MINIMAL techno, melodie pop, citazioni vintage e analisi delle relazioni contemporanee. In questa sintesi appare Close to the Glass, la nuova avventura firmata The Notwist. La band tedesca nata a fine anni Ottanta e composta dai fratelli Markus e Micha Acher e da Martin Gretschmann arriva in Italia per presentare in cinque concerti questo ennesimo esperimento - a Milano il 5 aprile, poi a Foligno il 6, Roma il 7, Bologna l'8 e Padova il 9 - che rivela estrema sensibilità creativa. Siamo quasi ai limiti della filosofia applicata ai ritmi digitali. "Il titolo del nostro progetto - racconta Markus Acher - va inteso in molteplici significati. Tutto nasce dalla consapevolezza, non sempre allegra, degli atteggiamenti quotidiani. Ormai chi più chi poco meno si vive tutti di fronte a uno schermo: sia il monitor del computer, la televisione, lo smart-phone. Ognuno di noi è costretto istante dopo istante a guardare e a confrontarsi con uno schermo, con l'aggravante che spesso molte persone si lasciano anche guardare dagli altri attraverso le videocamere. Quindi lo schermo è come se raddoppiasse. E questo umore, credo, si avverte nelle canzoni che abbiamo scritto. L'ambizione narrativa è provare a recuperare la voglia di guardare in faccia le persone che abbiamo vicino fisicamente, resistendo a questa violenta separazione digitale".
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Pensando all'approccio che il trio traduce nelle composizioni, cantate o esclusivamente strumentali, si ha la percezione di una ricerca su una specie di introspezione robotica. Valgano da esempi Into Another Tune, l'omonima, ossessiva e primitiva Close to the Glass, e specialmente From One Wrong Place to the Next, che oscilla su fenomeni glitch e sussurri ambient: "Il fondamento di questa recente produzione - puntualizza Acher - è che dobbiamo quanto prima trasformare queste cattive abitudini in cui ci stiamo perdendo. Non ha alcun senso farsi schiacciare dalle esplorazioni digitali, sempre più estreme. Capisco i benefit nel sistema delle comunicazioni ma è assurdo diventare schiavi dei circuiti. Purtroppo, indipendentemente dalla geografia, noi oggi siamo questo. In questo momento storico".
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Nei live, la formazione base in terzetto verrà dilatata a sei musicisti (ce ne sono pure di origini norvegesi) e sul palco troverà spazio una fusione omogenea tra il sound delle storie attuali e i cult degli album di ieri. Non proprio quelli degli esordi (The Notwist debuttò come band di rock hardcore) bensì quelli che a metà anni Novanta li hanno consacrati come emblema di un neo post-rock intrecciato alla cosiddetta indie-tronica. Quindi, in scaletta, finiranno anche i classici di Shrink e Neon Golden. Titoli che ben prima di quelli prodotti dai Radiohead, magari, mescolarono fascinazioni jazz e rock sperimentale. "Nell'ultimo album, da un punto di vista sonoro, dedichiamo Kong all'indie-pop europeo degli anni 90 - racconta Acher - mentre le strofe di questo brano evocano uno strano avvenimento della mia gioventù. Io e la mia famiglia restammo prigionieri nella nostra casa in seguito ad una alluvione e io sognai di essere salvato da un supereroe. Le nostre canzoni nascono in modo sempre sorprendente, e spesso sono figlie dell'amore che abbiamo per gli Stereolab e i Suicide. Talvolta scriviamo prima le musiche; altre volte prima i testi. Si inizia dall'ispirazione di una chitarra, o di un sintetizzatore. A volte scriviamo musiche tutti e tre insieme, oppure ognuno per i fatti suoi. Non abbiamo una sola regola. Questo garantisce alla nostra musica infinite possibilità. Come quelle che esprimiamo, ad esempio, in Lineri. È una traccia dedicata all'artista Luigi Lineri, che vive a Verona e crea sculture con le pietre delle foreste. I suoi lavori assumono sembianze umane e questo riconduce al tema dell'album".
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E visto che nelle "note di regia" di Close to the Glass i Notwist affermano che l'intero disco rassomiglia alla colonna sonora di un lungometraggio che si muove dentro ognuno di noi, non si può trascurare un commento su Paolo Sorrentino, che per sonorizzare il finale di L'amico di famiglia scelse la loro One with the Freaks. "Conosco bene il lavoro di Sorrentino. Sono felice per l'Oscar a La grande bellezza anche se ammetto che mentre preparavamo il disco abbiamo avuto poco tempo per andare al cinema. Ma ho visto in dvd, e li ho amati tanto, i suoi precedenti lungometraggi: sia L'amico di famiglia che Le conseguenze dell'amore. Quest'ultimo, oltretutto, si apriva proprio con una canzone dei Lali Puna (Scary World Theory, ndr), band con la quale spesso ho collaborato. Sorrentino ha una dote non comune nell'abbinare i ciak a speciali momenti sonori. Tant'è che anche se non ho visto La grande bellezza ho osservato su internet alcuni frame con la composizione I Lie di David Lang. Eccellente".
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Pensando all'approccio che il trio traduce nelle composizioni, cantate o esclusivamente strumentali, si ha la percezione di una ricerca su una specie di introspezione robotica. Valgano da esempi Into Another Tune, l'omonima, ossessiva e primitiva Close to the Glass, e specialmente From One Wrong Place to the Next, che oscilla su fenomeni glitch e sussurri ambient: "Il fondamento di questa recente produzione - puntualizza Acher - è che dobbiamo quanto prima trasformare queste cattive abitudini in cui ci stiamo perdendo. Non ha alcun senso farsi schiacciare dalle esplorazioni digitali, sempre più estreme. Capisco i benefit nel sistema delle comunicazioni ma è assurdo diventare schiavi dei circuiti. Purtroppo, indipendentemente dalla geografia, noi oggi siamo questo. In questo momento storico".
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Nei live, la formazione base in terzetto verrà dilatata a sei musicisti (ce ne sono pure di origini norvegesi) e sul palco troverà spazio una fusione omogenea tra il sound delle storie attuali e i cult degli album di ieri. Non proprio quelli degli esordi (The Notwist debuttò come band di rock hardcore) bensì quelli che a metà anni Novanta li hanno consacrati come emblema di un neo post-rock intrecciato alla cosiddetta indie-tronica. Quindi, in scaletta, finiranno anche i classici di Shrink e Neon Golden. Titoli che ben prima di quelli prodotti dai Radiohead, magari, mescolarono fascinazioni jazz e rock sperimentale. "Nell'ultimo album, da un punto di vista sonoro, dedichiamo Kong all'indie-pop europeo degli anni 90 - racconta Acher - mentre le strofe di questo brano evocano uno strano avvenimento della mia gioventù. Io e la mia famiglia restammo prigionieri nella nostra casa in seguito ad una alluvione e io sognai di essere salvato da un supereroe. Le nostre canzoni nascono in modo sempre sorprendente, e spesso sono figlie dell'amore che abbiamo per gli Stereolab e i Suicide. Talvolta scriviamo prima le musiche; altre volte prima i testi. Si inizia dall'ispirazione di una chitarra, o di un sintetizzatore. A volte scriviamo musiche tutti e tre insieme, oppure ognuno per i fatti suoi. Non abbiamo una sola regola. Questo garantisce alla nostra musica infinite possibilità. Come quelle che esprimiamo, ad esempio, in Lineri. È una traccia dedicata all'artista Luigi Lineri, che vive a Verona e crea sculture con le pietre delle foreste. I suoi lavori assumono sembianze umane e questo riconduce al tema dell'album".
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E visto che nelle "note di regia" di Close to the Glass i Notwist affermano che l'intero disco rassomiglia alla colonna sonora di un lungometraggio che si muove dentro ognuno di noi, non si può trascurare un commento su Paolo Sorrentino, che per sonorizzare il finale di L'amico di famiglia scelse la loro One with the Freaks. "Conosco bene il lavoro di Sorrentino. Sono felice per l'Oscar a La grande bellezza anche se ammetto che mentre preparavamo il disco abbiamo avuto poco tempo per andare al cinema. Ma ho visto in dvd, e li ho amati tanto, i suoi precedenti lungometraggi: sia L'amico di famiglia che Le conseguenze dell'amore. Quest'ultimo, oltretutto, si apriva proprio con una canzone dei Lali Puna (Scary World Theory, ndr), band con la quale spesso ho collaborato. Sorrentino ha una dote non comune nell'abbinare i ciak a speciali momenti sonori. Tant'è che anche se non ho visto La grande bellezza ho osservato su internet alcuni frame con la composizione I Lie di David Lang. Eccellente".