Lo scorso anno in gara tra i giovani al Festival di Sanremo cantò una canzone su un amore omosessuale. Si intitolava "Il postino (amami uomo)" e gli valse il premio della critica ma soltanto il terzo posto nella classifica finale. Quest'anno, in gara tra i big, il tarantino Renzo Rubino torna all'Ariston senza alcuna volontà di rivincita, convinto che si tratti comunque "della più grande vetrina a disposizione per far conoscere la tua musica, e tutto senza bisogno di dover esporre il proprio privato come in un qualsiasi talent show".
Al Festival Rubino presenterà i brani "Ora" e "Per sempre e poi basta" che illustrano altri aspetti delle sue capacità di cantautore: "Il secondo si troverà perfettamente a suo agio tra quelle mura" sottolinea Rubino, "è a casa sua: ha molte caratteristiche sanremesi e sono sicuro che il pubblico apprezzerà". Del primo brano sottolinea invece la forza di un verso, che più o meno dice: fermati un momento, guardati allo specchio e datti un voto. Rubino commenta: "Darsi un voto su come si è davvero: c'è qualcosa di più dirompente di una simile domanda? Se tutti ci impegnassimo in una sincera autoanalisi, per capire dove stiamo andando e cosa stiamo facendo, il mondo sarebbe un posto migliore. Perché le nostre vite e i nostri rapporti sarebbero migliori". Rubino il suo voto se lo è già dato: "Mi sono impegnato a fare ciò che volevo, rispettando me stesso e non scendendo a compromessi per poterlo fare, mi sembra che già questo sia un grande risultato. Con il mio primo mini album "Farfavole" nel 2011 vendetti 800 copie, l'album di debutto lo scorso anno ne ha venduto dieci volte tanto, non sono diventato ricco ma la crescita è evidente, mi ha incoraggiato per andare avanti".
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La prima passione di Rubino era il teatro, voleva diventare un attore, recitava sul palco con la Compagnia delle Vigne di Antonio Minelli tra Putignano e gli altri teatri pugliesi. Nato a Martina Franca, 24 anni, aveva un'affinità particolare per Ionesco e il teatro dell'assurdo, ma ha avuto il sopravvento l'amore per la musica inizialmente coltivato sul pianoforte scordato di casa. Gli piacevano Ray Charles, Michael Jackson ma soprattutto i cantautori: Domenico Modugno, Lucio Dalla, Sergio Endrigo, Piero Ciampi. Più tardi ha scoperto anche Enzo Jannacci, un "amore a seconda vista" da lui considerato un genio assoluto.
Le sue canzoni, ricche di variazioni ritmiche, risentono della sua formazione teatrale. E così spesso anche il modo di porgerle. A 16 anni esibendosi in piazza con un costume teatrale, capelli finti e una maschera per nascondere il viso a parenti e amici, Rubino ha finto di essere un pianista londinese per partecipare a un festival di musicisti di strada organizzato dal padre. A 19 anni si è presentato con la sua band a un concerto di Al Bano nella zona di Martina Franca e ha convinto il promoter di essere il gruppo spalla del cantante di Cellino San Marco. Per mettere assieme qualche soldo, con il suo gruppo ad un certo punto Rubino ha cominciato ad esibirsi in uno strip club: "Suonavamo seduti alle spalle del palco delle spogliarelliste, visuale perfetta. Qualche volta aprivamo lo spettacolo con le nostre cover, il pubblico apprezzava è stata una scuola anche quella: diciamo che posso considerarmi a buon diritto l'Umberto Smaila del cantautorato italiano".
Al Festival Rubino presenterà i brani "Ora" e "Per sempre e poi basta" che illustrano altri aspetti delle sue capacità di cantautore: "Il secondo si troverà perfettamente a suo agio tra quelle mura" sottolinea Rubino, "è a casa sua: ha molte caratteristiche sanremesi e sono sicuro che il pubblico apprezzerà". Del primo brano sottolinea invece la forza di un verso, che più o meno dice: fermati un momento, guardati allo specchio e datti un voto. Rubino commenta: "Darsi un voto su come si è davvero: c'è qualcosa di più dirompente di una simile domanda? Se tutti ci impegnassimo in una sincera autoanalisi, per capire dove stiamo andando e cosa stiamo facendo, il mondo sarebbe un posto migliore. Perché le nostre vite e i nostri rapporti sarebbero migliori". Rubino il suo voto se lo è già dato: "Mi sono impegnato a fare ciò che volevo, rispettando me stesso e non scendendo a compromessi per poterlo fare, mi sembra che già questo sia un grande risultato. Con il mio primo mini album "Farfavole" nel 2011 vendetti 800 copie, l'album di debutto lo scorso anno ne ha venduto dieci volte tanto, non sono diventato ricco ma la crescita è evidente, mi ha incoraggiato per andare avanti".
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La prima passione di Rubino era il teatro, voleva diventare un attore, recitava sul palco con la Compagnia delle Vigne di Antonio Minelli tra Putignano e gli altri teatri pugliesi. Nato a Martina Franca, 24 anni, aveva un'affinità particolare per Ionesco e il teatro dell'assurdo, ma ha avuto il sopravvento l'amore per la musica inizialmente coltivato sul pianoforte scordato di casa. Gli piacevano Ray Charles, Michael Jackson ma soprattutto i cantautori: Domenico Modugno, Lucio Dalla, Sergio Endrigo, Piero Ciampi. Più tardi ha scoperto anche Enzo Jannacci, un "amore a seconda vista" da lui considerato un genio assoluto.
Le sue canzoni, ricche di variazioni ritmiche, risentono della sua formazione teatrale. E così spesso anche il modo di porgerle. A 16 anni esibendosi in piazza con un costume teatrale, capelli finti e una maschera per nascondere il viso a parenti e amici, Rubino ha finto di essere un pianista londinese per partecipare a un festival di musicisti di strada organizzato dal padre. A 19 anni si è presentato con la sua band a un concerto di Al Bano nella zona di Martina Franca e ha convinto il promoter di essere il gruppo spalla del cantante di Cellino San Marco. Per mettere assieme qualche soldo, con il suo gruppo ad un certo punto Rubino ha cominciato ad esibirsi in uno strip club: "Suonavamo seduti alle spalle del palco delle spogliarelliste, visuale perfetta. Qualche volta aprivamo lo spettacolo con le nostre cover, il pubblico apprezzava è stata una scuola anche quella: diciamo che posso considerarmi a buon diritto l'Umberto Smaila del cantautorato italiano".