ROMA - Da David Bowie al Vaticano. Ziggy Stardust ha guidato la catena di tributi su Twitter per la morte di Lou Reed: "Il mio vecchio amico" è stato "un maestro". E sempre su Twitter il cardinal Gianfranco Ravasi, presidente del pontificio consiglio per la Cultura, fine biblista e teologo, ha ricordato la scomparsa del cantante postando un passaggio di "Perfect Day", una delle più celebri canzoni del fondatore dei leggendari Velvet Underground.
I VERSI INDIMENTICABILI
IL RICORDO DI JOHN CALE
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Erano legati a doppio filo, Bowie e Reed: una grande amicizia e altrettanto grande collaborazione artistica, passata attraverso Transformer del 1972, il secondo album di Reed da solista che contiene l'immortale Wild Side. Altri personaggi del mondo della musica, della cultura e in generale dello spettacolo si sono uniti al cordoglio per la morte del cantante: molti con toni da libro delle condoglianze vecchio borghese che forse avrebbero fatto ridere il vecchio rocker. "Profonda gratitudine. Pace", si è espressa Mia Farrow. Per Salman Rushdie, "Lou è arrivato alla fine della sua canzone. Tristissimo. Ma tu, Lou, sei sempre stato 'on the wild side'. Always a Perfect Day". Su Twitter, Samuel Jackson ha parlato della "musica che ha fatto la mia generazione". Whoopi Goldberg ha commentato che "Lou era unico e questa ragazzina di colore canta ancora de-de-de-de...".
"Ero così coinvolta dalla sua musica. L'ho studiata a lungo. Era un processo che mi parlava, un processo di fusione della poesia con il ritmo, un loop pulsante. Potevi andare in trance ascoltando 12 minuti di Sister Ray". Sono le parole di Patti Smith a un giorno dalla morte dell'amico. La cantautrice ricorda la prima volta che vide il poeta del rock in persona. Era il 1970. Reed e i Velvet Underground si esibivano al Max's Kansas City di Manhattan, Reed portò "la sensibilità dell'arte e della letteratura nella musica rock".
Toccanti le parole di chi, come il gruppo californiano dei Weezer ha deciso di omaggiare Reed in quanto autentica fonte d'ispirazione agli albori della carriera del gruppo di "Pinkerton". "E boom, proprio così è finita. Ciao lou" è il messaggio che si legge sul profilo di Lee Ranaldo, membro dei Sonic Youth, mentre la casa discografica Sub Pop ha voluto citare Sunday Morning dei Velvet Revolver, accompagnato da un "ci mancherai, lou".
Musica ma non solo. Lo scrittore Irvine Welsh lo ha ringraziato per le splendide note di Perfect day senza le quali, secondo l'autore scozzese, sarebbe stato difficile immaginare Trainspotting. La rivista liberal The Nation ha trovato un filo rosso tra The Day that Kennedy Died del 1982 e la militanza fino all'ultimo del cantante con il movimento Occupy Wall Street. Mentre il critico praghese Jiry Cerny ha osservato che "di tutte le scomparse di star della musica quella di Reed è la più dolorosa per i cechi". Era stato proprio Cerny a far conoscere ai suoi connazionali la musica dell'artista negli anni Sessanta. "Fu una influenza straordinaria", ha commentato con Le Monde il dissidente Petr Placak: "Un'esperienza di libertà nella Cecoslovacchia comunista dove tutto era controllato e inquadrato". A Praga i musicisti di Plastic People of the Universe, che avevano cantato Lou Reed fin dal '68, furono al cuore di un processo che portò nel 1989 alla Rivoluzione di Velluto e alla nascita di una amicizia tra Lou e il dissidente e poi presidente Vaclav Havel. Havel aveva comprato un disco dei Velvet nel 1968 a New York: e c'è perfino chi ha ipotizzato un legame - forse soltanto immaginario - tra questa amicizia e il "velluto" usato per tenere a battesimo la rivoluzione praghese.
I VERSI INDIMENTICABILI
IL RICORDO DI JOHN CALE
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Erano legati a doppio filo, Bowie e Reed: una grande amicizia e altrettanto grande collaborazione artistica, passata attraverso Transformer del 1972, il secondo album di Reed da solista che contiene l'immortale Wild Side. Altri personaggi del mondo della musica, della cultura e in generale dello spettacolo si sono uniti al cordoglio per la morte del cantante: molti con toni da libro delle condoglianze vecchio borghese che forse avrebbero fatto ridere il vecchio rocker. "Profonda gratitudine. Pace", si è espressa Mia Farrow. Per Salman Rushdie, "Lou è arrivato alla fine della sua canzone. Tristissimo. Ma tu, Lou, sei sempre stato 'on the wild side'. Always a Perfect Day". Su Twitter, Samuel Jackson ha parlato della "musica che ha fatto la mia generazione". Whoopi Goldberg ha commentato che "Lou era unico e questa ragazzina di colore canta ancora de-de-de-de...".
"Ero così coinvolta dalla sua musica. L'ho studiata a lungo. Era un processo che mi parlava, un processo di fusione della poesia con il ritmo, un loop pulsante. Potevi andare in trance ascoltando 12 minuti di Sister Ray". Sono le parole di Patti Smith a un giorno dalla morte dell'amico. La cantautrice ricorda la prima volta che vide il poeta del rock in persona. Era il 1970. Reed e i Velvet Underground si esibivano al Max's Kansas City di Manhattan, Reed portò "la sensibilità dell'arte e della letteratura nella musica rock".
Toccanti le parole di chi, come il gruppo californiano dei Weezer ha deciso di omaggiare Reed in quanto autentica fonte d'ispirazione agli albori della carriera del gruppo di "Pinkerton". "E boom, proprio così è finita. Ciao lou" è il messaggio che si legge sul profilo di Lee Ranaldo, membro dei Sonic Youth, mentre la casa discografica Sub Pop ha voluto citare Sunday Morning dei Velvet Revolver, accompagnato da un "ci mancherai, lou".
Musica ma non solo. Lo scrittore Irvine Welsh lo ha ringraziato per le splendide note di Perfect day senza le quali, secondo l'autore scozzese, sarebbe stato difficile immaginare Trainspotting. La rivista liberal The Nation ha trovato un filo rosso tra The Day that Kennedy Died del 1982 e la militanza fino all'ultimo del cantante con il movimento Occupy Wall Street. Mentre il critico praghese Jiry Cerny ha osservato che "di tutte le scomparse di star della musica quella di Reed è la più dolorosa per i cechi". Era stato proprio Cerny a far conoscere ai suoi connazionali la musica dell'artista negli anni Sessanta. "Fu una influenza straordinaria", ha commentato con Le Monde il dissidente Petr Placak: "Un'esperienza di libertà nella Cecoslovacchia comunista dove tutto era controllato e inquadrato". A Praga i musicisti di Plastic People of the Universe, che avevano cantato Lou Reed fin dal '68, furono al cuore di un processo che portò nel 1989 alla Rivoluzione di Velluto e alla nascita di una amicizia tra Lou e il dissidente e poi presidente Vaclav Havel. Havel aveva comprato un disco dei Velvet nel 1968 a New York: e c'è perfino chi ha ipotizzato un legame - forse soltanto immaginario - tra questa amicizia e il "velluto" usato per tenere a battesimo la rivoluzione praghese.