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Queens of the Stone Age, il muro delle chitarre che spazza via ogni incertezza

Festa al massimo del calore e della partecipazione, al Forum di Assago, grazie alla potenza di fuoco della band di Josh Homme. Ferocia elettrica e riff implacabili in un clima quasi ipnotico

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MILANO - "Oh l'Italia, l'Italia...", gongola Josh Homme quando il pubblico milanese che riempie il Forum di Assago canta con loro, anticipa cori, sottolinea in ogni momento i ruggiti rock dei Queens of the Stone Age, nome derivato da un produttore che ascoltandoli disse che sembravano proprio quello, regine dell'età della pietra, grazie ai loro rocciosi riff. Di sicuro il gruppo è di quelli che oggi giustificano con maggiore convinzione la sopravvivenza del rock nella sua più pura accezione, un muro di chitarre elettriche che spazza ogni incertezza, granitico e affilato, e continuano a farlo con maestria, considerando che il loro ultimo disco, ... Like clockwork, è uno dei migliori della loro storia. E infatti iniziano il concerto con la cupa e incisiva voluttà di Keep your eyes peeled, incipit del disco e della performance live, e al disco danno ampio spazio, consapevoli della forza dell'album, con I sat the ocean, My god is the sun, Kalopsia, If I had a tail, e altre, rinunciando magari a qualche classico del passato, ma convinti di questa deflagrazione live che infiamma il pubblico.

Dietro di loro uno schermo verticale annuncia tempeste, lampi, mostra forme furenti e sulfuree, le dissonanze si alternano a visioni luminose, i riff implacabili trascendono a tratti in un clima quasi ipnotico, dove la ripetizione serve a scavare solchi profondi dell'immaginario rock. Quando arriva Make it wit chu (che suona come "Make it with you") è pausa festosa, la gente canta insieme a Josh Homme, con ironia e divertimento, ma il tono del concerto è sostanzialmente feroce, come se il rock in questo caso fosse una bandiera da portare in cima a una montagna, da esporre con fierezza e determinazione. Go with the flow e Mexicola ricordano fasi passate, fino agli esordi del gruppo, alimentato dalla scena di Seattle, capace di assorbire diversi contributi, come un collettivo relativamente aperto, ma a dominare è la volontà di sparare raffiche rock ad alto potenziale, di risvegliare energie, di affermare integrità e coerenza, così come afferma l'ultimo bellissimo album, ... Like clockwork, come un orologio che scandisce senza pietà, e senza sconti il senso del tempo, poco allegro forse ma battagliero, indomito, una freccia puntata nel cuore del pubblico che a Milano, per l'unica data italiana della band, ha celebrato una festa rock al massimo del calore e della partecipazione.