Spettacoli

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"Movimento lento", l'elogio della lentezza
dei Radici nel Cemento, veterani reggae

La band romana festeggia i vent'anni di carriera con il nuovo album "7". Sonorità assortite (roots reggae, rocksteady, ska, calypso, reggae militante) e ospiti: Giulia Lenti (Julia Kee), Ginko, "Sigaro"

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ROMA - Radici nel Cemento, eccoli di nuovo. La storica reggae band capitolina torna con il singolo Movimento lento (l'elogio della lentezza del ritmo in levare, quintessenza del reggae) e il video omonimo, antipasto all'album 7, realizzato in studio a due anni dalla pubblicazione del loro primo album live, Fiesta!. Vent'anni di carriera sull'onda lunga del reggae - esordirono nel 1993 con un altro nome, Roots In Concrete, poi nel 1995 lo cambiarono in Radici nel Cemento, che oggi suona come un marchio doc - non hanno minimamente scalfito la passione, la coerenza, la forza d'urto di una band per la quale la musica è il soffio vitale, da condividere e amplificare.
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La formazione - che comprende Rastablanco, voce, chitarra e mandolino, Giulio Ferrante, voce e basso, Vincenzo Caristia, batteria, Christian Simone, sax tenore, Leonardo Bono, sound engineer e dub masta, cui si aggiungono Angelo Morrone, tastiere, Valerio Guaraldi, chitarra, Stefano Cecchi, tromba, Amos Vigna, sax alto e tenore - ha tenuto un numero impressionante di concerti in Italia e in Europa, collaborando con nomi rilevanti della scena reggae giamaicana (da Laurel Aitken a Max Romeo, a Alton Ellis) e italiana (Bunna e Madaski degli Africa Unite e Roy Paci). Le loro canzoni pervase dal ritmo profondo e contagioso del reggae hanno sempre puntato il dito contro le ingiustizie, oppure hanno raccontato l'amore, spesso e volentieri in chiave ironica, trasmettendo quella sensazione di forza e di unità propria di chi crede che la musica non sia solo e soltanto moda o intrattenimento fine a se stesso e spesso Radici nel Cemento hanno inserito nei loro testi espressioni e atteggiamenti che appartengono alla cultura romana più popolare e autentica. E ancora: sono stati tra i primi a prendere posizione contro la deriva omofobica che ha macchiato la scena reggae giamaicana degli ultimi anni.

Nell'aprile del 2013 la band è tornata in studio per assemblare il nuovo album. Il risultato del lungo e paziente lavoro in sala di registrazione è questo 7, un album dal suono reggae pieno e coinvolgente. Lo stile e la personalità della band sono sempre più a fuoco, mentre le canzoni possiedono tutti gli elementi - senso della melodia, ritmo caldo e contagioso, qualità degli arrangiamenti - per colpire fin dal primo ascolto. Per molti aspetti 7 - settimo capitolo della loro discografia, ma 7 è anche un numero primo, un numero magico, e sul palco la band è composta da sette elementi... - risulta così il loro lavoro più maturo e completo, a cinque anni dal precedente album di inediti, Il Paese di Pulcinella.
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Si tratta di 14 brani originali molto suonati (l'elettronica è usata in maniera limitata ma intelligente) impiantati su tematiche e stili assortiti: dal roots reggae (Movimento lento, Libera, Soleluna) al rocksteady (Romareggaeroots), ska (Quello che io cerco, Nina, La Skampagnata), calypso (Tuta e pigiama) e reggae militante( L'acqua, La guerra di Tore, Piazza Giuliani, Ya Basta!). A Rastablanco, una delle due voci storiche della band, si aggiunge adesso in modo più consistente anche la voce di Giuliobass (Ferrante) che oltre alle linee di basso contribuisce con sei canzoni. Hanno contribuito poi in maniera decisiva tanti musicisti amici della band: Giulia Lenti, nota in ambiente reggae come Julia Kee (in Soleluna), Ginko, veterano della Villa Ada Posse su Romareggaeroots, la voce della Banda Bassotti, Angelo Conti, meglio noto come "Sigaro", col suo breve ma intenso monologo su Ya Basta!
Ya Basta!.