Myles Kennedy: "Slash non mi ha cambiato.
Stavolta in Italia vengo con gli Alter Bridge"
Paolo Gallori, <em class="author">PAOLO GALLORI</em>
Dopo il progetto con il chitarrista ex Guns N'Roses, il cantante torna alla "sua" band di Orlando che a ottobre pubblica il nuovo album, Fortress: "Disillusi anche dalla fede, contiamo solo su noi stessi". A novembre due concerti: l'11 a Roma, il 12 a Milano
IL MONDO si avvita su stesso ogni giorno più velocemente, scuotendo tutte le umane "fortezze": fiducia nei governi, tenuta dell'economia, capacità del pianeta di perpetuare le sue risorse, convivenza tra i popoli, forza dell'amore, fede religiosa. La rotta del destino va corretta finché si è in tempo. Ma possiamo farlo solo noi. È la spietata visione del presente ritratta con musica e parole nel nuovo album degli Alter Bridge, Fortress, in uscita il primo ottobre. Eppure, mentre ne parla con Repubblica, Myles Kennedy non riesce a trattenere l'entusiasmo quando il discorso cade su un luogo che in un simile mondo, agli occhi di un giovane americano, è ancora in grado di comunicare un'irresistibile idea di calore e di bellezza: Italia, dove gli Alter Bridge torneranno dal vivo con due appuntamenti live: l'11 novembre all'Atlantico di Roma, il 12 al Forum di Assago, Milano.
Da tempo la personale popolarità del cantante della band d…
Da tempo la personale popolarità del cantante della band d…
IL MONDO si avvita su stesso ogni giorno più velocemente, scuotendo tutte le umane "fortezze": fiducia nei governi, tenuta dell'economia, capacità del pianeta di perpetuare le sue risorse, convivenza tra i popoli, forza dell'amore, fede religiosa. La rotta del destino va corretta finché si è in tempo. Ma possiamo farlo solo noi. È la spietata visione del presente ritratta con musica e parole nel nuovo album degli Alter Bridge, Fortress, in uscita il primo ottobre. Eppure, mentre ne parla con Repubblica, Myles Kennedy non riesce a trattenere l'entusiasmo quando il discorso cade su un luogo che in un simile mondo, agli occhi di un giovane americano, è ancora in grado di comunicare un'irresistibile idea di calore e di bellezza: Italia, dove gli Alter Bridge torneranno dal vivo con due appuntamenti live: l'11 novembre all'Atlantico di Roma, il 12 al Forum di Assago, Milano.
Da tempo la personale popolarità del cantante della band di Orlando ha varcato i confini della fanbase degli Alter Bridge. Da quando Slash, che lo avrebbe voluto già nei Velvet Revolver, ne ha fatto la voce della sua musica sui dischi e in tour, il pubblico delle grandi arene ha potuto fare la conoscenza con una delle più potenti ed estese voci che il rock possa oggi vantare. Nel frattempo, anche gli altri componenti degli Alter Bridge battevano territori alternativi, vecchi e nuovi. Nel 2009 il chitarrista Mark Tremonti, il batterista Scott Phillips e il bassista Brian Marshall hanno ritrovato Scott Stapp per resuscitare i Creed, proprio la band dal cui scioglimento cinque anni prima erano nati gli Alter Bridge. Lo stesso Tremonti nel 2012 ha pubblicato All I Was, il suo primo album da solista.
Spinte centrifughe scuotevano la "fortezza" Alter Bridge, forse indizi di equilibri interni perduti, di un percorso comune prossimo alla fine. E invece no. Fortress, quarto album della band, cancella ogni speculazione. Perché così coerente, potente, ispirato e ben suonato da non poter essere frutto del lavoro di chi non ci crede più. Senza rinunciare alla ricercatezza melodica, gli Alter Bridge stavolta spingono sulla dinamica, all'incrocio tra corpose architetture sonore prog-metal e un'inquietudine che porta dritta al lato oscuro del grunge, gli Alice in Chains. Una corsa senza fine, che nelle liriche si traduce in testi dai riferimenti obliqui anche quando sono personali, da cui emerge comunque la fotografia di un mondo sulla china di una nuova apocalisse, avviato a una dolorosa ma necessaria catarsi. "Ho visto crollare tutte le fortezze, ma possiamo salvare tutto, riportare tutto a casa" l'unico spiraglio di luce nella titletrack, posta non a caso proprio in chiusura dell'album.
Myles, cosa rappresenta la "fortezza", che in copertina non è altro che una baracca su cui sta per abbattersi la tempesta?
"Questa è la bellezza della musica, è aperta a diverse interpretazioni e per me è esaltante osservare come le persone percepiscano una canzone e cosa possa evocare in loro nel corso della vita. Sì, la copertina racchiude la desolazione e il degrado di una struttura che un tempo sembrava così... sai, 'fortezza' è una parola che richiama qualcosa di solido e invincibile, che resiste alla prova del tempo. Ma come sappiamo non è sempre così. Alla fine, le cose si sgretolano, cadono e questo fa parte della vita".
Da brani come 'Bleed It Dry', 'Peace Is Broken' e 'Calm The Fire', le certezze perdute non risiedono solo nella politica o l'economia, ma anche nella salute della terra, nel difficile futuro della gioventù, in una generale povertà d'amore.
"Assolutamente vero. L'idea è che al momento tutto è molto fragile in modi molto diversi. Per l'azione dei governi, per il modo in cui trattiamo il pianeta, per la mancanza di amore e di tolleranza. Non è inevitabile il crollo di quanto intorno a noi ci sembra così stabile ed invincibile, considerando come la società è strutturata. Ma se non ci svegliamo e guardiamo il mondo intorno a noi e proviamo a correggerne alcuni aspetti corriamo il rischio che questo accada".
A lungo si è discusso sui richiami alla cristianità nei testi degli Alter Bridge. Ma con il precedente AB III e ancor di più con Fortress, la band sembra volersi smarcare. Tra quelle "fortezze" scricchiolanti c'è anche la religione?
"Personalmente dico di sì. Il credo religioso in certi momenti della mia vita sembrava indistruttibile, con il passare del tempo ho trovato sempre più difficile mantenere tale convinzione. Molte cose sono cambiate e penso che molte persone siano disilluse rispetto alla religione".
Ma non si può negare che in due canzoni i riferimenti biblici siano evidenti. La prima è 'Water Rising', che anche a livello sonoro richiama il diluvio universale. La seconda è 'Farther Than The Sun', la ricerca di una terra promessa dove vivere senza bugie e compromessi.
"E' una lettura plausibile. Il testo di Water Rising è di Mark. Penso che scrivendo le sue parti vocali, avesse effettivamente in mente qualcosa che ha a che vedere con questa idea di una apocalisse imminente. Farther Than The Sun sicuramente rappresenta il voler rompere con quei parametri che ti vengono imposti e che fondamentalmente ti impediscono di ottenere la felicità. In tal senso, l'accostamento che fai è applicabile".
A proposito di fortezze vacillanti, crede che i valori fondanti dell'America siano stati danneggiati dal cosiddetto Nsagate? Ed Snowden, l'uomo che ha rivelato come le comunicazioni digitali di tutti siano potenzialmente spiate dal governo Usa, è un patriota o un traditore?
"Penso che il nostro Paese... mmm.... dobbiamo davvero fare un passo indietro e guardare dove stiamo andando. Temo davvero per la nostra 'fortezza'. Come molti americani, penso che questo sia un periodo molto delicato della nostra storia e spero che ne usciremo illesi. Se non illesi, uscirne in qualche modo. E con una fortezza più solida".
Chi è 'The Uninvited'?
"Bella domanda. E' una canzone su coloro che entrano in un territorio straniero con l'intenzione di far del male. In un certo senso riguarda il terrorismo, ma anche quanti calpestano la terra altrui danneggiando le popolazioni indigene. Sono cose che accadono da molti anni e che probabilmente continueranno a succeedere ancora. La canzone esprime un senso di frustrazione: essenzialmente, il protagonista si dibatte mentalmente pensando al castigo che gli è stato inflitto attraverso dolore e perdita".
The 'Uninvited' sembra rifarsi alle cupe atmosfere degli Alice In Chains. Gli Alter Bridge sono spesso stati accostati ad altre realtà del periodo grunge e del suono di Seattle, soprattutto Pearl Jam e Soundgarden.
"Solo considerando le nostre età e la musica che amiamo ascoltare, tutto ciò ha sicuramente senso. Mark, Scott e Brian hanno sempre menzionato il loro amore per il grunge. Quanto a me, vengo proprio dal Pacific Northwest (Myles è nato a Spokane, a est di Seattle, ndi), da dove gran parte del fenomeno è partito. Inevitabile che questa influenza trasparisse nella musica. Penso che il grunge sia stato un periodo davvero interessante nella storia del rock ed uno dei più grandi movimenti musicali che si sia visto da allora. E noi siamo lusingati che la gente faccia questa associazione. E' stato un grande periodo per la musica".
Torniamo all'album. Prima della catartica chiusura con 'Fortress', c'è questa improvvisa decelerazione, 'All Ends Well'. Un brano morbido e arioso, quasi un inno. Come respirare dopo tanta drammatica intensità.
"L'ordine nel quale è posizionata serve proprio a dar modo di prendere respiro. Ha un colore diverso rispetto alle altre canzoni, dà speranza e suona davvero come un inno. Sappiamo che a moltissimi fan degli Alter Bridge piace questa caratteristica del nostro stile e non volevamo cancellarla dal nostro repertorio. Inoltre abbiamo avuto commenti positivi, sembra che piaccia e riecheggi bene tra la gente. Il che è buono!".
Il ritornello recita: "Se arriverai a non credere più in niente, continua a credere in te stesso... da qualche parte, lungo la strada, le stelle ti indicheranno che sei quasi a casa". Credere in se stessi, questa l'unica religione possibile?
"E' una lezione che ho dovuto imparare personalmente. Mi piacerebbe dire di credere in un potere superiore e nelle persone, ma ho dovuto imparare più di ogni altra cosa a continuare a credere in chi sono. E che dovevo agire di persona per cambiare certe cose. Più facile a dirsi che a farsi, ma .... yeah".
Parliamo della band. Non temeva si fosse perso qualcosa, dopo esservi divisi in tanti progetti diversi?
"Capisco che per molti questo potesse essere un motivo di preoccupazione. Devo ammettere che quando all'inizio di quest'anno ci siamo ritrovati, non eravamo sicuri di come sarebbe andata. E siamo rimasti molto sorpresi dalla fluidità di tutto il processo creativo. E' come se ci fossimo ricaricati, ci siamo riuniti e abbiamo scritto più velocemente che mai, con il motore a pieno regime. Anche la registrazione (l'album è prodotto ancora una volta da Michael 'Elvis' Basquette, ndi) è filata via in modo liscio e produttivo. Penso che l'essere stati constantemente impegnati in altri progetti sia stato come esercitare un muscolo che così non si atrofizza e non si indebolisce. Ora ci sentiamo molto piu forti e vogliamo spingerci oltre".
I consensi ricevuti cantando per Slash hanno cambiato la percezione che Myles Kennedy ha di se stesso?
"Non necessariamente. Preferisco non fare molta attenzione alle recensioni, mi fa pensare troppo, potrebbe condizionarmi e limitare la mia creatività. La maggior parte delle volte non so quale sia la percezione che di me ha la gente, può darsi che se leggessi le critiche della stampa e le recensioni che mi riguardano sarei più consapevole, ma io cerco solo di tenere 'giù il naso', continuare a lavorare e a mantenermi occupato. Ma la cosa più importante per me è continuare ad amare quello che faccio. Fortunatamente collaboro con artisti incredibili che rispetto e con quali vado in tour per il mondo. È davvero un grande momento della mia vita".
Mark Tremonti ha pubblicato la sua opera da solista. Della sua si parla da tanto, bisognerà aspettare ancora molto?
"Spero un giorno di farla uscire. Al momento sono così impegnato con Slash e The Conspirators (la band che accompagna l'ex chitarrista dei Guns N'Roses, ndi), oltre che con gli Alter Bridge, che non c'è spazio per far uscire un progetto del genere. Per la maggior parte è già stato registato, da circa quattro anni. Quando le cose sembreranno rallentare un po' sicuramente lo lancerò e farò qualche tour, sicuramente divertendomi".
Il cantante Myles Kennedy in realtà è anche un ottimo chitarrista, un musicista completo che nel bagaglio ha una formazione che va dal jazz al blues. A uno così non va stretto un percorso stilisticamente così chiaro e delineato, come quello degli Alter Bridge?
"Davvero una bella domanda. Sì, a volte lo senti limitante. Il trucco sta nel provare a integrare in quello che fai cose che ami, cercare di farle tue. Più facile a dirsi che a farsi, certo. L'hard rock è soprattutto una chitarra aggressiva, ma io amo ascoltare l'R&B, i grandi cantanti soul e il blues. E se ascolti attentamente, per alcune delle inflessioni della mia voce e a volte anche della mia chitarra, prendo in prestito stilemi da questi generi musicali. Sono convinto che, in un certo senso, aiuti a definire il nostro suono e Mark fa la stessa cosa. Ritornando al mio disco da solista, in quel caso ho cercato di sperimentare di più, ed è lì che esprimo chiaramente il mio amore per il jazz e il blues. Con Alter Bridge utilizzo semplici e specifici elementi e li metto nel mix".
In chiusura, la classica domanda sull'Italia, a lei che ci ha suonato tante volte e in cui tornerà con gli Alter Bridge a novembre.
"Ogni volta che ci vengo conservo buoni ricordi. Amo l'italia, per me e mia moglie è uno dei posti preferiti del pianeta. E il vero "posto preferito" è sul lago di Como, spesso quando finiamo su, a Milano, cerchiamo di andare lì a scaricarci e ad ammirare la bellezza. E' un Paese bellissimo! E anche lì stiamo iniziando ad avere un po' di amici a cui vogliamo molto bene. Ogni volta che penso all'Italia mi si scalda il cuore. E' un Paese che si è dimostrato molto affezionato alle band di cui faccio parte e anche alla mia famiglia. E di certo non diamo questo per scontato!".
Da tempo la personale popolarità del cantante della band di Orlando ha varcato i confini della fanbase degli Alter Bridge. Da quando Slash, che lo avrebbe voluto già nei Velvet Revolver, ne ha fatto la voce della sua musica sui dischi e in tour, il pubblico delle grandi arene ha potuto fare la conoscenza con una delle più potenti ed estese voci che il rock possa oggi vantare. Nel frattempo, anche gli altri componenti degli Alter Bridge battevano territori alternativi, vecchi e nuovi. Nel 2009 il chitarrista Mark Tremonti, il batterista Scott Phillips e il bassista Brian Marshall hanno ritrovato Scott Stapp per resuscitare i Creed, proprio la band dal cui scioglimento cinque anni prima erano nati gli Alter Bridge. Lo stesso Tremonti nel 2012 ha pubblicato All I Was, il suo primo album da solista.
Spinte centrifughe scuotevano la "fortezza" Alter Bridge, forse indizi di equilibri interni perduti, di un percorso comune prossimo alla fine. E invece no. Fortress, quarto album della band, cancella ogni speculazione. Perché così coerente, potente, ispirato e ben suonato da non poter essere frutto del lavoro di chi non ci crede più. Senza rinunciare alla ricercatezza melodica, gli Alter Bridge stavolta spingono sulla dinamica, all'incrocio tra corpose architetture sonore prog-metal e un'inquietudine che porta dritta al lato oscuro del grunge, gli Alice in Chains. Una corsa senza fine, che nelle liriche si traduce in testi dai riferimenti obliqui anche quando sono personali, da cui emerge comunque la fotografia di un mondo sulla china di una nuova apocalisse, avviato a una dolorosa ma necessaria catarsi. "Ho visto crollare tutte le fortezze, ma possiamo salvare tutto, riportare tutto a casa" l'unico spiraglio di luce nella titletrack, posta non a caso proprio in chiusura dell'album.
Myles, cosa rappresenta la "fortezza", che in copertina non è altro che una baracca su cui sta per abbattersi la tempesta?
"Questa è la bellezza della musica, è aperta a diverse interpretazioni e per me è esaltante osservare come le persone percepiscano una canzone e cosa possa evocare in loro nel corso della vita. Sì, la copertina racchiude la desolazione e il degrado di una struttura che un tempo sembrava così... sai, 'fortezza' è una parola che richiama qualcosa di solido e invincibile, che resiste alla prova del tempo. Ma come sappiamo non è sempre così. Alla fine, le cose si sgretolano, cadono e questo fa parte della vita".
Da brani come 'Bleed It Dry', 'Peace Is Broken' e 'Calm The Fire', le certezze perdute non risiedono solo nella politica o l'economia, ma anche nella salute della terra, nel difficile futuro della gioventù, in una generale povertà d'amore.
"Assolutamente vero. L'idea è che al momento tutto è molto fragile in modi molto diversi. Per l'azione dei governi, per il modo in cui trattiamo il pianeta, per la mancanza di amore e di tolleranza. Non è inevitabile il crollo di quanto intorno a noi ci sembra così stabile ed invincibile, considerando come la società è strutturata. Ma se non ci svegliamo e guardiamo il mondo intorno a noi e proviamo a correggerne alcuni aspetti corriamo il rischio che questo accada".
A lungo si è discusso sui richiami alla cristianità nei testi degli Alter Bridge. Ma con il precedente AB III e ancor di più con Fortress, la band sembra volersi smarcare. Tra quelle "fortezze" scricchiolanti c'è anche la religione?
"Personalmente dico di sì. Il credo religioso in certi momenti della mia vita sembrava indistruttibile, con il passare del tempo ho trovato sempre più difficile mantenere tale convinzione. Molte cose sono cambiate e penso che molte persone siano disilluse rispetto alla religione".
Ma non si può negare che in due canzoni i riferimenti biblici siano evidenti. La prima è 'Water Rising', che anche a livello sonoro richiama il diluvio universale. La seconda è 'Farther Than The Sun', la ricerca di una terra promessa dove vivere senza bugie e compromessi.
"E' una lettura plausibile. Il testo di Water Rising è di Mark. Penso che scrivendo le sue parti vocali, avesse effettivamente in mente qualcosa che ha a che vedere con questa idea di una apocalisse imminente. Farther Than The Sun sicuramente rappresenta il voler rompere con quei parametri che ti vengono imposti e che fondamentalmente ti impediscono di ottenere la felicità. In tal senso, l'accostamento che fai è applicabile".
A proposito di fortezze vacillanti, crede che i valori fondanti dell'America siano stati danneggiati dal cosiddetto Nsagate? Ed Snowden, l'uomo che ha rivelato come le comunicazioni digitali di tutti siano potenzialmente spiate dal governo Usa, è un patriota o un traditore?
"Penso che il nostro Paese... mmm.... dobbiamo davvero fare un passo indietro e guardare dove stiamo andando. Temo davvero per la nostra 'fortezza'. Come molti americani, penso che questo sia un periodo molto delicato della nostra storia e spero che ne usciremo illesi. Se non illesi, uscirne in qualche modo. E con una fortezza più solida".
Chi è 'The Uninvited'?
"Bella domanda. E' una canzone su coloro che entrano in un territorio straniero con l'intenzione di far del male. In un certo senso riguarda il terrorismo, ma anche quanti calpestano la terra altrui danneggiando le popolazioni indigene. Sono cose che accadono da molti anni e che probabilmente continueranno a succeedere ancora. La canzone esprime un senso di frustrazione: essenzialmente, il protagonista si dibatte mentalmente pensando al castigo che gli è stato inflitto attraverso dolore e perdita".
The 'Uninvited' sembra rifarsi alle cupe atmosfere degli Alice In Chains. Gli Alter Bridge sono spesso stati accostati ad altre realtà del periodo grunge e del suono di Seattle, soprattutto Pearl Jam e Soundgarden.
"Solo considerando le nostre età e la musica che amiamo ascoltare, tutto ciò ha sicuramente senso. Mark, Scott e Brian hanno sempre menzionato il loro amore per il grunge. Quanto a me, vengo proprio dal Pacific Northwest (Myles è nato a Spokane, a est di Seattle, ndi), da dove gran parte del fenomeno è partito. Inevitabile che questa influenza trasparisse nella musica. Penso che il grunge sia stato un periodo davvero interessante nella storia del rock ed uno dei più grandi movimenti musicali che si sia visto da allora. E noi siamo lusingati che la gente faccia questa associazione. E' stato un grande periodo per la musica".
Torniamo all'album. Prima della catartica chiusura con 'Fortress', c'è questa improvvisa decelerazione, 'All Ends Well'. Un brano morbido e arioso, quasi un inno. Come respirare dopo tanta drammatica intensità.
"L'ordine nel quale è posizionata serve proprio a dar modo di prendere respiro. Ha un colore diverso rispetto alle altre canzoni, dà speranza e suona davvero come un inno. Sappiamo che a moltissimi fan degli Alter Bridge piace questa caratteristica del nostro stile e non volevamo cancellarla dal nostro repertorio. Inoltre abbiamo avuto commenti positivi, sembra che piaccia e riecheggi bene tra la gente. Il che è buono!".
Il ritornello recita: "Se arriverai a non credere più in niente, continua a credere in te stesso... da qualche parte, lungo la strada, le stelle ti indicheranno che sei quasi a casa". Credere in se stessi, questa l'unica religione possibile?
"E' una lezione che ho dovuto imparare personalmente. Mi piacerebbe dire di credere in un potere superiore e nelle persone, ma ho dovuto imparare più di ogni altra cosa a continuare a credere in chi sono. E che dovevo agire di persona per cambiare certe cose. Più facile a dirsi che a farsi, ma .... yeah".
Parliamo della band. Non temeva si fosse perso qualcosa, dopo esservi divisi in tanti progetti diversi?
"Capisco che per molti questo potesse essere un motivo di preoccupazione. Devo ammettere che quando all'inizio di quest'anno ci siamo ritrovati, non eravamo sicuri di come sarebbe andata. E siamo rimasti molto sorpresi dalla fluidità di tutto il processo creativo. E' come se ci fossimo ricaricati, ci siamo riuniti e abbiamo scritto più velocemente che mai, con il motore a pieno regime. Anche la registrazione (l'album è prodotto ancora una volta da Michael 'Elvis' Basquette, ndi) è filata via in modo liscio e produttivo. Penso che l'essere stati constantemente impegnati in altri progetti sia stato come esercitare un muscolo che così non si atrofizza e non si indebolisce. Ora ci sentiamo molto piu forti e vogliamo spingerci oltre".
I consensi ricevuti cantando per Slash hanno cambiato la percezione che Myles Kennedy ha di se stesso?
"Non necessariamente. Preferisco non fare molta attenzione alle recensioni, mi fa pensare troppo, potrebbe condizionarmi e limitare la mia creatività. La maggior parte delle volte non so quale sia la percezione che di me ha la gente, può darsi che se leggessi le critiche della stampa e le recensioni che mi riguardano sarei più consapevole, ma io cerco solo di tenere 'giù il naso', continuare a lavorare e a mantenermi occupato. Ma la cosa più importante per me è continuare ad amare quello che faccio. Fortunatamente collaboro con artisti incredibili che rispetto e con quali vado in tour per il mondo. È davvero un grande momento della mia vita".
Mark Tremonti ha pubblicato la sua opera da solista. Della sua si parla da tanto, bisognerà aspettare ancora molto?
"Spero un giorno di farla uscire. Al momento sono così impegnato con Slash e The Conspirators (la band che accompagna l'ex chitarrista dei Guns N'Roses, ndi), oltre che con gli Alter Bridge, che non c'è spazio per far uscire un progetto del genere. Per la maggior parte è già stato registato, da circa quattro anni. Quando le cose sembreranno rallentare un po' sicuramente lo lancerò e farò qualche tour, sicuramente divertendomi".
Il cantante Myles Kennedy in realtà è anche un ottimo chitarrista, un musicista completo che nel bagaglio ha una formazione che va dal jazz al blues. A uno così non va stretto un percorso stilisticamente così chiaro e delineato, come quello degli Alter Bridge?
"Davvero una bella domanda. Sì, a volte lo senti limitante. Il trucco sta nel provare a integrare in quello che fai cose che ami, cercare di farle tue. Più facile a dirsi che a farsi, certo. L'hard rock è soprattutto una chitarra aggressiva, ma io amo ascoltare l'R&B, i grandi cantanti soul e il blues. E se ascolti attentamente, per alcune delle inflessioni della mia voce e a volte anche della mia chitarra, prendo in prestito stilemi da questi generi musicali. Sono convinto che, in un certo senso, aiuti a definire il nostro suono e Mark fa la stessa cosa. Ritornando al mio disco da solista, in quel caso ho cercato di sperimentare di più, ed è lì che esprimo chiaramente il mio amore per il jazz e il blues. Con Alter Bridge utilizzo semplici e specifici elementi e li metto nel mix".
In chiusura, la classica domanda sull'Italia, a lei che ci ha suonato tante volte e in cui tornerà con gli Alter Bridge a novembre.
"Ogni volta che ci vengo conservo buoni ricordi. Amo l'italia, per me e mia moglie è uno dei posti preferiti del pianeta. E il vero "posto preferito" è sul lago di Como, spesso quando finiamo su, a Milano, cerchiamo di andare lì a scaricarci e ad ammirare la bellezza. E' un Paese bellissimo! E anche lì stiamo iniziando ad avere un po' di amici a cui vogliamo molto bene. Ogni volta che penso all'Italia mi si scalda il cuore. E' un Paese che si è dimostrato molto affezionato alle band di cui faccio parte e anche alla mia famiglia. E di certo non diamo questo per scontato!".