DETROIT - L'ombra nitida e orgogliosa di Alan Lomax, cantante folk e etnomusicologo, studioso meticoloso della musica popolare americana, torna a stagliarsi su Detroit a 75 anni di distanza dall'inizio del suo viaggio leggendario attraverso il Midwest. Quella marcia lenta, curiosa e inarrestabile tra villaggi, pianure e città, iniziata nel 1938 su commissione della Biblioteca del Congresso e durata la bellezza di dieci anni, lo portò a documentare il patrimonio immenso del folk americano, come a nessuno è mai riuscito prima e dopo di lui. Una imponente selezione delle testimonianze sonore racconte da Lomax nel Michigan diventano pubbliche, per la prima volta, grazie alla Biblioteca nazionale. Non furono rese pubbliche all'epoca, negli anni Trenta, perché allora negli Stati Uniti serpeggiava un clima di crescente sospetto nei confronti degli immigrati non anglofoni. Ma adesso i tempi sono maturi per offrire una completa visibilità a quei tesori lontani. La Biblioteca ha già pubblicato un podcast ed un e book e l'Università del Wisconsin sta per pubblicare un cofanetto di cd. Prenderanno poi il via anche una serie di esibizioni dal vivo, a partire dal 30 settembre a Mount Pleasant, a 120 miglia da Detroit. Ma non è che la prima tappa della pubblicazione integrale delle registrazioni effettuate da Lomax.
Il Michigan ha rappresentato un terreno particolarmente fertile per la musica popolare, trapiantata nella regione dagli immigrati all'inizio degli anni Venti: musicisti che suonavano il folk delle origini negli accampamenti, nelle miniere, nelle fabbriche dove lavoravano. "È stato un fantastico percorso sul campo, quello di Lomax. Da allora non è stato pubblicato praticamente più nulla", assicura Todd Harvey, il curatore della collezione di Lomax alla Biblioteca del Congresso, collezione che contiene un corpus di circa 900 brani in rappresentanza di una dozzina di differenti gruppi etnici. Una parte dell'archivio di Alan Lomax (400 ore di filmati prodotti per il network statunitense PBS fra il 1978 e il 1985) è stato comunque reso pubblico sul canale tematico di YouTube.
Lomax, figlio d'arte del musicologo John A. Lomax, fra il 1953 e il 1954 fu anche in Italia, dove collaborò con l'etnomusicologo Diego Carpitella nell'opera di registrazioni sul campo. Per la sua ricerca trascorse tre mesi nel Michigan, spingendosi fino ai monti Appalachi e nel profondo sud. Raggiunse le comunità rurali e registrò le canzoni di lavoro e i motivi folk che ascoltava, su di un grande registratore dalle dimensioni di una valigia, alimentato dalla batteria della sua auto. Nelle sue intenzioni, il viaggio avrebbe dovuto interessare la maggior parte del Midwest settentrionale, ma Lomax trovò così tanto materiale nel Michigan che fece solo poche registrazioni in altre zone della regione. La collezione comprende blues acustici provenienti dal sud, inclusi brani di Sampson Pittman e Calvin Frazier, collaboratore per un'unica occasione di Robert Johnson, il pioniere della "musica del diavolo". C'è anche una tipica ballata dei boscaioli chiamata Michigan-I-O eseguita dal solista-boscaiolo Lester Wells e un'altra simile ballata dolente che descrive la vita nelle profondità delle miniere di rame della Upper Peninsula. Si intitola 31st Level Blues ed è interpretato dai Floriani, una famiglia di origine croata.
Gli archivi di John e Alan Lomax presso l'American Folklife Center della Biblioteca comprendono 10.000 registrazioni e 6000 immagini grafiche che documentano le differenti espressioni creative arrivate in America da ogni parte del mondo. Ancora più famose sono le registrazioni sul campo fatte nel sud degli States, in particolare quelle di Leadbelly, Muddy Waters, Son House.
Le registrazioni di 250 pezzi eseguiti da 125 musicisti, insieme a otto bobine di pellicole e foto, riflettono la ricca mescolanza di culture nel Michighan dell'epoca della depressione, dove arrivavano i migranti per sfuggire alla povertà e alla persecuzione in Europa, e dal sud, alla ricerca di lavoro. Nativi francofoni del Canada, e poi musicisti arrivati da Italia, Croazia, Germania, Finlandia, Polonia, Irlanda e Ungheria, che cantano i pezzi in dieci lingue diverse. E la etnomusicologa Laurie Sommers, coordinatrice per il Michigan del progetto Lomax, avverte: "Ora abbiamo le storie e i suoni di marinai, minatori, boscaioli, delle comunità etniche venute in America in cerca di lavoro, che hanno portato con sé le loro tradizioni". Per esempio, Exilia Bellaire. Appartenva alla comunità della Upper Peninsula di Baraga, e per Lomax registrò I went to Marquette, cantata in una mescolanza di inglese e francese.
La ricerca di Lomax sul Michigan è segnata da numerosi aneddoti curiosi. I ladri forzarono due volte la sua auto rubandogli attrezzatura e filmati. E alcuni musicisti gli chiedevano soldi o liquori in cambio delle loro esibizioni. Lomax sapeva fronteggiare le emergenze, e talvolta richiese nuovi fondi ai suoi finanziatori, "anche perché - scrisse in una lettera - in Michigan per cantare ci vuole assolutamente una birra".
Intanto Detroit, baricentro della ricerca illuminata di Alan Lomax, ha continuato a offrire il meglio di sé attraverso la musica, dalla palestra soul della Motown al pionierismo punk di Iggy Pop, fino alle rime rap di Eminem e al rock vintage di James White.
Il Michigan ha rappresentato un terreno particolarmente fertile per la musica popolare, trapiantata nella regione dagli immigrati all'inizio degli anni Venti: musicisti che suonavano il folk delle origini negli accampamenti, nelle miniere, nelle fabbriche dove lavoravano. "È stato un fantastico percorso sul campo, quello di Lomax. Da allora non è stato pubblicato praticamente più nulla", assicura Todd Harvey, il curatore della collezione di Lomax alla Biblioteca del Congresso, collezione che contiene un corpus di circa 900 brani in rappresentanza di una dozzina di differenti gruppi etnici. Una parte dell'archivio di Alan Lomax (400 ore di filmati prodotti per il network statunitense PBS fra il 1978 e il 1985) è stato comunque reso pubblico sul canale tematico di YouTube.
Lomax, figlio d'arte del musicologo John A. Lomax, fra il 1953 e il 1954 fu anche in Italia, dove collaborò con l'etnomusicologo Diego Carpitella nell'opera di registrazioni sul campo. Per la sua ricerca trascorse tre mesi nel Michigan, spingendosi fino ai monti Appalachi e nel profondo sud. Raggiunse le comunità rurali e registrò le canzoni di lavoro e i motivi folk che ascoltava, su di un grande registratore dalle dimensioni di una valigia, alimentato dalla batteria della sua auto. Nelle sue intenzioni, il viaggio avrebbe dovuto interessare la maggior parte del Midwest settentrionale, ma Lomax trovò così tanto materiale nel Michigan che fece solo poche registrazioni in altre zone della regione. La collezione comprende blues acustici provenienti dal sud, inclusi brani di Sampson Pittman e Calvin Frazier, collaboratore per un'unica occasione di Robert Johnson, il pioniere della "musica del diavolo". C'è anche una tipica ballata dei boscaioli chiamata Michigan-I-O eseguita dal solista-boscaiolo Lester Wells e un'altra simile ballata dolente che descrive la vita nelle profondità delle miniere di rame della Upper Peninsula. Si intitola 31st Level Blues ed è interpretato dai Floriani, una famiglia di origine croata.
Gli archivi di John e Alan Lomax presso l'American Folklife Center della Biblioteca comprendono 10.000 registrazioni e 6000 immagini grafiche che documentano le differenti espressioni creative arrivate in America da ogni parte del mondo. Ancora più famose sono le registrazioni sul campo fatte nel sud degli States, in particolare quelle di Leadbelly, Muddy Waters, Son House.
Le registrazioni di 250 pezzi eseguiti da 125 musicisti, insieme a otto bobine di pellicole e foto, riflettono la ricca mescolanza di culture nel Michighan dell'epoca della depressione, dove arrivavano i migranti per sfuggire alla povertà e alla persecuzione in Europa, e dal sud, alla ricerca di lavoro. Nativi francofoni del Canada, e poi musicisti arrivati da Italia, Croazia, Germania, Finlandia, Polonia, Irlanda e Ungheria, che cantano i pezzi in dieci lingue diverse. E la etnomusicologa Laurie Sommers, coordinatrice per il Michigan del progetto Lomax, avverte: "Ora abbiamo le storie e i suoni di marinai, minatori, boscaioli, delle comunità etniche venute in America in cerca di lavoro, che hanno portato con sé le loro tradizioni". Per esempio, Exilia Bellaire. Appartenva alla comunità della Upper Peninsula di Baraga, e per Lomax registrò I went to Marquette, cantata in una mescolanza di inglese e francese.
La ricerca di Lomax sul Michigan è segnata da numerosi aneddoti curiosi. I ladri forzarono due volte la sua auto rubandogli attrezzatura e filmati. E alcuni musicisti gli chiedevano soldi o liquori in cambio delle loro esibizioni. Lomax sapeva fronteggiare le emergenze, e talvolta richiese nuovi fondi ai suoi finanziatori, "anche perché - scrisse in una lettera - in Michigan per cantare ci vuole assolutamente una birra".
Intanto Detroit, baricentro della ricerca illuminata di Alan Lomax, ha continuato a offrire il meglio di sé attraverso la musica, dalla palestra soul della Motown al pionierismo punk di Iggy Pop, fino alle rime rap di Eminem e al rock vintage di James White.