"PENSO che la vita sia seria e vada presa seriamente, ma nel rock'n'roll o te la ridi o non venire alla festa". E così, a 63 anni suonati, Chrissie Hynde è pronta a un nuovo debutto: dopo una vita trascorsa a guidare i Pretenders, la rocker annuncia il suo primo album da solista. Il 10 giugno uscirà Stockholm, un album di undici brani inediti registrato negli Ingrid Studios di Stoccolma insieme al co-autore, chitarrista e produttore Bjorn Yttling, mente del trio indie svedese Peter, Bjorn and John, e con l'aiuto di ospiti speciali come Neil Young e l'ex campione di tennis John McEnroe, che suona la chitarra in un brano. Il primo assaggio del disco sarà il singolo Dark sunglasses, disponibile in versione limitata 7' dal 19 aprile, in occasione del Record Store Day.
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NEL CERCHIO MAGICO DI MALCOLM MCLAREN. Un ritorno, quello della Hynde, motivato in maniera insolita ma convincente: "Oggi tanto rock è diventato quello che definisco glory rock, quello con valori familiari. Ma in questa musica ad attrarre è stata sempre l'irriverenza". Un'arte in cui la Hynde è stata sempre maestra, fin dai tempi del suo arrivo a Londra da Akron, Ohio, la città della plastica resa celebre dai Devo, una delle band guida della scena new wave americana di fine anni Settanta. Si mostrò irriverente da subito, prima in una breve carriera da giornalista musicale sulle pagine del prestigioso New Musical Express (è rimasta celebre la sua definizione di Brian Eno dopo un'intervista: "Il suo canto non è molto diverso dal verso di una lepre colpita da una fucilata nel sedere"), poi quando entrò a far parte del cerchio magico di Malcolm McLaren, proprietario del negozio di moda "Sex" di King's Road e manager dei Sex Pistols. Il punk era la sua casa, ma la sua vera attitudine è sempre stata quella della "femmina rock", dura, audace e profondamente indipendente.
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Quando mise in piedi i Pretenders, nel 1978, aveva già chiaro in mente il suo progetto: diventare una rockstar. Perfino Johnny Rotten, cui diede lezioni di chitarra, la definì "una dura". La sua band, spirito punk e suoni rock molto moderni per i tempi, arrivò subito in testa alle classifiche con il singolo Brass in pocket."Sono speciale, molto speciale", cantava in quel brano che si ascoltava ovunque e che lei finì per detestare: "Quando mi capitava di ascoltarlo nei posti più impensati mi imbarazzavo da morire. Tutti dicevano che era un pezzo fantastico: per questo non mi piaceva, era troppo ovvio".
Nell'era delle donne rock (quasi) al potere, Chrissie era una numero uno: i suoi dischi volavano, come le melodie delle sue canzoni. A differenza di Blondie o delle Go-Go's continuava a comportarsi da maschio: "Nessuno mi ha mai visto le gambe, il sedere o le tette", dichiarava nel 1995, "tutta l'immagine di Blondie ruotava attorno alla sua scollatura, ai capelli, alle labbra, al viso. Così quando è tornata tutti hanno commentato. Io posso permettermi di suonare ancora e non ho nessun problema".
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LA DONNA DELLE STAR. La sua vita rock'n'roll l'ha portata a sposare due star come Ray Davies dei Kinks e Jim Kerr dei Simple Minds, a superare lo shock per la morte del suo compagno e bassista Pete Farndon e del chitarrista John Honeyman-Scott, portati via dall'eroina a poche settimane di distanza l'uno dall'altro nei primi Ottanta, a uscire dal circuito della major, ad abbracciare la causa animalista del PETA (People For Ethical Treatment Of Animals) al punto di sfiorare la prigione. È successo nel 2000 a New York, quando insieme ad altri attivisti distrusse una serie di articoli della catena Gap, e poi nel 2003 a Parigi, durante una protesta contro la catena di fast food Kentucky Fried Chicken. Ha aperto ristoranti vegetariani, continuando a trascurare ogni aspetto glamour della sua vita.
Ha scritto una lettera a Luciano Benetton chiedendogli di non usare più lana australiana nei suoi capi perché il processo meccanico di tosatura crea ferite gravi agli animali. Poi si dichiara da sempre appassionata di boxe, sorridendo a chi le fa notare quanto animalismo e pugilato non vadano esattamente di pari passo: "Sono una massa di contraddizioni: la vegetariana a cui piace sanguinare sulle corde del ring". Dice di non essere molto impressionata dalle nuove leve rock, e forse è per questo che ha deciso di tornare ("Volevo fare un album di power pop ballabile, come gli Abba che incontrano John Lennon"). Avrà visto in giro troppo poca irriverenza.
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NEL CERCHIO MAGICO DI MALCOLM MCLAREN. Un ritorno, quello della Hynde, motivato in maniera insolita ma convincente: "Oggi tanto rock è diventato quello che definisco glory rock, quello con valori familiari. Ma in questa musica ad attrarre è stata sempre l'irriverenza". Un'arte in cui la Hynde è stata sempre maestra, fin dai tempi del suo arrivo a Londra da Akron, Ohio, la città della plastica resa celebre dai Devo, una delle band guida della scena new wave americana di fine anni Settanta. Si mostrò irriverente da subito, prima in una breve carriera da giornalista musicale sulle pagine del prestigioso New Musical Express (è rimasta celebre la sua definizione di Brian Eno dopo un'intervista: "Il suo canto non è molto diverso dal verso di una lepre colpita da una fucilata nel sedere"), poi quando entrò a far parte del cerchio magico di Malcolm McLaren, proprietario del negozio di moda "Sex" di King's Road e manager dei Sex Pistols. Il punk era la sua casa, ma la sua vera attitudine è sempre stata quella della "femmina rock", dura, audace e profondamente indipendente.
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Quando mise in piedi i Pretenders, nel 1978, aveva già chiaro in mente il suo progetto: diventare una rockstar. Perfino Johnny Rotten, cui diede lezioni di chitarra, la definì "una dura". La sua band, spirito punk e suoni rock molto moderni per i tempi, arrivò subito in testa alle classifiche con il singolo Brass in pocket."Sono speciale, molto speciale", cantava in quel brano che si ascoltava ovunque e che lei finì per detestare: "Quando mi capitava di ascoltarlo nei posti più impensati mi imbarazzavo da morire. Tutti dicevano che era un pezzo fantastico: per questo non mi piaceva, era troppo ovvio".
Nell'era delle donne rock (quasi) al potere, Chrissie era una numero uno: i suoi dischi volavano, come le melodie delle sue canzoni. A differenza di Blondie o delle Go-Go's continuava a comportarsi da maschio: "Nessuno mi ha mai visto le gambe, il sedere o le tette", dichiarava nel 1995, "tutta l'immagine di Blondie ruotava attorno alla sua scollatura, ai capelli, alle labbra, al viso. Così quando è tornata tutti hanno commentato. Io posso permettermi di suonare ancora e non ho nessun problema".
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LA DONNA DELLE STAR. La sua vita rock'n'roll l'ha portata a sposare due star come Ray Davies dei Kinks e Jim Kerr dei Simple Minds, a superare lo shock per la morte del suo compagno e bassista Pete Farndon e del chitarrista John Honeyman-Scott, portati via dall'eroina a poche settimane di distanza l'uno dall'altro nei primi Ottanta, a uscire dal circuito della major, ad abbracciare la causa animalista del PETA (People For Ethical Treatment Of Animals) al punto di sfiorare la prigione. È successo nel 2000 a New York, quando insieme ad altri attivisti distrusse una serie di articoli della catena Gap, e poi nel 2003 a Parigi, durante una protesta contro la catena di fast food Kentucky Fried Chicken. Ha aperto ristoranti vegetariani, continuando a trascurare ogni aspetto glamour della sua vita.
Ha scritto una lettera a Luciano Benetton chiedendogli di non usare più lana australiana nei suoi capi perché il processo meccanico di tosatura crea ferite gravi agli animali. Poi si dichiara da sempre appassionata di boxe, sorridendo a chi le fa notare quanto animalismo e pugilato non vadano esattamente di pari passo: "Sono una massa di contraddizioni: la vegetariana a cui piace sanguinare sulle corde del ring". Dice di non essere molto impressionata dalle nuove leve rock, e forse è per questo che ha deciso di tornare ("Volevo fare un album di power pop ballabile, come gli Abba che incontrano John Lennon"). Avrà visto in giro troppo poca irriverenza.