VANILLA Fudge, mai dire mai. Erano letteralmente scomparsi dalle scene, una decina d'anni fa, e adesso si ripresentano in tour come se il tempo fosse un'entità astratta, irrilevante. I pionieri newyorkesi dell'hard rock psichedelico e sinfonico torneranno anche in Italia, a marzo, con due live: venerdì 27 all'Hiroshima di Torino
e sabato 28 marzo al Naonian City Hall di Pordenone. Sono per tre quarti i Vanilla originali, quelli della hit Some Velvet Morning e degli altri megasuccessi dei tardi anni Sessanta: il batterista Carmine Appice, il chitarrista Vince Martell e il tastierista Mark Stein. Manca solo il bassista sessantanovenne Tim Bogert, che da anni si è ritirato dalle scene, sostituito in formazione da Pete Bremy.
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La leggenda dei Vanilla Fugde è legata alla stagione più rovente e creativa del rock, la seconda metà degli anni Sessanta. Il quartetto coevo dei Vagrants e dei Rascals si costituisce nel 1966, folgorato dalla personalità dei Fab Four e dal loro infinito orizzonte melodico. Debuttano con l'album intitolato semplicemente a loro nome, dove subito scatenano elevate virtù strumentali con una singolare versione psichedelico-sinfonica di You Keep Me Hangin' On delle Supremes, la ripresa un po' enfatica delle beatlesiane Ticket to Ride e Eleanor Rigby e altre cover d'autore come She's not There degli Zombies, People Get Ready di Curtis Mayfield, Bang Bang di Sonny and Cher (in Italia rifatta dall'Equipe 84), e una lunga suite pretenziosa (la prima di una lunga serie...) intitolata Illusions of my Childhood. Il long playing successivo, The Beat Goes On, è un concept album bislacco con il quale la band ambisce a passeggiare idealmente attraverso tre secoli di musica: da Mozart e Beethoven sino ai Beatles, passando per Cole Porter e Elvis Presley, con il collante emblematico di The Beat Goes On della coppia Sonny & Cher. Un po' troppo, francamente, anche per un gruppo di virtuosi che peraltro non molla il colpo, realizzando in quello stesso 1968 un altro album, Renaissance, stavolta marchiato a fuoco dal pop sinfonico. Il boom definitivo, comunque, arriva con Near the Beginning del 1969, che contiene un'altra cover di pregio, Some velvet morning, brano che proviene dal canzoniere di Lee Hazlewood, che lo cantava in duetto con Nancy Sinatra e del quale i Vanilla offrono un'interpretazione originalissima, dura e psichedelica, decisamente lontana dalla morbidezza dell'originale. Quella canzone - che anche in Italia entra nella Hit Parade dell'epoca, enfatizzata radiofonicamente dal programma di Lelio Luttazzi - diventa in qualche modo il manifesto programmatico della psichedelia rock.
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È il momento più alto della parabola Vanilla Fudge, cui segue nel 1970 un disco più facile e immediato, Rock & Roll, strutturato con canzoni meno dilatate, sempre ripartite fra originali e cover. È il preludio allo scioglimento del gruppo, con la portentosa sezione ritmica Bogert-Appice che parte per la tangente, dando vita ai Cactus prima, e al supertrio Beck, Bogert and Appice poi. Da lì innanzi, la storia dei Vanilla Fudge si rianima con le reunion. La prima della formazione originale è del 1984, con l'album Mystery che però fallisce l'operazione di riagganciare il grande pubblico. Senz'altro meglio vanno le cose quando a rimetterli insieme è il palcoscenico, a partire dal Live 1988 Reunion che "fotografa" il loro show per il quarantennale della Atlantic Record. In quanto ai singoli membri della band, il più fortunato è senz'altro Carmine Appice, a lungo accompagnatore di Rod Stewart, poi sessionman richiestissimo, e ancora dietro piatti e tamburi con King Cobra e Blue Muder.
e sabato 28 marzo al Naonian City Hall di Pordenone. Sono per tre quarti i Vanilla originali, quelli della hit Some Velvet Morning e degli altri megasuccessi dei tardi anni Sessanta: il batterista Carmine Appice, il chitarrista Vince Martell e il tastierista Mark Stein. Manca solo il bassista sessantanovenne Tim Bogert, che da anni si è ritirato dalle scene, sostituito in formazione da Pete Bremy.
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La leggenda dei Vanilla Fugde è legata alla stagione più rovente e creativa del rock, la seconda metà degli anni Sessanta. Il quartetto coevo dei Vagrants e dei Rascals si costituisce nel 1966, folgorato dalla personalità dei Fab Four e dal loro infinito orizzonte melodico. Debuttano con l'album intitolato semplicemente a loro nome, dove subito scatenano elevate virtù strumentali con una singolare versione psichedelico-sinfonica di You Keep Me Hangin' On delle Supremes, la ripresa un po' enfatica delle beatlesiane Ticket to Ride e Eleanor Rigby e altre cover d'autore come She's not There degli Zombies, People Get Ready di Curtis Mayfield, Bang Bang di Sonny and Cher (in Italia rifatta dall'Equipe 84), e una lunga suite pretenziosa (la prima di una lunga serie...) intitolata Illusions of my Childhood. Il long playing successivo, The Beat Goes On, è un concept album bislacco con il quale la band ambisce a passeggiare idealmente attraverso tre secoli di musica: da Mozart e Beethoven sino ai Beatles, passando per Cole Porter e Elvis Presley, con il collante emblematico di The Beat Goes On della coppia Sonny & Cher. Un po' troppo, francamente, anche per un gruppo di virtuosi che peraltro non molla il colpo, realizzando in quello stesso 1968 un altro album, Renaissance, stavolta marchiato a fuoco dal pop sinfonico. Il boom definitivo, comunque, arriva con Near the Beginning del 1969, che contiene un'altra cover di pregio, Some velvet morning, brano che proviene dal canzoniere di Lee Hazlewood, che lo cantava in duetto con Nancy Sinatra e del quale i Vanilla offrono un'interpretazione originalissima, dura e psichedelica, decisamente lontana dalla morbidezza dell'originale. Quella canzone - che anche in Italia entra nella Hit Parade dell'epoca, enfatizzata radiofonicamente dal programma di Lelio Luttazzi - diventa in qualche modo il manifesto programmatico della psichedelia rock.
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È il momento più alto della parabola Vanilla Fudge, cui segue nel 1970 un disco più facile e immediato, Rock & Roll, strutturato con canzoni meno dilatate, sempre ripartite fra originali e cover. È il preludio allo scioglimento del gruppo, con la portentosa sezione ritmica Bogert-Appice che parte per la tangente, dando vita ai Cactus prima, e al supertrio Beck, Bogert and Appice poi. Da lì innanzi, la storia dei Vanilla Fudge si rianima con le reunion. La prima della formazione originale è del 1984, con l'album Mystery che però fallisce l'operazione di riagganciare il grande pubblico. Senz'altro meglio vanno le cose quando a rimetterli insieme è il palcoscenico, a partire dal Live 1988 Reunion che "fotografa" il loro show per il quarantennale della Atlantic Record. In quanto ai singoli membri della band, il più fortunato è senz'altro Carmine Appice, a lungo accompagnatore di Rod Stewart, poi sessionman richiestissimo, e ancora dietro piatti e tamburi con King Cobra e Blue Muder.