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Hatsune Miku, la star del pop: arriva in Europa la cantante che non c'è

In scena a Parigi un'intera opera con protagonista l'androide dai capelli verdi. Un'artista virtuale a disposizione degli internauti: chiunque puuò "affidarle" una canzone, e diventare ricco se il brano dovesse avere successo

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PARIGI - Ha sedici anni, pesa 42 chili ed è alta un metro e 58. Si chiama Hatsune Miku ed è una delle più popolari cantanti pop giapponesi. Ha un suo sito su YouTube pieno di video e anche una pagina Facebook con milioni di amici e visitatori. Fa concerti in tutto il mondo e da oggi al 15 novembre sarà protagonista di un'intera opera sul palcoscenico del Théatre du Chatelet. Hatsune Miku, però, non esiste. È un vocaloid: un androide che canta, una macchina dalla quale esce una voce sintetica con toni altissimi e sovrumani, una figurina virtuale che vive grazie a compositori della rete che le fabbricano un repertorio.
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Messo sul mercato nel 2007 dalla Crypton Future Media (su brevetto Yamaha), il vocaloid Hatsune Miku - vuole dire "primo suono venuto dal futuro" - offre una voce, sempre la stessa, per la quale, rispettando certe regole, ogni internauta potrà comporre una canzone. Se una volta mandata in rete la canzone avrà successo l'autore ne raccoglierà i diritti. E se il brano finirà in classifica diventerà ricco. La voce ha anche una presenza fisica, ma soltanto se l'autore ne rispetterà i connotati potrà chiamare la sua cantante Hatsune Miku. In tempi di personaggi virtuali non immediatamente distinguibili da quelli reali - come di recente Sweetie, dieci anni, adescatrice 2.0 di pedofili on line -  la cantante giapponese ha sbaragliato molti avversari appartenenti alla specie umana.

Componendo The End, prima opera virtuale e forse la prima di un futuro ormai prossimo, il musicista giapponese Keiichiro Shibuya ha animato il manga di quella ragazzina dai capelli verdi. Miku è diventata un ologramma mobile il quale, grazie alla computer graphic, si muove per il palcoscenico senza mai toccare terra. Vola, danza nell'aria, appare e scompare, alle volte rende visita al suo compositore che è lì in carne e ossa impegnato dietro alle tastiere. Ma, nonostante sia una figurina colorata che per la prima volta ha una vita sua, in questo caso Miku racconta The End, la morte. Ispirato in parte dai terremoti giapponesi, soprattutto da quello del 2011 che causò il disastro nucleare di Fukushima, ma anche dalla morte di sua moglie cinque anni fa, Keiichiro Shibuya ha composto una musica elettronica che unisce il futuro al passato: nella partitura si distingue la musica classica occidentale, la musica di corte giapponese, la dance, il pop, il dub. Sette proiettori sparano le immagini sui molti schermi trasparenti calati sul palco, e decine di casse sparse per la sala amplificano la musica rendendola mobile e solida.
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"Volevo andare oltre l'immaginazione umana - dice Keiichiro Shibuya - volevo creare qualcosa che piacesse ai bambini, ma allo stesso tempo talmente delirante che gli adulti non ci avrebbero capito niente. Dopo le rappresentazioni in Giappone mi hanno detto spesso che era come se fossi rimasto molto tempo sulle montagne russe. Penso che questo sia il segno della nostra riuscita". Servendosi di un vocaloid il compositore non ha dovuto affrontare problemi legati alle possibilità vocali della cantante. "Non avevo davanti qualcuno che mi dicesse: questo non posso cantarlo. Potevo quindi produrre ritmi molto rapidi e molto irregolari. Ma, mentre la musica di Miku rispetta un certo minimalismo, le immagini sono invece enormi e senza limiti".