Spettacoli

MUSICA

Manu Chao, prima Roskilde, poi Trieste.
Un'altra estate di festa e patchanka

Il musicista franco spagnolo sarà protagonista nel più longevo festival estivo, in Danimarca, poi si esibirà il 27 giugno nella città friuliana, nell'area di Borgo Grotta Gigante, sede a metà luglio del festival balkan

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Piccolo grande Manu Chao. Il musicista franco spagnolo rinnova dal vivo, sui palchi europei, l'impatto della sua patchanka, la musica meticcia che mescola colori, suoni, stili, lingue, musiche e tradizioni diverse, in un mix caotico di punk, ska, reggae, rock, flamenco, funk, salsa, rap, calypso a altro ancora. Dopo il concerto annunciato nei giorni scorsi al Roskilde Festival in Danimarca (il più longevo e importante festival musicale europeo, secondo per dimensioni al mondo solo al Glastonbury), a grande richiesta c'è un secondo show del suo nuovo tour. Si terrà venerdì 27 giugno a Trieste nell'area di Borgo Grotta Gigante, dove ogni estate a metà luglio si svolge il più importante festival balkan della penisola.

Manu Chao ritorna così in Italia dopo gli spettacoli trionfali della scorsa estate a Bologna, Napoli e Gallipoli, che richiamarono circa sessantamila spettatori. Sarà una grande festa popolare, quella di Trieste: i cancelli apriranno già alle 15 per accogliere i fan, e i concerti delle supporter band, che saranno tre, inizieranno alle 17. I loro nomi verranno annunciati nei prossimi giorni.

Il musicista, uno dei più influenti e socialmente impegnati nella storia recente della musica pop, vessillifero della cultura antagonistadall'America Latina all'Oceania fino al Vecchio Continente, porterà in Italia il suo ultimo progetto "La Ventura", con una formazione ristretta che comprende il suo bassista storico Jean Michel Gambeat, il chitarrista Madjid Fahem e il batterista David Bourguignon.

Il concerto programmato a Trieste conferma peraltro il legame forte di Manu Chao con l'Italia. Da anni l'artista, trasversale ai generi, è grande protagonista lungo il nostro Paese: dallo storico concerto all'Arena Civica di Milano nel 1991 con i Mano Negra, la più grande rock band francese di sempre, al concerto-benefit di Genova contro il G8, senza dimenticare l'esibizione davanti a 100.000 spettatori in Piazza Duomo a Milano e le tantissime altre presenze, come i concerti all'interno del carcere di Volterra, nel giugno del 2001, i festeggiamenti dei suoi 40 anni insieme a Don Gallo e alla Comunità di San Benedetto al Porto di Genova e i tre concerti del 2013.
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Manu Chao è stato la voce dei Mano Negra, lo storico gruppo francese che lanciò il rock latino, in bilico tra punk stile Clash e ritmi sudamericani. E con "Clandestino" - oltre quattro milioni di copie vendute - ha conquistato il pubblico di tutto il mondo. Un successo enorme che ha anche un retroscena politico, visto che Manu Chao è diventato presto una delle icone delle nuove generazioni e anche del "Popolo di Seattle": centomila persone accorsero ad ascoltarlo nello Zocalo, la più grande piazza dell'America Latina, la stessa in cui il subcomandante Marcos terminò la sua marcia della speranza. Una folla di peruviani, boliviani, ecuadoriani, messicani lo acclama come il "Bob Dylan latinoamericano", rappresentandolo come un guru delle loro rivendicazioni sociali.

Nato a Parigi il 21 giugno del 1961, dal padre originario della Galizia e dalla madre di Bilbao, Manu Chao ha guidato i Mano Negra fra il 1987 e il 1994, in simmetria con i rivali Negresses Vertes. Avevano scelto di chiamarsi così per una sorta di rivalutazione, in senso romantico, della prima mafia sudamericana. Quella formazione si è sciolta "per esaurimento delle motivazioni originarie" ma nojn si è mai sciolta l'idea della "patchanka", ardimentoso mélange di suoni da ogni parte del mondo che rappresenta anche un abbraccio ideale fra i popoli e le etnice.

Manu comunque non è rimasto mai fermo, e ha stupito tutti con la sua prima prova da solista. Se i Mano Negra (che furono supporter amatissimi da Iggy Pop) puntavano su un rock sovversivo, "encabronado", come lo definisce Manu Chao, nell'album d'esordio del loro leader, "Clandestino" (1998), prevalgono i ritmi messicani, brasiliani o afrocubani. Sono sedici canzoni (dodici in spagnolo, una in inglese, una in portoghese e due in francese) che raccontano tutti i suoi vagabondaggi in musica. Il tema del viaggio ricorre in tutto la'lbum, con particolare attenzione alle frontiere: Gibilterra, tra Spagna e Maghreb, e Tijuana, il sogno americano di chi fugge dal Messico. Manu non può rimanere ancorato a lungo in un luogo specifico e infatti, dopo trent'anni di vita a Parigi, ha spostato la sua base a Barcellona perché "avevo una gran voglia di sole e di caldo"

"I miei percorsi - ha raccontato l'artista - non sono mai nervosi; non mi piacciono le tournée toccata e fuga, non riesco a fermarmi in una città per più di due settimane, ma al tempo stesso voglio avere il tempo di conoscere la gente del luogo, le chiacchiere nei bar e la musica, anche perché ho amici in ogni parte del mondo".

La sua avventura successiva porta il nome di una band tutta nuova, Radio Bemba, della quale dice testualmente: "È un collettivo a geometria assolutamente variabile, visto che spazia da una persona sola - il sottoscritto - a trenta o quaranta musicisti di ogni genere e tipo, a seconda delle esigenze e delle ispirazioni del momento". La ricetta è esplicita: musica meticcia, suonata con strumentisti di ogni razza e colore in ogni angolo del mondo, dal Cile al Senegal, da Cuba all'Italia, dall'Africa al Sudamerica, che comunque sono le sue mete preferite ("lì il mondo è veramente mischiato come in un gigantesco laboratorio umano. Sembrano in ritardo su tutto, e invece sono avanti di centinaia di anni").
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"Radio Bemba Sound System" è il live del 2002 che segna il distacco dalla Virgin. Due anni dopo, il ritorno in studio di registrazione per "Sibérie M'Etait Contée", progetto piuttosto ricco e ambizioso, dove affiora un'aria popolare catturata tra i vicoli e le bancarelle della metropoli parigina. Uscita in forma di libro con cd allegato, l'opera è impreziosita dagli schizzi dell'illustratore polacco Wozniak. Il disco, cantato interamente in francese, spazia dal disincanto polemico di "La Valse a' Sale Temps" alla desolazione di "Helno est mort", passando per l'ode amorosa di "Je suis fou de toi" e il gelo sentimentale di "Sibérie". La fisarmonica di Thierry Bartalucci, la tromba e il trombone di Roy Paci imbastiscono suggestivi quadretti di una Parigi spaesata e spiazzante, dove cova l'amarezza e la solitudine, sublimate nella ballata dolente di "Dans mon jardin". E non mancano sprazzi di mazurca, mambo ed esotismo tropicale. "Sibérie M'Etait Contée" mostra un Manu Chao più intimista e disincantato del passato, amaro indagatore della vita quotidiana nei meandri della metropoli.

Nel 2007 arriva "La Radiolina", che è a tutt'oggi il suo ultimo album di inediti. Il disco, da lui prodotto con Mario Caldato e Andrew Scheps, è ben rappresentato dal singolo "Rainin in Paradize", forte di un video girato da Emir Kusturica. Tra i brani, spiccano "Tristezza Maleza" e ancor più "La Vida Tombola", la sua ode affettuosa e malinconica a Diego Armando Maradona.

I biglietti per il concerto triestino (ingresso unico 20 euro + dp), anteprima del festival balkan in programma a metà luglio nell'area di Borgo Grotta Gigante, sono in vendita online sul sito Ticketone.it, nei punti vendita autorizzati Ticketone e nei circuiti di vendita internazionali Eventim.si e OeTicket.com.