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Bandabardò, vent'anni da raccontare: Carlo Lucarelli e un "mistero" della musica

In onda questa sera su Sky Arte il docufilm dedidicato alla banda folk-rock toscana. Il narratore è Carlo Lucarelli per una storia anomala dello spettacolo italiano

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SE non li avete mai visti dal vivo, se non avete mai ascoltato un loro brano, oppure se siete fan sfegatati, loro seguaci, o anche se siete semplicemente dei curiosi o degli amanti della musica, beh, non perdete l'appuntamento di questa sera alle 20.30 con la Bandabardò, "il più scatenato, appassionato, roboante e colorato gruppo folk italiano in attività", come recita il comunicato di Sky Arte che manda in onda Bandabardò - Un mistero italiano, documentario presentato dai registi Giorgio Marchesani e Francesco Lamonaca nel corso dell'ultimo Giffoni Film Festival.

Chi è la Banda? Perché quel nome che omaggia, con un sorriso, il fascino conturbante della Bardot? Domande introdotte da Carlo Lucarelli, che si presta per l'occasione a giocare al detective: torchiando Erriquez e Finaz, l'uno voce e l'altro anima musicale del gruppo; pedinando i sospetti nel corso dei loro tour a zonzo per l'Europa, raccogliendo come prove i successi di critica e pubblico. Occasione autocelebrativa? "Ma no", tiene a sottolineare Erriquez, "alla parola documentario noi avevamo subito arricciato il naso. Ci piace invece il docufilm che ne è venuto fuori, un modo per mettere insieme immaginazione, creatività, divertimento e musica, un insieme di notizie vere e falsa sulla banda, per ripercorrere venti anni della nostra storia, una storia anomala  nella musica italiana".

Una storia anomala e di successo, per una band che non gode della programmazione delle radio, che non ha alcuno spazio in tv, ma che regna sovrana nei concerti live e che, persino in un'era di crisi discografica, riesce ad andare in classifica. E lo fa con un miscuglio di folk, rock, canzone, che porta impresso il loro marchio di fabbrica, da "fricchettoni impegnati" quali sono. E il docufilm prova, quindi, non solo a raccontare la band ma anche a mantenere intatta la loro ironia, la loro capacità di divertirsi e divertite. "Si, il docufilm ha un taglio divertente", dice ancora Erriquez, "è un'indagine su questo curioso fenomeno che è la Banda, coperta dal silenzio dei media, dagli improperi di politici e giornalisti, dalle coccole di Paolini, Covatta o Sofri, dalla pacche sulle spalle dei colleghi. E soprattutto dall'affetto e dall'amore del pubblico, che ci segue con grande passione da anni". Indipendenti e di successo. Come si fa? "Ce lo chiedono in tanti come si fa, soprattutto i musicisti più giovani. E le domande non si fermano al repertorio o a come suonare, ci chiedono come strutturare il gruppo, che filosofia avere, che equilibri si devono rispettare per andare avanti venti anni, molti sono interessati alla carriera e non al mordi e fuggi, essere visibii un anno e poi scomparire, ci chiedono come iniziare una carriera, come migliorare e andare avanti. Insomma ci riconoscono come fenomeno unico, sanno che abbiamo fatto delle scelte e che queste ci hanno portato ad essere dove siamo ora".

Scelte non facili in Italia, dove il mercato musicale sembra restringersi sempre più. "In Italia è come se ci fosse un modo solo per fare il musicista, passare dalle radio, fare un pezzo gradevole e cercare di essere presenti nell'etere. E se non ci sei non conti. Anni fa dovevi anche assolutamente fare il video, Insomma, è come se ci fosse una strada sola, se tutti devono fare questa strada è chiaro che ci sia traffico e non è detto che tutti possano arrivare dove vogliono. Noi abbiamo scelto di prendere un mezzo di locomozione e andare in giro a suonare, e questo lo possono fare tutti, c'è un bellissimo circuito anche se c'è crisi e c'è un po' di rigetto perché suonano in troppi. Noi rappresentiamo un altro modo di arrivare al successo, che è quello aver messo su una ditta che da venti anni funziona con le stesse persone, suonando nelle piazze, cercando di stare con la gente, tra la gente, con della buona musica".

Stasera, alle 20.30 su Sky Arte, molti che non hanno mai avuto modo di conoscerli, potranno scoprire la Bandabardò: "Per noi è una grande soddisfazione, ci piace l'idea di andare in onda il 30 dicembre, quando nessuno esce di casa prima del bombardamento di Capodanno. Siamo orgogliosi che Sky abbia puntato su di noi. E poi trovarci in programmazione tra il Ron Wood Show e un concerto di Eric Clapton fa un piacere incredibile".  E poi? "Dal prossimo gennaio scriviamo un nuovo disco dopo un anno sabbatico. Non è che siamo stati fermi, alcuni di noi hanno fatto progetti solisti, altri come me hanno collaborato con i Csi o con gruppi di base, abbiamo fatto tante cose. E adesso siamo pieni di idee, stiamo scrivendo tante canzoni, abbiamo molta voglia di tornare a suonare".