"SONO cazzi miei" grida Emis Killa all'inizio della monumentale, fragorosa passerella organizzata da Hip Hop Tv, che ha visto sfilare al Forum di Assago una sessantina di rapper italiani. E manco a dirlo, "cazzo" è stata la parola più ricorrente in questa divertente e variegata follia, un rapper via l'altro, per quattr'ore di ininterrotta prolusione rap, condensando nomi storici e giovani emergenti in una bolgia infernale, guidata da deejay implacabili e voci di ogni luogo d'Italia.
C'è di che rimanere impressionati, intanto dal pubblico, un mare di 10.000 spettatori, molto partecipi e competenti, al punto da sottolineare e ripetere i testi anche di rapper non proprio celeberrimi, come il torinese Raige, o il vecchio lupo di mare Bassi Maestro, ma soprattutto fusi in un miscuglio decisamente straordinario di età, con tanti bimbi, ma proprio bimbi, alla lettera, spersi tra le gambe di più alti adolescenti o addirittura trentenni, e anche molto più in là, considerando una certa quota di genitori costretti, loro malgrado o forse incuriositi, a vivere questa serata di ordinaria follia, che però è rivelatrice di molte cose. Intanto che il rap in Italia è la musica del momento, piaccia o meno, è devastante, multiforme, ricca di significato, e che spinge a una forma di performance che ha poco a che vedere con l'idea tradizionale del concerto.
Al Forum c'erano tutti, o quasi, con pochissime eccezioni. Mancava Fabri Fibra, ma c'erano Fedez, Marracash, Ensi, Nesli, Guè Pequeno, Dargen D'Amico, c'era Clementino, direttamente da Napoli, c'erano vecchie conoscenze come il Piotta e come i travolgenti Sud Sound System che sono in scena da più di vent'anni, come dire che alla fine è una storia già antica, sedimentata, non certo recentissima, ma ciò non toglie che il fenomeno, nelle sue proporzioni, nel radicamento di pubblico, nella presa sui giovanissimi, e perché no, anche per quanto riguarda i numeri, sia invece un affare di oggi.
La bellezza, un po' selvaggia, turpiloquiata e sfrontata, è nel vederli tutti insieme, uno dopo l'altro, a sfidarsi, a cercare complicità, talvolta, ad accogliere un grande vecchio come Kurtis Blow, spuntato da chiisà dove, unico ospite straniero, ma assolutamente d'eccezione, considerando che è stato il primo rapper a portare la nuova musica al successo discografico, disposto a fare freestyle con gli italiani Clementino e Ensi. In molti hanno cruenti nomi di battaglia, Jack La Furia, Madman, Tormento, perché comunque la si veda, non è musica per mammolette, è un mondo in cui la dignità e il consenso ce lo si guadagna a colpi di parole, forti, incisive, scomode, per lo più tutte quelle che il mondo pop butta via, o meglio, non ha il coraggio di usare.
C'è di che rimanere impressionati, intanto dal pubblico, un mare di 10.000 spettatori, molto partecipi e competenti, al punto da sottolineare e ripetere i testi anche di rapper non proprio celeberrimi, come il torinese Raige, o il vecchio lupo di mare Bassi Maestro, ma soprattutto fusi in un miscuglio decisamente straordinario di età, con tanti bimbi, ma proprio bimbi, alla lettera, spersi tra le gambe di più alti adolescenti o addirittura trentenni, e anche molto più in là, considerando una certa quota di genitori costretti, loro malgrado o forse incuriositi, a vivere questa serata di ordinaria follia, che però è rivelatrice di molte cose. Intanto che il rap in Italia è la musica del momento, piaccia o meno, è devastante, multiforme, ricca di significato, e che spinge a una forma di performance che ha poco a che vedere con l'idea tradizionale del concerto.
Al Forum c'erano tutti, o quasi, con pochissime eccezioni. Mancava Fabri Fibra, ma c'erano Fedez, Marracash, Ensi, Nesli, Guè Pequeno, Dargen D'Amico, c'era Clementino, direttamente da Napoli, c'erano vecchie conoscenze come il Piotta e come i travolgenti Sud Sound System che sono in scena da più di vent'anni, come dire che alla fine è una storia già antica, sedimentata, non certo recentissima, ma ciò non toglie che il fenomeno, nelle sue proporzioni, nel radicamento di pubblico, nella presa sui giovanissimi, e perché no, anche per quanto riguarda i numeri, sia invece un affare di oggi.
La bellezza, un po' selvaggia, turpiloquiata e sfrontata, è nel vederli tutti insieme, uno dopo l'altro, a sfidarsi, a cercare complicità, talvolta, ad accogliere un grande vecchio come Kurtis Blow, spuntato da chiisà dove, unico ospite straniero, ma assolutamente d'eccezione, considerando che è stato il primo rapper a portare la nuova musica al successo discografico, disposto a fare freestyle con gli italiani Clementino e Ensi. In molti hanno cruenti nomi di battaglia, Jack La Furia, Madman, Tormento, perché comunque la si veda, non è musica per mammolette, è un mondo in cui la dignità e il consenso ce lo si guadagna a colpi di parole, forti, incisive, scomode, per lo più tutte quelle che il mondo pop butta via, o meglio, non ha il coraggio di usare.