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Una nuova Arisa al Festival: "Cambio di continuo, vorrei vivere una seconda vita"

VERSO SANREMO. "Evolversi è inevitabile, fa parte di noi. Con il mio autore Anastasi ho avuto anche una relazione, ora forse siamo più separati anche a livello artistico...", racconta l'artista, da tempo pure doppiatrice per il cinema. "All'Ariston porto anche una canzone scritta con Cristina Donà, e al mio disco nuovo hanno collaborato Dente e Marco Guazzone..."

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ARISA è tutta in un dettaglio: quando provi a dirle le domande che stai per farle, lei ti interrompe: "Scusi, ma preferisco non saperle, sennò inizio a prepararmi mentalmente le risposte e non sono più me stessa". Cantava Sincerità, ma forse sarebbe stata più giusta Spontaneità. È restata così, anche dopo tre Sanremo (uno vinto, tra i Giovani, nel 2009), due edizioni di X Factor da giudice e altrettanti romanzi, più ovviamente tre dischi. Il quarto, Se vedo te, uscirà giovedì 20, mentre lei starà affrontando il Festival con Lentamente (il primo che passa) e Controvento. E all'indomani, venerdì 21, duetterà con i danesi Whomadewho in Cuccurucucù di Battiato.

Non vorrà sapere le domande, ma può immaginarle. A partire dalla richiesta di raccontarci queste due canzoni.
"Lentamente è quasi una prosecuzione logica e temporale di La notte, che avevo portato nel 2012, e finiva con le parole 'L'amore può allontanarci, la vita poi continuerà'. Questa inizia con 'Lentamente si apre la vita'. Un modo per cantare l'amore emancipato, ma anche un elogio alla casualità. Se mi innamoro del primo che passa è perché era lui che doveva passare. È un bel bolero, un po' sofisticato, scritto con Cristina Donà. Controvento è più vecchio stile e infatti avevo qualche perplessità, ma è vero che non potevo tradire chi mi è stato dietro per anni, cioè la casa discografica e l'autore Giuseppe Anastasi, che ha scritto gran parte delle mie canzoni passate. È il racconto di un amore che resiste alle difficoltà, imparando ad accettare l'altro per com'è".
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Ha citato Cristina Donà, una delle novità di questo disco, che presenta come autori anche Dente e Marco Guazzone. Cosa significa questa rinfrescata? Che sta cercando di evolversi?
"Evolversi è inevitabile, fa parte di noi, ci si evolve sempre. Con Anastasi, come si sa, ho avuto anche una relazione, ora forse siamo più separati anche a livello artistico. Viviamo lontani, ci piacciono cose diverse... Qualcosa di suo c'è sempre, ma c'è sempre anche altro. Seguo da tempo Cristina nel suo percorso di cantautrice, mi ripromettevo di chiamarla una volta. Così come con Dente ho bevuto mille Negroni e caffè a Milano, avevamo sempre l'idea di collaborare, e finalmente è successo. Sì, ho fatto incontri interessanti che mi hanno fatto crescere personalmente e musicalmente".

E come si è evoluta? Il disco danza tra pop, rock, elettronica, addirittura un assaggino di soul e gospel. Bella differenza rispetto ai ritmi garbatamente rétro di Sincerità.
"Vero. Non so come mi sono evoluta. Sono cambiata, ancora cambierò. Mi piace esplorare, vedere, conoscere. Sa qual è il punto? È che mi piacerebbe vivere anche un'altra vita, tante sono le cose che voglio fare. Ogni tanto dico che mi piacerebbe diventare truccatrice a New York, così come la Lollobrigida si concedeva evasioni come fotografa in America".

Invece le tocca essere cantante, e le tocca Sanremo. Che ricordi ha del suo primo?
"Terribili. Un vero rigetto per i complimenti che mi facevano. Dopo 20 secondi tutto il pubblico ritmava Sincerità con gli applausi, e alla fine dell'esibizione il manager aggiunse due T al mio nome sul camerino, facendomi diventare 'Artista'. Io invece non volevo vedere nessuno. Ero sulla terrazza all'aria aperta, a riprendermi. Sono fatta così".

Quindi non le piace Sanremo?
"Non ho detto questo, anzi. È un'opportunità per ringraziare tutti, dalla mia famiglia in poi, per i sacrifici fatti per me, e insomma la miniera è peggio. Poi mi piace la sua lenta evoluzione, il suo adeguarsi, ma con calma, ai mutamenti dell'Italia e dei suoi gusti musicali. Insomma, è chiaro che non possono fare heavy metal, ma è chiaro anche che la canzone sanremese come esisteva una volta non c'è più".
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Adesso che sensazioni avrà?
"Stavolta sarà diverso, gli anni scorsi non avevo esperienza, ero un'ingenuotta. Adesso ho 31 anni, su quel palco sale una donna. Stavolta la responsabilità è tutta mia. Responsabilità non tanto di vincere, anche se sarei contentissima, ma di dare una chance al mio nuovo progetto".

Tra le sue tante attività adesso sembra piacerle molto il doppiaggio. Sta per uscire il terzo film di animazione dove presta la voce. Lei ha dei tratti da personaggio di cartoon, è per quello che ci si trova bene?
"Forse. Di sicuro è bello vivere nel corpo di un altro. Dopo Un mostro a Parigi e Cattivissimo me 2, adesso ho doppiato Barry, Gloria e i Disco worms, che esce ad aprile. L'ho fatto anche perché è un film danese, e io amo il nord Europa, posto di gente vivace, meritocratica, libera mentalmente. Noi mediterranei abbiamo paura dell'Inferno e ci tratteniamo. È una storia bella, parla di un gruppo di vermi che nel mondo degli animali vuole fare musica e ci riesce, grazie alla potenza dell'arte".