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Guccini, ora "Culodritto" è un libro:
"La canzone nuda e cruda non regge più"

Ha smesso di cantare e affida l'autobiografia alla pagina scritta. In questo volume di parole e disegni la protagonista è la figlia Teresa: "Mio padre è schivo, l'unico modo per capirlo è ascoltare quel che scrive". Seguiranno il secondo "Dizionario delle cose perdute", a Natale, poi la nuova avventura di Poiana, a quattro mani con Loriano Macchiavelli
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Ora c'è la storia infinita fra un padre e una figlia. Poi la ricerca delle cose perdute, parte seconda. Quindi un nuovo racconto dei suoi monti, nomi di amici che tornano. Francesco Guccini ha smesso di cantare con la voce e adesso canta con i libri. Prosegue un'autobiografia tutta sua, come nelle canzoni. Da "Cròniche epafàniche", 1989, al libro appena uscito, "Culodritto", a quelli che verranno. Uno a Natale, il secondo volume del "Dizionario delle cose perdute"; l'altro a metà 2014, con il sodale Loriano Macchiavelli, la nuova avventura di Poiana, l'ispettore della Forestale Marco Gheradini.

"Non voglio dare consigli, mi limito dire a tutti: leggere, leggere, leggere. I libri e le canzoni, anche scritte più di 40 anni fa, hanno sempre qualcosa da dire. Non sono fazzolettini di carta da gettare. Durano".

"Culodritto" è un libro di parole e disegni. Stesso titolo del disco che il Maestrone Gucci…
Ora c'è la storia infinita fra un padre e una figlia. Poi la ricerca delle cose perdute, parte seconda. Quindi un nuovo racconto dei suoi monti, nomi di amici che tornano. Francesco Guccini ha smesso di cantare con la voce e adesso canta con i libri. Prosegue un'autobiografia tutta sua, come nelle canzoni. Da "Cròniche epafàniche", 1989, al libro appena uscito, "Culodritto", a quelli che verranno. Uno a Natale, il secondo volume del "Dizionario delle cose perdute"; l'altro a metà 2014, con il sodale Loriano Macchiavelli, la nuova avventura di Poiana, l'ispettore della Forestale Marco Gheradini.

"Non voglio dare consigli, mi limito dire a tutti: leggere, leggere, leggere. I libri e le canzoni, anche scritte più di 40 anni fa, hanno sempre qualcosa da dire. Non sono fazzolettini di carta da gettare. Durano".

"Culodritto" è un libro di parole e disegni. Stesso titolo del disco che il Maestrone Guccini dedicò nel 1987 a Teresa, la figlia bambina. "E altre canzoni" è il sottotitolo. Ci sono "E un giorno" (anno 2000, la figlia è grande) "Il vecchio e il bambino", "Auschwitz", "Una canzone", "Piccola città", "L'ultima volta". Ma protagonista assoluta è lei: Teresa. Protagonista alla maniera scontrosa di Guccini, "nel '78 sono diventato padre". Per decenni lui giurava: "Eskimo? Protesta? Lo comprai perché avevo freddo appena tornato dai soldati". I disegni del libro Mondadori sono di Alessandro Sanna, tre anni in più di Teresa, casa a Ostiglia di Mantova, Po e la Pianura Padana, vincitore nel 2006 del Premio Andersen con "Hai mai visto Mondrian?", uno dei tanti suoi titoli dal sapore gucciniano.

In copertina di "Culodritto" c'è la "vispa Teresa" che marcia impettita verso la vita. "A Teresa, con la speranza augurio che, prima o poi, i figli dei gatti comincino a cercare i topi" le dedicò lui il suo romanzo n.2, "Vacca di un cane", 1993. Un rapporto padre e figlia complicato come tutti che si addolcisce quando il padre diventa poeta. "Tutte le volte che abbiamo litigato riascoltando quella canzone mi rappacificavo con lui", racconta lei, alta, bella, laurea al Dams, lavoro nella comunicazione, figlia di Angela, compagna di Guccini per un ventennio. "Mio padre è schivo, l'unico modo per capirlo è ascoltare quel che scrive".

E lui: "Conobbi Umberto Eco la sera in cui sei nata. Il 14 dicembre. Mi chiamarono dall'ospedale, io avevo lasciato il numero di Vito. Ero seduto a quel tavolo laggiù. Qualche giorno dopo facemmo una tavolata enorme, fu una grande festa. Ad un certo punto arrivò Roberto Benigni. Non lo conoscevo, cominciava a fare qualche programma in tivù". Poi, sempre nella trattoria a lato di via Paolo Fabbri, vennero le gare in ottava rima, poesie a braccio con Eco e il Robertaccio di Televacca.

Guccini vive via da una Bologna in cui non si ritrova, sta a Pavana con Raffaella, la moglie, laureata con Ezio Raimondi, insegnante. I sentimenti li fa spuntare ancora una volta dalle parole scritte. "Vedo questa bambina -  dice nella prefazione - crescere con una grande fiducia nell'adulto perché ha ancora tutto da scoprire". "Ma come vorrei avere i tuoi occhi,/ spalancati sul mondo come carte assorbenti/ e le tue risate pulite e piene,/  quasi senza rimorsi o pentimenti", cantava quando Teresa aveva nove anni. Nel 2000, "E un giorno..." è invece la musica del tempo che passa: "E tuo padre ti sembra più vecchio e ogni giorno si fa più lontano, non racconta più favole... E tuo padre ti sembra annoiato e ogni volta si fa più distratto, non inventa più giochi e con te sta perdendo il contatto". "Del resto è inutile raccontare favole a chi non ha più voglia di ascoltarle" dice il Guccini 2013.

"Anche le canzoni possono essere storie da raccontare", scrive Guccini nella prefazione. A parole però commenta: "La canzone così, nuda e cruda, esaminata solo come un testo poetico, per me raramente può reggere".

La canzone disegnata è un'altra cosa, per uno, che quando gli chiesero la differenza fra il '68 e il '77, fra due diverse ribellioni, rispose. "Il '68 era parlato, cantato. Il '77 disegnato, graffitato". Guccini ha molto viaggiato fra i disegni, dai testi pubblicitari per Carosello e "Salomone pirata pacioccone" di Bonvi, a "Vita e morte del brigante Bobini detto Gnicche" con Francesco Rubino, a "Lo sconosciuto" con Magnus, a "Storie dello spazio profondo" ancora con Bonvi.

Stazioni di una vita che adesso genererà la raccolta n.2 del "Dizionario delle cose perdute". Il primo volume nel 2012 è stato un record. "Un recupero di oggetti e situazioni di un tempo". Raccolti nella cultura del Maestrone ("per Rabelais il miglior nettaculo è un paperetto") e nelle chiacchiere delle osterie. Le merendine? "Mi davano un bicchiere di vino zuccherato". La letterina di Natale? "La mettevi fra la scodella e il piatto del babbo. Scrivevi nefandezze, vergognose ipocrisie. Tutta la famiglia fingeva di non vederla. Catatonici. 'Bene bene diceva il babbo e la metteva via. Ho smesso di scriverle dopo il soldato". "Nembo Kid si cambiava in tutte le cabine telefoniche. Moh... Se una vecchia signora telefonava troppo, la scaraventavano fuori". "La maglia nera al Giro d'Italia. L'ultimo, aveva un premio in denaro. C'era la gara, gente si nascondeva per lasciar passare tutti".

Poi nel 2014 tornerà il forestale Gherardini. Guccini aveva perso in estate le bozze in bagagli dispersi in un ritorno dalla vacanze in Grecia. "Marco Gheradini esiste davvero, da trent'anni ha una ferramenta a Pavana. Quando gli dissi che ne facevo un personaggio da romanzo, lui mi chiese solo "Tromba? Tromba?".