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Stormy Six, "Benvenuti nel ghetto": "Celebriamo la ribellione di Varsavia"

Lo spettacolo con Moni Ovadia è diventato un disco e già la storica band degli anni 60-70 si attrezza per un tour. "Siamo tornati per chiudere un cerchio. Il tema della rivolta, della ribellione all'ingiustizia, è sempre stato nostro. Lo cantiamo fin dal tempo di Un biglietto del tram"

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MILANO - Sono stati tra i simboli della musica politica degli anni Sessanta e Settanta. Hanno cantato le lotte studentesche, tra il Pci e i movimenti extraparlamentari. Nel 1967 sono stati tra i gruppi spalla ai Rolling Stones, nel primo tour italiano della rock band di Jagger & Richards. Poi il riflusso e gli anni Ottanta che li uccisero, metaforicamente, con lo scioglimento nel 1983. Ora riecco gli Stormy Six. Che in realtà si erano riformati già nel 1993, ma si erano limitati a un'attività di concerti neppure troppo intensa, senza produrre dischi inediti. Fino a ora. Perché all'improvviso esce Benvenuti nel ghetto. E ghetto non è una metafora politica: è proprio il quartiere ebraico. Quello di Varsavia, in particolare, che nel 1943 fa si rivoltò all'occupazione nazista. Finì come si può immaginare, ma quella ribellione rimase un esempio. Che 70 anni dopo gli Stormy Six hanno celebrato assieme a Moni Ovadia in uno spettacolo che ora diventa un disco, cd+dvd, in uscita martedì 29 ottobre.

Umberto Fiori, voce e chitarra della band, com'è nato questo progetto?
"L'idea è stata di Moni, un amico da oltre quarant'anni con cui però non avevamo mai collaborato. Voleva ricordare quella ricorrenza e ci ha chiesto di scrivere delle canzoni sul tema. Lo spettacolo è andato in scena per una sola sera, il 20 aprile al teatro Ariosto di Reggio Emilia: le nostre musiche e Moni che leggeva racconti tratti dalle memorie di protagonisti e testimoni di quell'episodio. Il disco contiene le canzoni depurate dagli applausi. Insomma, non sembra un live: a quello provvede il dvd".

Cosa contiene?
"Tutto lo spettacolo, comprese in questo caso le parti recitate da Moni. Ma anche una serie di drammatiche immagini d'epoca, rigorosamente in bianco e nero, testimonianza della tragedia del ghetto di Varsavia"

Al di là della proposta di Ovadia, come mai questo disco?
"Per chiudere un cerchio, diciamo. Il tema della rivolta, della ribellione all'ingiustizia, è sempre stato nostro. Lo cantiamo fin dal tempo di Un biglietto del tram, il disco che contiene Stalingrado, forse la nostra canzone simbolo".

Altri tempi, parliamo del 1975. Perdoni la domanda cattiva, ma adesso ha ancora senso cantare certe cose? Non è reducismo?
"Ha sempre un senso, eccome. Specie per noi, figli di gente che certe cose le aveva vissute e ce le raccontava. Mio padre è stato partigiano. Certo, allora c'era una maggior tendenza della musica a raccontare cose storiche, penso a Guccini per dirne un altro. Ma non creda: io dopo la musica mi sono messo a insegnare e tuttora i giovani mi sembrano interessati alla storia, specie quella del Novecento. Certo, so anche io che è piuttosto difficile che una band, l'anno prossimo, faccia delle canzoni per il centenario della Prima Guerra Mondiale".

Insomma, non vi sentite dei reduci?
"Forse lo siamo anche, ma non lo ritengo una colpa. Abbiamo attraversato una fase storica dell'Italia ben precisa, certe cose non le rinneghiamo affatto. Ovviamente siamo cambiati anche noi, anzi è il tempo che ci ha cambiati. Ma non abbiamo fatto le giravolte e le capriole di altri nostri compagni di percorso, e ne siamo orgogliosi. E mi fa una grande impressione vedere la quantità di cover di Stalingrado su Youtube fatte da ragazzini dei quali nel 1975 erano nati a stento non dico loro, ma i genitori".
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Nella formazione del disco mancano due capisaldi come Pino Martini e Franco Fabbri. Come mai?
"Nessuna polemica. Semplicemente ognuno di noi quando ci siamo sciolti ha preso la propria strada, chi restando nella musica chi facendo altro. E anche quando ci siamo riuniti non siamo più stati un gruppo organico, nel senso che abbiamo fatto date quando potevamo, cioè quando riuscivamo a fare combaciare i nostri momenti liberi dai vari impegni".

Sta dicendo che non farete date per questo disco?
"No, anzi. Ci stiamo organizzando. A Milano la faremo di sicuro, anche se non so quando: siamo obbligati, nella nostra città. E abbiamo richieste anche da altre parti d'Italia, ma lì appunto dovremo capire quando. E ci sarà anche Moni Ovadia. Ci piacerebbe farlo cantare un po'"