Saranno anche passati cinquant'anni dal loro arrivo sulle scene, ma i Beatles restano ancora un fenomeno difficile da spiegare. E proprio in occasione di un anniversario arrivano due film (uno d'epoca e uno nuovo di zecca) che possono fornirci qualche indizio in più. L'anniversario è quello di A Hard Day's Night, il primo film con i Beatles protagonisti: l'anteprima mondiale ebbe luogo la sera del 6 luglio 1964, al Pavilion di Londra: giusto mezzo secolo fa. Tornerà nelle sale in versione restaurata 4K con audio rimasterizzato per tre giorni: il 9, 10 e 11 giugno. L'altra pellicola è invece inedita: si intitola La segretaria dei Beatles (in originale Good Ol'Freda), ovvero Freda Kelly, la segretaria del fan club dei Beatles per tutto il tempo in cui la band rimase in attività e anche oltre. Gestiva e coordinava tutto. È una della più importanti testimoni oculari dell'epopea della band di Liverpool: era amica e confidente dei quattro, oltre che responsabile di una componente fondamentale del loro successo.
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Tanto per capire la portata del fenomeno (e la mole di lavoro di cui si è fatta carico), nel suo primo giorno di lavoro rispose a due lettere di fan: nel giro di pochi mesi, arrivò a riceverne 400 al giorno. Nel 1965 il club aveva 16.000 soci e lei erano l'unica impiegata a tempo pieno: a ogni socio inviava una tessera, una foto, un bollino trimestrale e un regalo natalizio. In questo film, che sarà in sala per un solo giorno, il 27 maggio, il regista Ryan White (autore di The case against 8, un documentario sul team californiano che si occupò di portare il caso dell'uguglianza del matrimonio tra persone dello stesso sesso di fronte alla Corte Superma) lascia parlare Freda, permettendole di offrire un inedito sguardo "dall'interno" di una storia leggendaria, che è fatta anche di risvolti umani e di segreti personali gelosamente custoditi per decenni.
A Hard Day's Night (in Italia uscito con il titolo di Tutti per uno) è invece una cronaca, in tempo reale, dell'esplosione della Beatlemania. La genesi del film è curiosa: fu un'idea di Noel Rogers, il rappresentante britannico della United Artists Records, che assistendo al boom della band intuì che il fenomeno sarebbe arrivato presto anche negli Stati Uniti. Si rivolse al collega delle produzioni cinematografiche e gli propose di offrire ai Beatles un contratto per tre film. L'idea, dal suo punto di vista, era quello di fare business attraverso la pubblicazione di altrettante colonne sonore. Nonostante l'assoluta imperizia attoriale del gruppo e il budget inizialmente basso (200.000 sterline), il film divenne una delle più lucide e divertenti fotografie di un'epoca. Il British Film Institute lo ha inserito nell'elenco dei 100 film più belli del secolo e ottenne nomination per gli Oscar, i Bafta e i Grammy Awards.
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Il regista Richard "Dick" Lester adattò la sceneggiatura di Alun Owen, che aveva partecipato al tour inglese dei Fab Four e prese nota del caos e della follia che li circondava, e realizzò un film di un livello decisamente più alto rispetto a quello dei film realizzati quasi esclusivamente per far ascoltare canzoni di successo (in Italia, in quegli anni, impazzavano i "musicarelli"). L'idea di base era essenziale: raccontare i Beatles attraverso gli stessi Beatles. Dovevano essere loro stessi, con il loro umorismo che li difendeva dal mondo e la follia di cui erano circondati: non a caso il titolo provvisorio del film era Beatlemania. Il resto lo fecero l'occhio cinematografico di Lester, la fotografia di Gilbert Taylor (che aveva già lavorato con Stanley Kubrick e che poi collaborerà con Polanski, Hitchcock e Lucas) e il naturale appeal di quattro musicisti che vennero addirittura paragonati ai Fratelli Marx: "Ma l'unica cosa che avevamo in comune", disse John, "era che loro erano in quattro e noi anche".
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In realtà, il segreto del successo va cercato nell'estremo realismo delle situazioni (gli inseguimenti da parte dei fan erano all'ordine del giorno) e nelle canzoni, nuove e scritte praticamente per l'occasione. Come racconta Neil Aspinall, "John e Paul scrivevano canzoni tutto il tempo. Avevano qualche canzone già pronta e il resto lo scrivevano man mano che si andava avanti. Scrivevano tutto il tempo, sugli aerei, seduti nelle camere degli alberghi, intorno a una piscina, dappertutto. C'erano sempre delle chitarre in giro". Il titolo, chiaramente sgrammaticato, era uno dei caratteristici "Ringoismi", qualcosa a metà tra un neologismo e un nonsense: "Mi capitava, mentre stavo dicendo qualcosa, che qualcosa mi si infilasse nel cervello e avanzasse rapidamente", raccontò Ringo. "Una volta, dopo che avevamo lavorato tutto il giorno fino a tarda sera, uscii pensando che fosse ancora giorno e dissi: 'È stata una giornata pesante' e guardandomi intorno notai che era buio... Sera di giornata pesante!". A lui si devono altra frasi celebri dell'era beatlesiana come "Domani mai saprà" (Tomorrow Never Knows ) e "Pane leggero": John ascoltava e prendeva nota.
Il film fu girato in sei settimane: il budget venne raddoppiato, perché le 200.000 sterline iniziali furono usate per sfuggire alla folla che interrompeva ogni giornata di lavoro. George Harrison, uno dei più divertiti da questa esperienza ("Tutti a Liverpool pensano di essere attori. Semplicemente percorrendo il tunnel Mersey, il tizio al casello è un attore. Ce l'abbiamo nel sangue") si invaghì di una modella che compare nelle scene iniziali del film. Si chiamava Pattie Boyd e diventò sua moglie. Il film incassò 14 milioni di dollari e negli Stati Uniti venne distribuito in 500 copie: il Village Voice lo definì "il 'Quarto potere' dei film da juke-box". Che rappresentasse davvero lo specchio dei tempi divenne chiaro la sera della prima. Alla proiezione avevano assistito la principessa Margaret e Lord Snowdon, che tra la sorpresa generale decisero di partecipare alla festa che seguì l'evento. George Harrison era affamato, ma nessuno poteva toccare cibo finché la principessa non avesse lasciato la sala. Visto che la cosa andava per le lunghe, George si avvicinò alla principessa e disse: "Signora, noi moriamo di fame, ma qui dicono che non si può mangiare finché lei non se ne va". Margaret scoppiò a ridere e rivolgendosi al Lord Snowdon disse: "Su, Tony, qui siamo di troppo!". Potevano tutto, i Beatles.
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Tanto per capire la portata del fenomeno (e la mole di lavoro di cui si è fatta carico), nel suo primo giorno di lavoro rispose a due lettere di fan: nel giro di pochi mesi, arrivò a riceverne 400 al giorno. Nel 1965 il club aveva 16.000 soci e lei erano l'unica impiegata a tempo pieno: a ogni socio inviava una tessera, una foto, un bollino trimestrale e un regalo natalizio. In questo film, che sarà in sala per un solo giorno, il 27 maggio, il regista Ryan White (autore di The case against 8, un documentario sul team californiano che si occupò di portare il caso dell'uguglianza del matrimonio tra persone dello stesso sesso di fronte alla Corte Superma) lascia parlare Freda, permettendole di offrire un inedito sguardo "dall'interno" di una storia leggendaria, che è fatta anche di risvolti umani e di segreti personali gelosamente custoditi per decenni.
A Hard Day's Night (in Italia uscito con il titolo di Tutti per uno) è invece una cronaca, in tempo reale, dell'esplosione della Beatlemania. La genesi del film è curiosa: fu un'idea di Noel Rogers, il rappresentante britannico della United Artists Records, che assistendo al boom della band intuì che il fenomeno sarebbe arrivato presto anche negli Stati Uniti. Si rivolse al collega delle produzioni cinematografiche e gli propose di offrire ai Beatles un contratto per tre film. L'idea, dal suo punto di vista, era quello di fare business attraverso la pubblicazione di altrettante colonne sonore. Nonostante l'assoluta imperizia attoriale del gruppo e il budget inizialmente basso (200.000 sterline), il film divenne una delle più lucide e divertenti fotografie di un'epoca. Il British Film Institute lo ha inserito nell'elenco dei 100 film più belli del secolo e ottenne nomination per gli Oscar, i Bafta e i Grammy Awards.
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Il regista Richard "Dick" Lester adattò la sceneggiatura di Alun Owen, che aveva partecipato al tour inglese dei Fab Four e prese nota del caos e della follia che li circondava, e realizzò un film di un livello decisamente più alto rispetto a quello dei film realizzati quasi esclusivamente per far ascoltare canzoni di successo (in Italia, in quegli anni, impazzavano i "musicarelli"). L'idea di base era essenziale: raccontare i Beatles attraverso gli stessi Beatles. Dovevano essere loro stessi, con il loro umorismo che li difendeva dal mondo e la follia di cui erano circondati: non a caso il titolo provvisorio del film era Beatlemania. Il resto lo fecero l'occhio cinematografico di Lester, la fotografia di Gilbert Taylor (che aveva già lavorato con Stanley Kubrick e che poi collaborerà con Polanski, Hitchcock e Lucas) e il naturale appeal di quattro musicisti che vennero addirittura paragonati ai Fratelli Marx: "Ma l'unica cosa che avevamo in comune", disse John, "era che loro erano in quattro e noi anche".
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In realtà, il segreto del successo va cercato nell'estremo realismo delle situazioni (gli inseguimenti da parte dei fan erano all'ordine del giorno) e nelle canzoni, nuove e scritte praticamente per l'occasione. Come racconta Neil Aspinall, "John e Paul scrivevano canzoni tutto il tempo. Avevano qualche canzone già pronta e il resto lo scrivevano man mano che si andava avanti. Scrivevano tutto il tempo, sugli aerei, seduti nelle camere degli alberghi, intorno a una piscina, dappertutto. C'erano sempre delle chitarre in giro". Il titolo, chiaramente sgrammaticato, era uno dei caratteristici "Ringoismi", qualcosa a metà tra un neologismo e un nonsense: "Mi capitava, mentre stavo dicendo qualcosa, che qualcosa mi si infilasse nel cervello e avanzasse rapidamente", raccontò Ringo. "Una volta, dopo che avevamo lavorato tutto il giorno fino a tarda sera, uscii pensando che fosse ancora giorno e dissi: 'È stata una giornata pesante' e guardandomi intorno notai che era buio... Sera di giornata pesante!". A lui si devono altra frasi celebri dell'era beatlesiana come "Domani mai saprà" (Tomorrow Never Knows ) e "Pane leggero": John ascoltava e prendeva nota.
Il film fu girato in sei settimane: il budget venne raddoppiato, perché le 200.000 sterline iniziali furono usate per sfuggire alla folla che interrompeva ogni giornata di lavoro. George Harrison, uno dei più divertiti da questa esperienza ("Tutti a Liverpool pensano di essere attori. Semplicemente percorrendo il tunnel Mersey, il tizio al casello è un attore. Ce l'abbiamo nel sangue") si invaghì di una modella che compare nelle scene iniziali del film. Si chiamava Pattie Boyd e diventò sua moglie. Il film incassò 14 milioni di dollari e negli Stati Uniti venne distribuito in 500 copie: il Village Voice lo definì "il 'Quarto potere' dei film da juke-box". Che rappresentasse davvero lo specchio dei tempi divenne chiaro la sera della prima. Alla proiezione avevano assistito la principessa Margaret e Lord Snowdon, che tra la sorpresa generale decisero di partecipare alla festa che seguì l'evento. George Harrison era affamato, ma nessuno poteva toccare cibo finché la principessa non avesse lasciato la sala. Visto che la cosa andava per le lunghe, George si avvicinò alla principessa e disse: "Signora, noi moriamo di fame, ma qui dicono che non si può mangiare finché lei non se ne va". Margaret scoppiò a ridere e rivolgendosi al Lord Snowdon disse: "Su, Tony, qui siamo di troppo!". Potevano tutto, i Beatles.