Deezer, cinque milioni di utenti: "Il futuro è lo streaming, il mercato italiano è in evoluzione"
Ernesto Assante, <em class="author">ERNESTO ASSANTE</em>"Il numero di utenti paganti in 12 mesi è raddoppiato", annuncia L'AD Dauchez, che annuncia tante novità del servizio, da "Ascolta qui" ed "Esplora" alla app Deezer per Mac. "In Italia avete gusti molto più aperti rispetto al resto dell'Europa"
PER presentare le novità di Deezer, l'amministratore delegato del servizio di musica in streaming nato in Francia ha scelto un luogo simbolico e importante, il Ronnie Scott's, uno dei templi del jazz e del blues inglese, nel cuore di Soho. Novità e numeri non piccoli: Deezer ha in un solo anno raddoppiato il numero dei suoi abbonati, raggiungendo un totale di 5 milioni di utenti a pagamento in oltre 180 paesi in tutto il mondo; l'azienda ha siglato 11 nuove partnership nel settore delle telecomunicazioni, per un totale di 25 accordi a livello mondiale; nel frattempo il catalogo musicale ha raggiunto i 30 milioni di tracce con una media giornaliera di 27.000 nuovi brani di ogni genere e provenienti da ogni paese, trasformando Deezer nel più grande servizio di musica streaming di tutti i tempi. "Il fatto che il numero di utenti paganti sia raddoppiato in 12 mesi", dice Dauchez, "rappresenta un segnale molto incoraggiante: l'era della musica in streami…
PER presentare le novità di Deezer, l'amministratore delegato del servizio di musica in streaming nato in Francia ha scelto un luogo simbolico e importante, il Ronnie Scott's, uno dei templi del jazz e del blues inglese, nel cuore di Soho. Novità e numeri non piccoli: Deezer ha in un solo anno raddoppiato il numero dei suoi abbonati, raggiungendo un totale di 5 milioni di utenti a pagamento in oltre 180 paesi in tutto il mondo; l'azienda ha siglato 11 nuove partnership nel settore delle telecomunicazioni, per un totale di 25 accordi a livello mondiale; nel frattempo il catalogo musicale ha raggiunto i 30 milioni di tracce con una media giornaliera di 27.000 nuovi brani di ogni genere e provenienti da ogni paese, trasformando Deezer nel più grande servizio di musica streaming di tutti i tempi. "Il fatto che il numero di utenti paganti sia raddoppiato in 12 mesi", dice Dauchez, "rappresenta un segnale molto incoraggiante: l'era della musica in streaming è adesso. Un anno fa abbiamo lavorato al lancio di Deezer a livello mondiale poiché sentivamo che la musica meritava di diventare davvero globale. A distanza di un anno, siamo fieri di annunciare di aver superato le nostre previsioni, ma non ci accontentiamo semplicemente di stare al passo con i tempi, vogliamo essere alla guida dell'innovazione".
Dauchez ha approfittato dell'occasione per presentare le novità che riguardano Deezer, a partire da, "Ascolta qui", che una sezione del sito che fornisce quotidianamente suggerimenti sulla musica che ascolti, sulle ultime news dei gruppi preferiti, sulle playlist create dagli amici e, allo stesso tempo, seleziona i consigli più adatti tra quelli del team di esperti Deezer. C'è poi "Esplora", un'altra nuova funzione che offrirà uno strumento esclusivo sia per scoprire le ultime uscite musicali, sia per consultare i consigli del team di editori. E quindi la nuova app Deezer per Mac, diversa da una semplice desktop app e molto più leggera e veloce di una versione web, oltretutto la library iTunes viene automaticamente sincronizzata con Deezer, ciò significa che si può avere un unico accesso a tutta la propria musica.
Mr. Dauchez, quali obiettivi si pone oggi Deezer?
"Abbiamo ottenuto dei grandi risultati, ora il prossimo passo è andare al di la del semplice streaming. Abbiamo bisogno di essere migliori in termini di qualità, di presenza, di ricchezza di catalogo, ma soprattutto dobbiamo crescere nella nostra possibilità di aiutare l'ascoltatore a scoprire la musica, non vogliamo essere soltanto un luogo dove si ascolta quello che già si conosce. E in questo senso lo streaming è la tecnologia perfetta. Il download è una tecnologia di transizione, la proprietà del brano per gli utenti non significa nulla".
In che senso?
"Quando la gente acquista un cd o un disco in vinile ottiene davvero qualcosa in proprietà, un oggetto fisico, e ha un possesso vero. Oltretutto un acquisto è un processo in qualche modo difficile non solo per il costo dell'oggetto, ma anche perché si compra un disco senza sapere prima se la musica che contiene ci piace davvero. Questo è ben diverso dal possedere un file scaricato da un sito. Non esiste un senso di possesso, è una proprietà fasulla e questo spinge il pubblico verso lo streaming. Non credo che il download abbia un futuro, resterà, certamente, come parte degli ecosistemi, ma il futuro è dello streaming".
E i servizi di streaming, quindi, devono evolvere.
"Sì. La digitalizzazione della musica ha avuto tre fasi, la prima è stata quella del download, la replica on line del mondo fisico; la seconda quella del jukebox, musica alla quale accedi da dovunque. Ma il jukebox non è un servizio, e qui arriviamo alla terza fase, quella dei "music service", che sarà sempre basato sul jukebox ma non dovrà dare solo tracce, ma consigli, sorprese, scoperte e emozioni".
Possiamo dire che più che una reinvenzione dei dischi è una reinvenzione della radio, con la sua capacità di proporre cose nuove e la sua forza comunicativa e emotiva.
"È un modo di vedere interessante, ma non perfetto. Noi ascoltiamo sia in maniera attiva che passiva, ci piace guidare l'ascolto ed essere guidati, la radio non ci concede il primo spazio, che lascia nelle mani dei conduttori. Quello che conta nella radio o nei giornali è l'endorsement di chi sceglie la musica e la mette in un contesto. Il "music service" che immagino io contiene entrambe le anime, quella del jukebox, che offre alla gente la possibilità di ascoltare quello che vuole, e quella editoriale, con contenuti che possano offrire sorprese e novità a chi ascolta".
Per avere successo dovrete superare anche la diffidenza degli artisti, che pensano che oggi lo streaming non produca per loro grandi guadagni.
"I temi importanti per il successo sono due. Uno è più piccolo, ed è quello della remunerazione degli artisti. Ci tengo a sottolineare che oggi noi diamo alle etichette discografiche una percentuale dei nostri introiti che è molto più alta di quella che hanno da ogni altro media. Ma il tema più importante è quello della "scoperta" della musica: se uno viene su Deezer solo per ascoltare quello che già conosce la musica non ha un futuro, i giovani artisti non avranno nessuna possibilità di crescita. Invece il mio sentimento è che la chiave per la crescita di Deezer e per un grande successo sia quella di dare agli utenti la possibilità di scoprire cose nuove e conoscere nuovi artisti. Questo è fondamentale per aiutare la creatività".
Come vede il mercato italiano?
"È un mercato interessante, anche se deve ancora diventare maturo, non c'è ancora la massa critica necessaria a far decollare i servizi di streaming. Ma allo stesso tempo il pubblico italiano è il migliore possibile, perché ha gusti molto più aperti di quelli del resto d'Europa, gli ascoltatori sono eclettici, c'è un grande spazio per la musica classica, e tutto questo è una magnifica base per crescere".
Dauchez ha approfittato dell'occasione per presentare le novità che riguardano Deezer, a partire da, "Ascolta qui", che una sezione del sito che fornisce quotidianamente suggerimenti sulla musica che ascolti, sulle ultime news dei gruppi preferiti, sulle playlist create dagli amici e, allo stesso tempo, seleziona i consigli più adatti tra quelli del team di esperti Deezer. C'è poi "Esplora", un'altra nuova funzione che offrirà uno strumento esclusivo sia per scoprire le ultime uscite musicali, sia per consultare i consigli del team di editori. E quindi la nuova app Deezer per Mac, diversa da una semplice desktop app e molto più leggera e veloce di una versione web, oltretutto la library iTunes viene automaticamente sincronizzata con Deezer, ciò significa che si può avere un unico accesso a tutta la propria musica.
Mr. Dauchez, quali obiettivi si pone oggi Deezer?
"Abbiamo ottenuto dei grandi risultati, ora il prossimo passo è andare al di la del semplice streaming. Abbiamo bisogno di essere migliori in termini di qualità, di presenza, di ricchezza di catalogo, ma soprattutto dobbiamo crescere nella nostra possibilità di aiutare l'ascoltatore a scoprire la musica, non vogliamo essere soltanto un luogo dove si ascolta quello che già si conosce. E in questo senso lo streaming è la tecnologia perfetta. Il download è una tecnologia di transizione, la proprietà del brano per gli utenti non significa nulla".
In che senso?
"Quando la gente acquista un cd o un disco in vinile ottiene davvero qualcosa in proprietà, un oggetto fisico, e ha un possesso vero. Oltretutto un acquisto è un processo in qualche modo difficile non solo per il costo dell'oggetto, ma anche perché si compra un disco senza sapere prima se la musica che contiene ci piace davvero. Questo è ben diverso dal possedere un file scaricato da un sito. Non esiste un senso di possesso, è una proprietà fasulla e questo spinge il pubblico verso lo streaming. Non credo che il download abbia un futuro, resterà, certamente, come parte degli ecosistemi, ma il futuro è dello streaming".
E i servizi di streaming, quindi, devono evolvere.
"Sì. La digitalizzazione della musica ha avuto tre fasi, la prima è stata quella del download, la replica on line del mondo fisico; la seconda quella del jukebox, musica alla quale accedi da dovunque. Ma il jukebox non è un servizio, e qui arriviamo alla terza fase, quella dei "music service", che sarà sempre basato sul jukebox ma non dovrà dare solo tracce, ma consigli, sorprese, scoperte e emozioni".
Possiamo dire che più che una reinvenzione dei dischi è una reinvenzione della radio, con la sua capacità di proporre cose nuove e la sua forza comunicativa e emotiva.
"È un modo di vedere interessante, ma non perfetto. Noi ascoltiamo sia in maniera attiva che passiva, ci piace guidare l'ascolto ed essere guidati, la radio non ci concede il primo spazio, che lascia nelle mani dei conduttori. Quello che conta nella radio o nei giornali è l'endorsement di chi sceglie la musica e la mette in un contesto. Il "music service" che immagino io contiene entrambe le anime, quella del jukebox, che offre alla gente la possibilità di ascoltare quello che vuole, e quella editoriale, con contenuti che possano offrire sorprese e novità a chi ascolta".
Per avere successo dovrete superare anche la diffidenza degli artisti, che pensano che oggi lo streaming non produca per loro grandi guadagni.
"I temi importanti per il successo sono due. Uno è più piccolo, ed è quello della remunerazione degli artisti. Ci tengo a sottolineare che oggi noi diamo alle etichette discografiche una percentuale dei nostri introiti che è molto più alta di quella che hanno da ogni altro media. Ma il tema più importante è quello della "scoperta" della musica: se uno viene su Deezer solo per ascoltare quello che già conosce la musica non ha un futuro, i giovani artisti non avranno nessuna possibilità di crescita. Invece il mio sentimento è che la chiave per la crescita di Deezer e per un grande successo sia quella di dare agli utenti la possibilità di scoprire cose nuove e conoscere nuovi artisti. Questo è fondamentale per aiutare la creatività".
Come vede il mercato italiano?
"È un mercato interessante, anche se deve ancora diventare maturo, non c'è ancora la massa critica necessaria a far decollare i servizi di streaming. Ma allo stesso tempo il pubblico italiano è il migliore possibile, perché ha gusti molto più aperti di quelli del resto d'Europa, gli ascoltatori sono eclettici, c'è un grande spazio per la musica classica, e tutto questo è una magnifica base per crescere".