Bubola, "Orgoglioso delle Instant Songs:
le canzoni sono lo specchio dell'attualità"
Ernesto Assante, <em class="author">ERNESTO ASSANTE</em>
Bilancio di fine anno, a metà percorso, per l'iniziativa che il cantautore veronese ha avviato la scorsa primavera con Repubblica.it: "La risposta del pubblico è stata positiva, malgrado alcune mie scelte tra gli argomenti di cronaca fossero spiazzanti". "Abbiamo dimostrato che si può intensificare il ritmo della scrittura e della produzione preservando la qualità"
LA SINERGIA è iniziata a primavera 2013: da allora Massimo Bubola, in collaborazione con Repubblica.it, sta portando avanti un progetto singolare ed entusiasmante, quello di "Instant Songs", canzoni scritte in diretta, ispirate da tematiche della cronaca, della realtà quotidiana, che vengono trasformate in racconti cantati, in ballate. Sette brani, da maggio ad oggi, per raccontare la storia e le storie, per mettere insieme arte e vita.
Bubola, possiamo fare un bilancio a "metà strada" di questa esperienza?
"È un bilancio assolutamente positivo. La risposta del pubblico, di chi ha ascoltato le canzoni, ha superato le mie aspettative. L'interesse è stato grande, le reazioni positive, sia sul progetto in generale, sia sulle singole cose, come l'Elegia elettrica in morte di Lou Reed. Credo sia stato capito il percorso e il senso di questa operazione".
La canzone in "diretta", l'appuntamento mensile, non ha mai gener…
Bubola, possiamo fare un bilancio a "metà strada" di questa esperienza?
"È un bilancio assolutamente positivo. La risposta del pubblico, di chi ha ascoltato le canzoni, ha superato le mie aspettative. L'interesse è stato grande, le reazioni positive, sia sul progetto in generale, sia sulle singole cose, come l'Elegia elettrica in morte di Lou Reed. Credo sia stato capito il percorso e il senso di questa operazione".
La canzone in "diretta", l'appuntamento mensile, non ha mai gener…
LA SINERGIA è iniziata a primavera 2013: da allora Massimo Bubola, in collaborazione con Repubblica.it, sta portando avanti un progetto singolare ed entusiasmante, quello di "Instant Songs", canzoni scritte in diretta, ispirate da tematiche della cronaca, della realtà quotidiana, che vengono trasformate in racconti cantati, in ballate. Sette brani, da maggio ad oggi, per raccontare la storia e le storie, per mettere insieme arte e vita.
Bubola, possiamo fare un bilancio a "metà strada" di questa esperienza?
"È un bilancio assolutamente positivo. La risposta del pubblico, di chi ha ascoltato le canzoni, ha superato le mie aspettative. L'interesse è stato grande, le reazioni positive, sia sul progetto in generale, sia sulle singole cose, come l'Elegia elettrica in morte di Lou Reed. Credo sia stato capito il percorso e il senso di questa operazione".
La canzone in "diretta", l'appuntamento mensile, non ha mai generato scelte ovvie.
"Vero, e queste scelte hanno anche un po' spiazzato gli ascoltatori. Le canzoni oggi vivono un tempo biblico, soprattutto quando un artista fa un disco ogni quattro o cinque anni. Invece con "Instant songs" abbiamo fatto una cosa diversa, in movimento, molto più affascinante e diretta. E poi c'erano i temi, l'attualità, la voglia di dire cose importanti usando uno strumento come la canzone".
Canzoni che hanno una base musicale diversa da quella del pop di oggi.
"Sì, credo che anche questo abbia contribuito a rendere il progetto interessante. Io sono nato in un universo musicale che andava da Fabrizio De André al rock blues inglese e americano, in un universo che era pieno di riferimenti musicali differenti. Credo che anche oggi ci sia bisogno di questa ricchezza, che sia importante mostrare che la canzone può essere fatta anche con stili e generi musicali che in Italia sono minoritari, come la ballad, il folk o il rock. Per cui questo progetto è stato come una spia accesa su un mondo che normalmente non viene illuminato, quello della ballata legata al songwriting".
Il suo stile non è quello del cantautore "classico" italiano.
"No, sono un cantautore atipico che si nutre di una cultura atipica, nella quale convergono i grandi della canzone europea, quelli del folk, del blues, la musica popolare italiana, ma anche e soprattutto gli Stones, gli Zeppelin, persino i Black Sabbath. Così ogni canzone di questo percorso ha avuto un suo suono, ho cercato di variare, mettendo dentro la psichedelia, l suoni sporchi e grevi, blues, post Seattle, chitarre distorte in amplificatore, ma anche ballate pure e acustiche, più vicine a Mark Lanegan che a John Renbourn. È una piccola enciclopedia sulle ballate, ho cercato di realizzarle usando argomenti e colori diversi".
Non è per niente facile realizzare una buona canzone sull'attualità ogni mese...
"Certo, la fatica era organizzare la settimana, la scrittura, il mix, lo studio, quindici musicisti, due band, c'è stato bisogno di grande disciplina, anche perché io sono un tipo pignolo, la scrittura poteva anche essere molto rapida, ma c'è comunque una parte che va molto lavorata. C'era un ritmo di lavoro da rispettare e questo a me è sempre piaciuto. Non ho mai creduto molto agli artisti che hanno ripensamenti, il giornalista quando deve fare fa, non credo alle crisi creative, se ti metti lì scrivi. Ho una visione della scrittura un po' meno romantica di chi aspetta l'ispirazione con la penna in mano".
Bubola, possiamo fare un bilancio a "metà strada" di questa esperienza?
"È un bilancio assolutamente positivo. La risposta del pubblico, di chi ha ascoltato le canzoni, ha superato le mie aspettative. L'interesse è stato grande, le reazioni positive, sia sul progetto in generale, sia sulle singole cose, come l'Elegia elettrica in morte di Lou Reed. Credo sia stato capito il percorso e il senso di questa operazione".
La canzone in "diretta", l'appuntamento mensile, non ha mai generato scelte ovvie.
"Vero, e queste scelte hanno anche un po' spiazzato gli ascoltatori. Le canzoni oggi vivono un tempo biblico, soprattutto quando un artista fa un disco ogni quattro o cinque anni. Invece con "Instant songs" abbiamo fatto una cosa diversa, in movimento, molto più affascinante e diretta. E poi c'erano i temi, l'attualità, la voglia di dire cose importanti usando uno strumento come la canzone".
Canzoni che hanno una base musicale diversa da quella del pop di oggi.
"Sì, credo che anche questo abbia contribuito a rendere il progetto interessante. Io sono nato in un universo musicale che andava da Fabrizio De André al rock blues inglese e americano, in un universo che era pieno di riferimenti musicali differenti. Credo che anche oggi ci sia bisogno di questa ricchezza, che sia importante mostrare che la canzone può essere fatta anche con stili e generi musicali che in Italia sono minoritari, come la ballad, il folk o il rock. Per cui questo progetto è stato come una spia accesa su un mondo che normalmente non viene illuminato, quello della ballata legata al songwriting".
Il suo stile non è quello del cantautore "classico" italiano.
"No, sono un cantautore atipico che si nutre di una cultura atipica, nella quale convergono i grandi della canzone europea, quelli del folk, del blues, la musica popolare italiana, ma anche e soprattutto gli Stones, gli Zeppelin, persino i Black Sabbath. Così ogni canzone di questo percorso ha avuto un suo suono, ho cercato di variare, mettendo dentro la psichedelia, l suoni sporchi e grevi, blues, post Seattle, chitarre distorte in amplificatore, ma anche ballate pure e acustiche, più vicine a Mark Lanegan che a John Renbourn. È una piccola enciclopedia sulle ballate, ho cercato di realizzarle usando argomenti e colori diversi".
Non è per niente facile realizzare una buona canzone sull'attualità ogni mese...
"Certo, la fatica era organizzare la settimana, la scrittura, il mix, lo studio, quindici musicisti, due band, c'è stato bisogno di grande disciplina, anche perché io sono un tipo pignolo, la scrittura poteva anche essere molto rapida, ma c'è comunque una parte che va molto lavorata. C'era un ritmo di lavoro da rispettare e questo a me è sempre piaciuto. Non ho mai creduto molto agli artisti che hanno ripensamenti, il giornalista quando deve fare fa, non credo alle crisi creative, se ti metti lì scrivi. Ho una visione della scrittura un po' meno romantica di chi aspetta l'ispirazione con la penna in mano".