ROMA - Se con l'ambiguità ci avesse solo giocato - come all'inizio della carriera hanno fatto in molti, da Jagger a Bowie - oggi Jamie McDermott sarebbe una popstar. Invece l'ha messa subito giù dura: sono gay, ho subito violenze, nella mia musica e nel mio teatro la componente omosessuale è predominante. "E così per anni è stato un no dietro l'altro", esordisce il leader degli Irrepressibles, che il 30 ottobre presenta Nude, il nuovo spettacolo (anche secondo album della band) a Bologna nel corso del Gender Bender Festival. "Dicevano che non avrebbero saputo come 'venderci'. Ci hanno ripensato solo dopo il successo di Antony and the Johnsons, Owen Pallett, Scissors Sisters e Arcade Fire. E finalmente dopo otto anni di rifiuti, nel 2010 abbiamo avuto il primo contratto".
Non è solo rock and roll, non è solo elettronica, e neanche solo teatro o balletto, ma tutto questo combinato insieme dall'immaginazione del dinamico McDermott, 33 anni, cresciuto sulla costa di Scarborough e "fuggito a Londra nel 2002 per frequentare una scuola di pop music". La capitale inglese ha abbracciato le sue stravaganze, ripagando la magra esistenza di artista drop-out con una commissione della Queen Elizabeth Hall che nel 2010 si è tradotta in Mirror Mirror, un disco/spettacolo carico di esotici barocchismi. Nude, al contrario, è una performance di grande intensità e intimità, "un'evoluzione in senso minimalista. Lo spettacolo racconta la mia storia di omosessuale attraverso canzoni che ho composto dall'adolescenza fino ai nostri giorni".
L'Independent ha definito Nude un "atto di forza". È ancora così difficile parlare di diversità?
"Sì, se i contenuti dei testi e dei video sono apertamente omosessuali. Ci sono artisti gay che si ostinano a scrivere liriche in chiave etero. Nude invece è uno spettacolo fortemente omosessuale, corredato da video che parlano di bullismo, della difficoltà di accettare la propria condizione e dell'amore fra due uomini descritto senza mascheramenti. Ho avuto enormi difficoltà, ho rischiato di buttare tutto nella spazzatura e di finire sul lastrico".
Come spiegherebbe al nostro pubblico il suo teatro tra rock e avanguardia?
"Nel nostro spettacolo non c'è niente di convenzionale, niente che io abbia mediato dal lavoro di altri artisti. Memore dell'esperienza di un'installazione che ho curato per il Victoria & Albert Museum di Londra, una sorta di carillon umano per la Raphael Cartoon Gallery, ho sistemato in musicisti sul palco in modo che possano apparire e scomparire tra proiezioni di video autoprodotti: sulla sessualità, sul tempo, sulla memoria. Nude è uno spettacolo multimediale in cui cinema, danza e musica si fondono in un'esperienza unica".
Quali sono gli artisti che hanno ispirato la sua creatività di adolescente e successivamente la poetica degli Irrepressibles?
"Da ragazzino volevo assomigliare a Kurt Cobain, Chris Cornell, Nick Cave e soprattutto a Jeff Buckley, l'artista che insieme a David Bowie mi ha influenzato più di chiunque altro".
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Lei è stato vittima di episodi di bullismo?
"Sì, alle elementari, alle medie e al liceo. So esattamente cosa vuol dire essere minacciato e represso e picchiato a sangue. In base alle mie esperienze passate dovrei aver paura a uscire da solo. Oggi in Gran Bretagna c'è un'apertura maggiore nei confronti dei gay, le unioni civili sono state una conquista importante - i giovani omosessuali vivono in un contesto più sereno, e questo è meraviglioso. Ma non ci nascondiamo dietro un dito, c'è ancora odio, il bullismo è tutt'altro che debellato e le violenze contro gay e transgender sono all'ordine del giorno, in Inghilterra e nel resto del mondo. Recentemente abbiamo avuto enormi problemi a esibirci di fronte a cinquemila persone a Mosca. I tecnici del suono si rifiutavano di accendere gli amplificatori, poi hanno ceduto su insistenza del pubblico. Ma quando abbiamo trasmesso il video di Arrow e abbiamo chiesto ai ragazzi di baciarsi durante l'esecuzione di Two men in love l'atmosfera era tesissima ed elettrica: da una parte ostilità, dall'altra comprensione e accettazione dimostrate con un calore che non avevo mai sentito prima".
Qual è, secondo lei, la missione di un artista gay?
"Parlare onestamente, incoraggiare, aiutare a liberarsi, condividere col pubblico la bellezza della vita, far sapere che in tanti paesi uomini e donne vengono torturati e uccisi perché omosessuali o transgender. C'è ancora molto lavoro da fare".
Chi sono gli eroi del nostro tempo?
"Il prototipo secondo me è Barack Obama. Per la chiarezza delle sue opinioni sull'uguaglianza tra uomini e donne al di là della loro sessualità, della condizione sociale e del potere economico".
Non è solo rock and roll, non è solo elettronica, e neanche solo teatro o balletto, ma tutto questo combinato insieme dall'immaginazione del dinamico McDermott, 33 anni, cresciuto sulla costa di Scarborough e "fuggito a Londra nel 2002 per frequentare una scuola di pop music". La capitale inglese ha abbracciato le sue stravaganze, ripagando la magra esistenza di artista drop-out con una commissione della Queen Elizabeth Hall che nel 2010 si è tradotta in Mirror Mirror, un disco/spettacolo carico di esotici barocchismi. Nude, al contrario, è una performance di grande intensità e intimità, "un'evoluzione in senso minimalista. Lo spettacolo racconta la mia storia di omosessuale attraverso canzoni che ho composto dall'adolescenza fino ai nostri giorni".
L'Independent ha definito Nude un "atto di forza". È ancora così difficile parlare di diversità?
"Sì, se i contenuti dei testi e dei video sono apertamente omosessuali. Ci sono artisti gay che si ostinano a scrivere liriche in chiave etero. Nude invece è uno spettacolo fortemente omosessuale, corredato da video che parlano di bullismo, della difficoltà di accettare la propria condizione e dell'amore fra due uomini descritto senza mascheramenti. Ho avuto enormi difficoltà, ho rischiato di buttare tutto nella spazzatura e di finire sul lastrico".
Come spiegherebbe al nostro pubblico il suo teatro tra rock e avanguardia?
"Nel nostro spettacolo non c'è niente di convenzionale, niente che io abbia mediato dal lavoro di altri artisti. Memore dell'esperienza di un'installazione che ho curato per il Victoria & Albert Museum di Londra, una sorta di carillon umano per la Raphael Cartoon Gallery, ho sistemato in musicisti sul palco in modo che possano apparire e scomparire tra proiezioni di video autoprodotti: sulla sessualità, sul tempo, sulla memoria. Nude è uno spettacolo multimediale in cui cinema, danza e musica si fondono in un'esperienza unica".
Quali sono gli artisti che hanno ispirato la sua creatività di adolescente e successivamente la poetica degli Irrepressibles?
"Da ragazzino volevo assomigliare a Kurt Cobain, Chris Cornell, Nick Cave e soprattutto a Jeff Buckley, l'artista che insieme a David Bowie mi ha influenzato più di chiunque altro".
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Lei è stato vittima di episodi di bullismo?
"Sì, alle elementari, alle medie e al liceo. So esattamente cosa vuol dire essere minacciato e represso e picchiato a sangue. In base alle mie esperienze passate dovrei aver paura a uscire da solo. Oggi in Gran Bretagna c'è un'apertura maggiore nei confronti dei gay, le unioni civili sono state una conquista importante - i giovani omosessuali vivono in un contesto più sereno, e questo è meraviglioso. Ma non ci nascondiamo dietro un dito, c'è ancora odio, il bullismo è tutt'altro che debellato e le violenze contro gay e transgender sono all'ordine del giorno, in Inghilterra e nel resto del mondo. Recentemente abbiamo avuto enormi problemi a esibirci di fronte a cinquemila persone a Mosca. I tecnici del suono si rifiutavano di accendere gli amplificatori, poi hanno ceduto su insistenza del pubblico. Ma quando abbiamo trasmesso il video di Arrow e abbiamo chiesto ai ragazzi di baciarsi durante l'esecuzione di Two men in love l'atmosfera era tesissima ed elettrica: da una parte ostilità, dall'altra comprensione e accettazione dimostrate con un calore che non avevo mai sentito prima".
Qual è, secondo lei, la missione di un artista gay?
"Parlare onestamente, incoraggiare, aiutare a liberarsi, condividere col pubblico la bellezza della vita, far sapere che in tanti paesi uomini e donne vengono torturati e uccisi perché omosessuali o transgender. C'è ancora molto lavoro da fare".
Chi sono gli eroi del nostro tempo?
"Il prototipo secondo me è Barack Obama. Per la chiarezza delle sue opinioni sull'uguaglianza tra uomini e donne al di là della loro sessualità, della condizione sociale e del potere economico".