Spettacoli

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Frank Zappa, un piccolo tributo italiano a vent'anni dalla scomparsa del suo genio

Il 4 dicembre 1993, a soli 52 anni, si spegneva l'artista che con il suo talento mercuriale e la sua ironia aveva sconvolto gli equilibri canonici della musica. Il nostro paese lo ricorda con una kermesse a Mestre, una maratona con concerto finale a Milano e nuovi libri

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IL 4 DICEMBRE 1993, a Los Angeles, l'universo della musica perdeva Frank Zappa, uno dei suoi protagonisti più talentuosi e mercuriali. Aveva solo 52 anni, essendo nato a Baltimora il 21 dicembre 1940, e fu un tumore maligno a porre fine alle sue imprese, molte amate anche in Italia, dove spesso passò in tour. Non è un caso che il nostro paese celebri proprio in questi giorni il genio di un artista che è impossibile racchiudere in una semplice definizione: a Bologna è già andato in scena un omaggio a lui e a Captain Beefheart, folle vocalist e musicista creativo, nonché compagno di alcune delle più celebri avventure zappiane, a Mestre venerdì 6 e sabato 7 dicembre si svolgerà una kermesse organizzata dalla storica fanzine Debra Kadabra, il 18 a Milano si svolgerà una maratona che culminerà in un concerto dell'Orchestra Verdi, seguito dagli Ossi Duri, band che da vent'anni porta avanti la musica di Zappa: sul palco anche Elio. E anche la ricca bibliografia zappiana si arricchisce di nuovi volumi, Freak Out! La mia vita con Frank Zappa di Pauline Butcher (Arcana), che nel 1967 si trovò davanti al maestro che le chiese di trascrivere i testi del suo album Absolutely Free, e Frank e il resto del mondo di Alessandra Izzo (Curcio). E all'ultima Mostra del Cinema di Venezia fu presentato il documentario Summer 82 when Zappa came to Sicily di Salvo Cuccia, che racconta un episodio della sua carriera.
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Frank Vincent Zappa era nato a Baltimora, nel Maryland, il padre era un emigrato siciliano. La sua vicenda è uno straordinario mix di cultura, umorismo, furia iconoclasta, maniacale precisione (i suoi vertiginosi unisono erano un incubo per i musicisti), virtuosismo strumentale, genio compositivo, fiuto infallibile nella scelta dei componenti della sua band: storicamente aver fatto parte del gruppo di Zappa era una garanzia di virtuosismo, specialmente per quel che riguarda i batteristi (Vinnie Colaiuta, Chester Thompson, Terry Bozzio, Chad Wackerman), ma anche chitarristi come Steve Vai e Adrian Belew si sono fatti le ossa con lui. L'elenco dei grandi solisti che hanno militato nelle Mothers of Invention è comunque lunghissimo.

Aveva una memoria e un orecchio prodigiosi: a fine concerto convocava la band e faceva notare ai musicisti, uno per uno, ogni singolo errore commesso in concerti complicatissimi costruiti su partiture di migliaia di note (la più celebre partitura di batteria si chiama Black Pages, perché le note sono talmente tante da rendere lo spartito nero). Un genio che ha attraversato i generi musicali con una disinvoltura impressionante, seguendo un tragitto che ingloba tutto ciò che passa tra il rock delle origini fino alla musica contemporanea di Edgar Varese, una vocazione, per dir così, accademica (termine che gli avrebbe scatenato un attacco allergico), rappresentata dalla composizione Yellow Shark. Un vero individualista, anti apparato, caustico, nemico dei luoghi comuni, dei moralismi, delle lobby culturali, terrore dei comitati dei genitori che consideravano i suoi testi una sorta di prodotto del demonio, vittima di censura, protagonista di epici scontri con le major discografiche.
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Ha pagato con il carcere la sua indipendenza. Era un artista trasgressivo (il poster con la sua foto seduto sul water era un must della controcultura) che non aveva niente a che fare con i soliti eccessi ma che utilizzava la musica, il sesso e le parole per esprimere un pensiero non allineato. Era un compositore compulsivo che conservava con ordine maniacale migliaia di ore di musica registrate su nastro. Aveva iniziato come batterista, era passato attraverso provocazioni dadaiste e anche come chitarrista è stato unico, inconfondibile e, come sempre, molto consapevole del suo talento: basta pensare al cofanetto dedicato alla sua arte chitarristica e intitolato, in puro stile zappiano, Shut Up And Play Yer Guitar (sta zitto e suona la tua chitarra). Al di là di capolavori come Freak Out, Hot Rats, The Grand Wazoo (il più bel disco per big band non squisitamente jazzistico mai registrato), Over Night Sensation, Sheik Yerbouti, Frank Zappa aveva concepito uno strano universo parallelo dove con un rigore geometrico veniva creato un mondo all'apparenza folle (anche attraverso avventure cinematografiche ai limiti del comprensibile tipo 200 Hundred Motels o Baby Snakes) che continua a rappresentare un ineguagliabile monumento all'intelligenza creativa.