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Los Van Van, l'orgoglio di Cuba: "L'evoluzione continua, il nostro ritmo è inarrestabile"

Samuel Formell, cantante della storica formazione, racconta le trasformazioni del loro "songo". "Da noi c'è un fermento musicale che non si ferma, al di là della situazione politica". Mercoledì 6 novembre l'unico concerto italiano allo Spazio 900 di Roma

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Da FIDEL Castro e dalla doppia valuta fino al nuovo millennio e alla svolta portata da Raúl: raccontare i Los Van Van, storica formazione cubana fondata nel 1969, significa anche attraversare quarantacinque anni di storia dell'isola riflessa, inevitabilmente, dentro le canzoni di quella che a oggi rimane senza dubbio la più celebre band cubana del mondo. Dopo aver ritirato il Womex alla carriera a Cardiff qualche giorno fa, il 6 novembre il gruppo sarà in concerto in Italia per un'unica data allo Spazio 900 di Roma. "La situazione a Cuba? Direi che è cambiata parecchio dagli anni Sessanta a oggi e, posso dire, in meglio per la gente", riflette Samuel Formell, figlio del fondatore del gruppo, Juan Formell. "In questo momento nel Paese ancora non c'è una buona situazione economica, ma c'è un'apertura importante, i cubani possono finalmente viaggiare e fare affari con i privati in modo privato, non è più come prima. Mi sembra un miglioramento importante".
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Partiti alla fine degli anni Sessanta come orchestra charanga, con tre violini e un violoncello, negli anni i Los Van Van si sono trasformati in una formidabile macchina da salsa, tra le più importanti del Paese, fino a diventare un nome imprescindibile all'interno della scena della musica etnica anche per aver inventato un genere musicale: il songo, ovvero il ritmo che nei primi anni Settanta diventò la colonna sonora delle sale da ballo della Cuba di Fidel. "Abbiamo subito molte evoluzioni nel tempo", continua Formell, "dalla composizione dei brani agli arrangiamenti, dall'armonia agli strumenti musicali, ma il ritmo del songo è ciò che ancora continua a contraddistinguere i Los Van Van. Cos'è? Un'evoluzione degli schemi classici della musica cubana, con l'introduzione di basso e piano elettrico. I nostri riferimenti? Artisti cubani come Rubén Blades, ma anche Elvis Presley, i Rolling Stones e addirittura i Beatles hanno influito molto sul nostro suono".

Diciassette musicisti in formazione, un Latin Grammy vinto nel 1999, un concerto (storico) alla Carnegie Hall di New York e milioni di dischi venduti in patria, i Los Van Van oltre a crescere quattro generazioni di cubani, si sono sempre segnalati proprio per l'innovazione sonora e la contaminazione con altri generi, un'attitudine che li ha portati a inglobare nel loro suono elementi di rock, funk, pop e addirittura hip hop, rendendoli di fatto anche gli ambasciatori musicali di Cuba, prima e dopo la popolarità del Buena Vista Social Club, oggi rappresentati solo da Eliades Ochoa e da due superstiti del gruppo originale.
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"A Cuba c'è un fermento musicale inarrestabile", conclude Formell, "che non si ferma, qualunque sia la situazione politica. Raúl? Non so se siamo davvero davanti a una svolta, ma il cambiamento c'è e la situazione sta gradualmente migliorando. Ma il popolo ancora non è preparato a un cambio repentino, oggi l'80 % dei cubani ha la famiglia lontano dall'isola e l'unico aiuto economico spesso arriva ancora dall'estero. Presto però riusciremo ad essere completamente autonomi, ne sono certo".