CHE l'album sarebbe uscito dopo Sanremo l'aveva programmato basandosi su una speranza. Perché che al Festival ci sarebbe voluta andare l'aveva ammesso mesi fa, quando scriveva il singolo che avrebbe presentato e che non è stato scelto. Così, i tempi di Manuale distruzione ("Senza apostofo", specifica), in uscita l'11 marzo, si sono stretti accanto a sogni in un cassetto. "Ma è andata bene lo stesso", sorride. Levante risponde e racconta le emozioni senza giri di parole. È diretta, se deve evitare di rispondere si limita a un "questo non posso dirlo". Sembra poco, non lo è. "A Sanremo ci sarei voluta andare ma non mi hanno presa".
Non importa, perché a gennaio Sbadiglio, il singolo scritto per la gara e tratto dal suo album di debutto, è rimasto primo nella classifica indie per "un sacco di settimane" e durante il festival "il disco in pre-order era nella chart di iTunes, subito dietro Rocco Hunt", il vincitore delle nuove proposte, e il nome lo ripete due volte. Rocco. Hunt. Insomma, "c'è vita lo stesso oltre il festival, in più lo sapevamo che sarebbe stato difficile essere scelti, ma è stato tutto bello anche così".
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Claudia Lagona, in arte Levante, suona e scrive da quando aveva 12 anni. Il suo primo singolo Alfonso, lanciato l'anno scorso da Radio Deejay, è rimasto in classifica su Itunes per più di 15 settimane, ha venduto migliaia di copie in Italia e in venti paesi nel mondo, ha avuto oltre un milione di visite su Youtube. Fiorello l'ha portata nella sua edicola con una certa fierezza. Quelli di Levante sono giri di chitarra, non di parole. Cantava "che vita di merda" senza autocompiacimento ma con aggraziata impazienza. Lo stesso senso di "Nu juorno buono" di Hunt. La loro è una generazione che descrive attimi, ore, momenti. Giornate buone, o giornate di merda.
"Manuale distruzione è tutto mio. Dodici brani di cui sono orgogliosissima. Tranne un testo che è del produttore artistico e arrangiatore Alberto Bianco, il resto è stato scritto e composto da me. È il racconto della mia crescita da qualche anno a questa parte. Ho dato molta importanza al passato, alla nostalgia ma cantando in modo leggero. È un disco positivo", racconta senza fermarsi. La nostalgia è importante, nasce con i ricordi, è legata alla memoria, è "buona". "E io ho parlato di mio padre che non c'è più, perché mentre scrivevo ci pensavo molto", continua. E racconta del suo viaggio in Sicilia, nella casa di quando era bambina.
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Una casa che ormai è disabitata, vuota, chiusa. "Ci sono entrata ed era tutto distrutto. Era la stessa casa ma abbandonata. Era gennaio, sono entrata e ho cominciato ad aprire cassetti, a far prendere aria ai ricordi. È la stessa casa dov'è morto mio padre. Poi in un armadio ho ritrovato il vestito da sposa di mia mamma, quello che aveva messo a 17 anni. L'ho indossato, in quella stessa casa, e mi sono appoggiata al muro. Dietro c'era la scala che portava al terrazzino, da bambina ci sarò salita migliaia di volte. Allora ho preso il telefono e mi sono fotografata. Non ci riuscivo benissimo così ho chiesto a mia sorella di aiutarmi, ma il senso era che avevo trovato la copertina dell'album". Passato e nostalgia, ma anche bei ricordi, in grado di rivivere e far bene.
Sui social network Levante è attesa. La rete l'ha scelta, difesa e seguita, il passaggio mancato a Sanremo non ha cambiato nulla. Che lei passi per il tubo catodico non è importante, Levante si è sempre mossa su un'onda di passaparola virtuale. Per ora se la cava con "il gruzzoletto che avevo messo da parte con i concerti estivi, ho ricevuto i miei primi 34 euro di Siae. Ma ora ho un album tra le mani". Per la presentazione del nuovo disco, prodotto e distribuito dall'etichetta Inri (nuovo rumore italiano) andrà nelle librerie e poi aspetterà che arrivi l'alba, perché è facile far giri di parole con il suo nome d'arte. L'11 marzo sarà da Feltrinelli stazione Porta Nuova a Torino, dove vive. Il 12 a Bologna, sempre Feltrinelli, il 14 a Milano, alla Mondadori di corso Vittorio Emanuele, mentre il 24 sarà a Roma, Discoteca Laziale. Arriverà con la chitarra, come sa fare, con il suo album, tutto suo. Un disco senza apostrofo. E con una sposa in copertina.
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Non importa, perché a gennaio Sbadiglio, il singolo scritto per la gara e tratto dal suo album di debutto, è rimasto primo nella classifica indie per "un sacco di settimane" e durante il festival "il disco in pre-order era nella chart di iTunes, subito dietro Rocco Hunt", il vincitore delle nuove proposte, e il nome lo ripete due volte. Rocco. Hunt. Insomma, "c'è vita lo stesso oltre il festival, in più lo sapevamo che sarebbe stato difficile essere scelti, ma è stato tutto bello anche così".
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Claudia Lagona, in arte Levante, suona e scrive da quando aveva 12 anni. Il suo primo singolo Alfonso, lanciato l'anno scorso da Radio Deejay, è rimasto in classifica su Itunes per più di 15 settimane, ha venduto migliaia di copie in Italia e in venti paesi nel mondo, ha avuto oltre un milione di visite su Youtube. Fiorello l'ha portata nella sua edicola con una certa fierezza. Quelli di Levante sono giri di chitarra, non di parole. Cantava "che vita di merda" senza autocompiacimento ma con aggraziata impazienza. Lo stesso senso di "Nu juorno buono" di Hunt. La loro è una generazione che descrive attimi, ore, momenti. Giornate buone, o giornate di merda.
"Manuale distruzione è tutto mio. Dodici brani di cui sono orgogliosissima. Tranne un testo che è del produttore artistico e arrangiatore Alberto Bianco, il resto è stato scritto e composto da me. È il racconto della mia crescita da qualche anno a questa parte. Ho dato molta importanza al passato, alla nostalgia ma cantando in modo leggero. È un disco positivo", racconta senza fermarsi. La nostalgia è importante, nasce con i ricordi, è legata alla memoria, è "buona". "E io ho parlato di mio padre che non c'è più, perché mentre scrivevo ci pensavo molto", continua. E racconta del suo viaggio in Sicilia, nella casa di quando era bambina.
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Una casa che ormai è disabitata, vuota, chiusa. "Ci sono entrata ed era tutto distrutto. Era la stessa casa ma abbandonata. Era gennaio, sono entrata e ho cominciato ad aprire cassetti, a far prendere aria ai ricordi. È la stessa casa dov'è morto mio padre. Poi in un armadio ho ritrovato il vestito da sposa di mia mamma, quello che aveva messo a 17 anni. L'ho indossato, in quella stessa casa, e mi sono appoggiata al muro. Dietro c'era la scala che portava al terrazzino, da bambina ci sarò salita migliaia di volte. Allora ho preso il telefono e mi sono fotografata. Non ci riuscivo benissimo così ho chiesto a mia sorella di aiutarmi, ma il senso era che avevo trovato la copertina dell'album". Passato e nostalgia, ma anche bei ricordi, in grado di rivivere e far bene.
Sui social network Levante è attesa. La rete l'ha scelta, difesa e seguita, il passaggio mancato a Sanremo non ha cambiato nulla. Che lei passi per il tubo catodico non è importante, Levante si è sempre mossa su un'onda di passaparola virtuale. Per ora se la cava con "il gruzzoletto che avevo messo da parte con i concerti estivi, ho ricevuto i miei primi 34 euro di Siae. Ma ora ho un album tra le mani". Per la presentazione del nuovo disco, prodotto e distribuito dall'etichetta Inri (nuovo rumore italiano) andrà nelle librerie e poi aspetterà che arrivi l'alba, perché è facile far giri di parole con il suo nome d'arte. L'11 marzo sarà da Feltrinelli stazione Porta Nuova a Torino, dove vive. Il 12 a Bologna, sempre Feltrinelli, il 14 a Milano, alla Mondadori di corso Vittorio Emanuele, mentre il 24 sarà a Roma, Discoteca Laziale. Arriverà con la chitarra, come sa fare, con il suo album, tutto suo. Un disco senza apostrofo. E con una sposa in copertina.
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