DUE storie, due destini incrociati. Ilaria Graziano e Francesco Forni si sono messi alle spalle il rispettivo, fertile passato artistico, e adesso fanno squadra in coppia con un progetto acustico alt-folk che per bellezza e determinazione un po' ricorda gli Swell Season di Marketa Irglova e Glen Hansard, ammirati anche nel film Once. Ilaria ha lavorato con la compositrice Yoko Anno e i suoi brani sono finiti nelle colonne sonore di film di animazione come Ghost in the shell e Cowboy bebop; quest'anno ha anche duettato con Marianne Faithfull per il soundtrack di The Girl from Nagasaki di Michel Compte. Forni è sulla scena da oltre dieci anni come autore di colonne sonore teatrali, comprese le musiche di Santos di Roberto Saviano, e partecipazioni ai commenti sonori per il cinema (Le conseguenze dell'amore e Educazione siberiana, tra gli altri). Dopo un primo album, From Bedlam to Lenane, che già si è affermato come autentica rivelazione (premiato pure con il MarteAwards 2012 come miglior disco dell'anno), Graziano e Forni pubblicano adesso il nuovo disco Come 2 Me (Goodfellas), seguito da un tour promozionale che passa per Napoli (8 dicembre), Milano (13), Torino (14) e Firenze (20 dicembre).
Vi siete incontrati artisticamente dopo aver percorso ciascuno la sua strada. Quali sono le esperienze che hanno segnato maggiormente il vostro percorso, quelle che hanno avuto il potere di riunirvi?
Ilaria Graziano: "Nel corso della mia esperienza musicale ho collaborato con tanti musicisti e attraversato con loro generi diversi. Ho affrontato con curiosità i suoni della tradizione, la sperimentazione vocale, l'elettronica, l'improvvisazione, cercando di viaggiare il più possibile anche solo con la voce. Volevo che la musica mi desse la possibilità di raggiungere paesi lontani e che forse non avrei mai visto, ma a un certo punto ho avuto paura di perdermi, di non avere più un luogo di origine. Il nostro incontro mi ha riportato sempre di più verso 'casa' senza però dover rinunciare al mio viaggio immaginario".
Francesco Forni: "Sicuramente il teatro, il lavoro che ho fatto con compagnie come The Enthusiastics, i tanti live del trio Voodoo Chile (repertorio Jimi Hendrix), il Caracallas Total Show... esperienze che mi hanno fatto crescere sull'esserci al 100%, non solo come chitarrista, non solo come performer, non solo come cantante, ma come parte di uno spettacolo. Questo percorso mi permette oggi di affrontare il progetto con Ilaria con maggiore consapevolezza".
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Perché avete scelto di fare questa scommessa sul duo?
IG: "Perché mi emoziona, mi scuote e mi mette in gioco. All'inizio neanche ci pensavo a cosa potevamo raccogliere da questo progetto, poi è cresciuto sempre di più e credo che questo basti per farti venire la voglia di curarlo e nutrirlo al meglio".
FF: "C'era poco da scommettere, Ilaria è una certezza".
Quali sono i musicisti che vi hanno più influenzato, senza i quali non potreste essere gli stessi?
IG: "I musicisti che mi hanno folgorato sono tantissimi e si sono depositati dentro di me come gocce che poi si sono mescolate fra loro, difficile separarle e definire chi ha lasciato cosa... Fra i tanti i primi che mi vengono in mente sono i Velvet Underground, Billy Holiday, Concha Buika, Edith Piaf, i Led Zeppelin, The Mystery of Bulgarian Voices, Diamanda Galas, Nick Cave, Leadbelly, Leonard Cohen, Bob Dylan, Tim Buckley, Nick Drake, Johnny Cash, Karen Dalton, i Timber Timber. E naturalmente Francesco Forni!".
FF: "Non in ordine di importanza: David Gilmour, Bob Dylan, Ry Cooder, gli Zeppelin, Django Reinhardt, Jimi Hendrix e tutti i bluesmen dei tempi di Muddy Waters".
Dove vi porterà questa storia? Che ambizione avete per il progetto Graziano-Forni?
IG: "Ci porterà a cercare sempre qualcosa di più, di diverso e nuovo... almeno fino a quando non avremo più nulla da dire, ma se questo dovesse accadere sono sicura che resteremmo in silenzio con un bel sorriso sulle labbra".
FF:"L'ambizione massima? Quella di continuare a seguire la propria urgenza artistica, libera da condizionamenti esterni e interni".
Tra il primo disco e questo nuovo "Come 2 me" c'è qualche differenza sostanziale, a livello di attitudine? E perché l'avete intitolato così?
IG: "Beh, la prima differenza è che il primo l'abbiamo registrato a casa di Francesco e il secondo a casa mia! Il primo disco ha avuto un tempo lungo per nascere, abbiamo scattato una foto dei live che portavamo in giro da un po' di tempo e io ci sono scivolata dentro quasi senza accorgermene. Nel secondo lavoro ci siamo cercati con una consapevolezza diversa mescolandoci ancora di più nella scrittura dei brani, abbiamo avuto un tempo limite in cui concentrare il nostro flusso creativo e le registrazioni e abbiamo scelto tutti brani originali, mentre nel primo sono presenti anche dei tradizionali. Per me è stato un percorso emotivo molto intenso. Ci siamo invitati all'incontro, ma anche alla ricerca più intima e solitaria avendo cura di proteggere le proprie differenze e questo ci ha reso complementari l'uno all'altra. Ecco perché il doppio significato di Come due me, che può essere letto anche in versione anglofona Come to me, un gioco di parole che fa riferimento anche alla presenza nel disco di quattro brani in lingua inglese".
FF: "Essendo totalmente originale questo secondo lavoro ha avuto bisogno di un processo più approfondito sulla ricerca del sound, sulla scrittura dei testi, sulla scelta delle canzoni. Nel titolo c'è l'invito alla condivisione, all'unione, c'è il senso di simbiosi e di sdoppiamento, tra di noi. E tra noi e gli altri".
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Dateci tre buone ragioni per ascoltare (e magari comprare) il vostro disco.
IG: "Il disco è immerso nel calore estivo che adesso servirà per superare l'inverno. Possono farne uso grandi e piccini e non ci sono controindicazioni. E poi c'è Francesco che è un bel ragazzo e vale la pena conoscerlo anche attraverso la musica che scrive".
FF: "È un disco intenso, emozionante, immaginifico. Un motivo in più per comprarlo: il disco è un lavoro che va inteso nella sua completezza, che ha un inizio e una fine".
Qual è la canzone più bella del disco, secondo voi?
IG: "Posso sceglierne almeno due? La prima è Cavalli selvaggi. Ogni volta che la sento mi sembra di vedere un film, respiro la polvere dell'atmosfera solitaria che si riflette negli occhi intensi e impauriti degli amanti... l'ascolto e rivivo il tormento che mi fa amare la pace. E poi Io sono perché nasce da un viaggio 'fisico e spirituale' che ho fatto quest'estate il cui ricordo porterò sempre nel cuore".
FF: "Giardini di rose. Non so se è la piu bella, ma è esattamente il cuore del disco, il punto in cui si incontrano le due anime: il maschile e il femminile, la leggerezza e la profondità, la gioia e la malinconia".
C'è spazio in Italia per un progetto acustico come il vostro o siete dei pazzi visionari?
IG: "Lo spazio per poter vivere di ciò che più amiamo dobbiamo crearlo dentro di noi (anche perché questo paese non ti lascia molte alternative). Questa è l'unica cosa che può farci andare avanti e che può preservare la nostra libertà e indipendenza da un sistema che altrimenti condizionerebbe sempre le nostre scelte in negativo senza concederci probabilmente neanche la possibilità di un inizio... Io direi che siamo sanamente folli e visionari".
FF:"Siamo visionari a prescindere. Oggi le scelte discografiche si fanno in base agli spazi che ci sono, tutte le cose che ho amato di più sono state quelle che hanno preso uno spazio che prima non c'era".
Vi siete incontrati artisticamente dopo aver percorso ciascuno la sua strada. Quali sono le esperienze che hanno segnato maggiormente il vostro percorso, quelle che hanno avuto il potere di riunirvi?
Ilaria Graziano: "Nel corso della mia esperienza musicale ho collaborato con tanti musicisti e attraversato con loro generi diversi. Ho affrontato con curiosità i suoni della tradizione, la sperimentazione vocale, l'elettronica, l'improvvisazione, cercando di viaggiare il più possibile anche solo con la voce. Volevo che la musica mi desse la possibilità di raggiungere paesi lontani e che forse non avrei mai visto, ma a un certo punto ho avuto paura di perdermi, di non avere più un luogo di origine. Il nostro incontro mi ha riportato sempre di più verso 'casa' senza però dover rinunciare al mio viaggio immaginario".
Francesco Forni: "Sicuramente il teatro, il lavoro che ho fatto con compagnie come The Enthusiastics, i tanti live del trio Voodoo Chile (repertorio Jimi Hendrix), il Caracallas Total Show... esperienze che mi hanno fatto crescere sull'esserci al 100%, non solo come chitarrista, non solo come performer, non solo come cantante, ma come parte di uno spettacolo. Questo percorso mi permette oggi di affrontare il progetto con Ilaria con maggiore consapevolezza".
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Perché avete scelto di fare questa scommessa sul duo?
IG: "Perché mi emoziona, mi scuote e mi mette in gioco. All'inizio neanche ci pensavo a cosa potevamo raccogliere da questo progetto, poi è cresciuto sempre di più e credo che questo basti per farti venire la voglia di curarlo e nutrirlo al meglio".
FF: "C'era poco da scommettere, Ilaria è una certezza".
Quali sono i musicisti che vi hanno più influenzato, senza i quali non potreste essere gli stessi?
IG: "I musicisti che mi hanno folgorato sono tantissimi e si sono depositati dentro di me come gocce che poi si sono mescolate fra loro, difficile separarle e definire chi ha lasciato cosa... Fra i tanti i primi che mi vengono in mente sono i Velvet Underground, Billy Holiday, Concha Buika, Edith Piaf, i Led Zeppelin, The Mystery of Bulgarian Voices, Diamanda Galas, Nick Cave, Leadbelly, Leonard Cohen, Bob Dylan, Tim Buckley, Nick Drake, Johnny Cash, Karen Dalton, i Timber Timber. E naturalmente Francesco Forni!".
FF: "Non in ordine di importanza: David Gilmour, Bob Dylan, Ry Cooder, gli Zeppelin, Django Reinhardt, Jimi Hendrix e tutti i bluesmen dei tempi di Muddy Waters".
Dove vi porterà questa storia? Che ambizione avete per il progetto Graziano-Forni?
IG: "Ci porterà a cercare sempre qualcosa di più, di diverso e nuovo... almeno fino a quando non avremo più nulla da dire, ma se questo dovesse accadere sono sicura che resteremmo in silenzio con un bel sorriso sulle labbra".
FF:"L'ambizione massima? Quella di continuare a seguire la propria urgenza artistica, libera da condizionamenti esterni e interni".
Tra il primo disco e questo nuovo "Come 2 me" c'è qualche differenza sostanziale, a livello di attitudine? E perché l'avete intitolato così?
IG: "Beh, la prima differenza è che il primo l'abbiamo registrato a casa di Francesco e il secondo a casa mia! Il primo disco ha avuto un tempo lungo per nascere, abbiamo scattato una foto dei live che portavamo in giro da un po' di tempo e io ci sono scivolata dentro quasi senza accorgermene. Nel secondo lavoro ci siamo cercati con una consapevolezza diversa mescolandoci ancora di più nella scrittura dei brani, abbiamo avuto un tempo limite in cui concentrare il nostro flusso creativo e le registrazioni e abbiamo scelto tutti brani originali, mentre nel primo sono presenti anche dei tradizionali. Per me è stato un percorso emotivo molto intenso. Ci siamo invitati all'incontro, ma anche alla ricerca più intima e solitaria avendo cura di proteggere le proprie differenze e questo ci ha reso complementari l'uno all'altra. Ecco perché il doppio significato di Come due me, che può essere letto anche in versione anglofona Come to me, un gioco di parole che fa riferimento anche alla presenza nel disco di quattro brani in lingua inglese".
FF: "Essendo totalmente originale questo secondo lavoro ha avuto bisogno di un processo più approfondito sulla ricerca del sound, sulla scrittura dei testi, sulla scelta delle canzoni. Nel titolo c'è l'invito alla condivisione, all'unione, c'è il senso di simbiosi e di sdoppiamento, tra di noi. E tra noi e gli altri".
[[ge:rep-locali:repubblica:72750319]]
Dateci tre buone ragioni per ascoltare (e magari comprare) il vostro disco.
IG: "Il disco è immerso nel calore estivo che adesso servirà per superare l'inverno. Possono farne uso grandi e piccini e non ci sono controindicazioni. E poi c'è Francesco che è un bel ragazzo e vale la pena conoscerlo anche attraverso la musica che scrive".
FF: "È un disco intenso, emozionante, immaginifico. Un motivo in più per comprarlo: il disco è un lavoro che va inteso nella sua completezza, che ha un inizio e una fine".
Qual è la canzone più bella del disco, secondo voi?
IG: "Posso sceglierne almeno due? La prima è Cavalli selvaggi. Ogni volta che la sento mi sembra di vedere un film, respiro la polvere dell'atmosfera solitaria che si riflette negli occhi intensi e impauriti degli amanti... l'ascolto e rivivo il tormento che mi fa amare la pace. E poi Io sono perché nasce da un viaggio 'fisico e spirituale' che ho fatto quest'estate il cui ricordo porterò sempre nel cuore".
FF: "Giardini di rose. Non so se è la piu bella, ma è esattamente il cuore del disco, il punto in cui si incontrano le due anime: il maschile e il femminile, la leggerezza e la profondità, la gioia e la malinconia".
C'è spazio in Italia per un progetto acustico come il vostro o siete dei pazzi visionari?
IG: "Lo spazio per poter vivere di ciò che più amiamo dobbiamo crearlo dentro di noi (anche perché questo paese non ti lascia molte alternative). Questa è l'unica cosa che può farci andare avanti e che può preservare la nostra libertà e indipendenza da un sistema che altrimenti condizionerebbe sempre le nostre scelte in negativo senza concederci probabilmente neanche la possibilità di un inizio... Io direi che siamo sanamente folli e visionari".
FF:"Siamo visionari a prescindere. Oggi le scelte discografiche si fanno in base agli spazi che ci sono, tutte le cose che ho amato di più sono state quelle che hanno preso uno spazio che prima non c'era".