorda Skin. "Credo che abbia dimostrato un nuovo lato della band. Quando togli via tutto, certa bellezza, certa vulnerabilità delle canzoni, persino il tono minaccioso di alcune di esse, brillano in modi completamente nuovi, lasciando emergere sfumature imprevedibili del songwriting originale. Come artisti, è sempre importante guardare avanti", aggiunge la cantante. "Ci siamo messi alla prova e abbiamo deciso di prendere un rischio cimentandoci con qualcosa che non avevamo mai fatto prima, sperando che il risultato fosse qualcosa di veramente fresco, nuovo, inedito. È bello adesso poter contare su una nuova freccia al nostro arco. E chissà che da questa esperienza non possa nascere qualcosa di interessante da esplorare ulteriormente in futuro...".
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Il concerto era stato concepito come un evento a inviti, che si doveva tenere negli Abbey Road Studios, ma la band era fermamente convinta che per l'occasione dovevano essere presenti anche i fan. Detto, fatto: i 900 biglietti per il concerto andarono tutti a ruba in pochi minuti, in prevendita. E a fine concerto, come bonus, la band regalò alla platea anche una personalissima versione di You Do Something To Me, uno dei capolavori di Paul Weller, sublimato dalle originali virtù canore di Skin.
"Non abbiamo mai davvero fatto cover, quindi abbiamo pensato di provare qualcosa di speciale", conclude Skin. "Amo Paul Weller e quando uscì Stanley Road lo ascoltai fino all'esaurimento e questa è una delle mie canzoni preferite di tutti i tempi. Ci sono molte canzoni che io amo e non avrei mai immaginato di cantare, non perché sono intoccabili, ma perché non si sposano bene con la mia voce, questa però sembrava davvero perfetta ed io sono stata veramente felice di cantarla. Anche in questo caso, si tratta di qualcosa di nuovo e inaspettato per noi... ".
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Il disco delle sorprese si intitola An Acoustic Skunk Anansie Live in London e arriva nel formato cd+dvd il prossimo 24 settembre. È accaduto per la prima volta (speriamo non sia l'ultima), nella turbolenta e ormai quasi ventennale carriera che gli Skunk Anansie - il marchio è attivo dal marzo 1994, anche se si sono lasciati nel 2001 e ripresi nel 2009 - abbiano deciso di esibirsi in versione unplugged. La cantante Skin, il chitarrista Ace, il bassista Cass Lewis e il batterista Mark Richardson - una quartetto da cinque milioni di dischi venduti - si sono presentati "nudi" alla meta, senza chitarroni amplificati, attraverso la forza intrinseca delle loro canzoni e i saliscendi vocali di Skin, la proverbiale front woman del gruppo che da tempo ha smesso di ostentare il cranio rasato e ha scelto un'acconciatura meno aliena.
Il colpo di teatro di quel concerto risale al 15 aprile 2013, quando gli Skunk Anansie si sono esibiti nella Belgravia Cadogan Hall di Londra, la "casa" della Royal Philarmonic Orchestra. In quel contesto fuori dagli schemi la cantante Skin e i suoi soci hanno rigenerato i brani più fortunati del loro campionario (da Hedonism a Secretly, da Charlie Big Potato a Week spaziando attraverso il materiale di tutti i cinque album di studio, compresa la compilation Smashes And Trashes) in nuove, inedite versioni riarrangiate in chiave intimista e confidenziale, abbandonando - almeno per una volta - l'arrembante spirito rock dei loro live abituali, spavaldi ed abrasivi.
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Lo spettacolo, che rivive adesso nel cd+dvd registrato in quell'unica occasione (esce in Italia per Carosello Records), testimonia una volta ancora - è accaduto tante volte, con la versione unplugged di rock band anche più pesanti degli Skunk Anansie - che non è il volume degli amplificatori, né la durezza dei suoni e neanche la loro pervivace distorsione a rendere memorabile una canzone, un genere musicale, una formazione. Al contrario, accade spesso che prosciugando il suono, invece di renderlo ridondante, si ottengono i risultati migliori. Fatto è che anche stavolta gli Skunk Anansie hanno esibito con il loro marchio il gusto di provocare e stupire.
"È stata una serata davvero speciale", ricorda Skin. "Credo che abbia dimostrato un nuovo lato della band. Quando togli via tutto, certa bellezza, certa vulnerabilità delle canzoni, persino il tono minaccioso di alcune di esse, brillano in modi completamente nuovi, lasciando emergere sfumature imprevedibili del songwriting originale. Come artisti, è sempre importante guardare avanti", aggiunge la cantante. "Ci siamo messi alla prova e abbiamo deciso di prendere un rischio cimentandoci con qualcosa che non avevamo mai fatto prima, sperando che il risultato fosse qualcosa di veramente fresco, nuovo, inedito. È bello adesso poter contare su una nuova freccia al nostro arco. E chissà che da questa esperienza non possa nascere qualcosa di interessante da esplorare ulteriormente in futuro...".
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Il concerto era stato concepito come un evento a inviti, che si doveva tenere negli Abbey Road Studios, ma la band era fermamente convinta che per l'occasione dovevano essere presenti anche i fan. Detto, fatto: i 900 biglietti per il concerto andarono tutti a ruba in pochi minuti, in prevendita. E a fine concerto, come bonus, la band regalò alla platea anche una personalissima versione di You Do Something To Me, uno dei capolavori di Paul Weller, sublimato dalle originali virtù canore di Skin.
"Non abbiamo mai davvero fatto cover, quindi abbiamo pensato di provare qualcosa di speciale", conclude Skin. "Amo Paul Weller e quando uscì Stanley Road lo ascoltai fino all'esaurimento e questa è una delle mie canzoni preferite di tutti i tempi. Ci sono molte canzoni che io amo e non avrei mai immaginato di cantare, non perché sono intoccabili, ma perché non si sposano bene con la mia voce, questa però sembrava davvero perfetta ed io sono stata veramente felice di cantarla. Anche in questo caso, si tratta di qualcosa di nuovo e inaspettato per noi... ".