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Jack Savoretti: "Mi hanno indicato la strada mio nonno partigiano e Paul Simon"

Dopo l'esibizione a Webnotte, a luglio torna in tour il cantautore inglese che rivendica con orgoglio le sue origini genovesi. "A casa ascoltavamo Battisti, De Andrè, Dalla, De Gregori... Ho sempre cercato di mettere un cucchiaio della loro influenza nelle mie canzoni". Si è esibito con Springsteen e McCartney e dopo tre album inneggia alla riscossa della musica europea
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Lo status di "cantautore rivelazione" adesso gli sta stretto. Jack Savoretti, trentenne artista inglese di origini italiane, rappresenta ormai una certezza nell'universo del folk rock europeo. Ha pubblicato tre album di successo crescente (Between the Minds, 2007, Harder Than Easy, 2009 e Before the Storm, 2012) e dal vivo si è fatto una solida reputazione partecipando ai più importanti festival continentali e viaggiando in tour a più riprese. È stato supporter di Bruce Springsteen all'Hard Rock Calling di Londra, l'anno scorso, ha aperto l'intero tour di Jools Holland e intanto la sua voce di raffinato melodista risuonava nei brani inseriti in serie tv di culto come The Vampire diares e Sons of Anarchy. Non solo: c'era anche lui nel cast stellare di Queenie Eye, il video di Paul McCartney girato negli Abbey Road Studios londinesi, insieme a Meryl Streep, Johnny Depp, Sienna Miller, Kate Moss, Jude Law, Gary Barlow, Sean Penn e Jeremy Irons.

Ora Ja…
Lo status di "cantautore rivelazione" adesso gli sta stretto. Jack Savoretti, trentenne artista inglese di origini italiane, rappresenta ormai una certezza nell'universo del folk rock europeo. Ha pubblicato tre album di successo crescente (Between the Minds, 2007, Harder Than Easy, 2009 e Before the Storm, 2012) e dal vivo si è fatto una solida reputazione partecipando ai più importanti festival continentali e viaggiando in tour a più riprese. È stato supporter di Bruce Springsteen all'Hard Rock Calling di Londra, l'anno scorso, ha aperto l'intero tour di Jools Holland e intanto la sua voce di raffinato melodista risuonava nei brani inseriti in serie tv di culto come The Vampire diares e Sons of Anarchy. Non solo: c'era anche lui nel cast stellare di Queenie Eye, il video di Paul McCartney girato negli Abbey Road Studios londinesi, insieme a Meryl Streep, Johnny Depp, Sienna Miller, Kate Moss, Jude Law, Gary Barlow, Sean Penn e Jeremy Irons.

Ora Jack Savoretti, reduce da un lungo tour italiano di 15 date e pure modello per Calvin Klein, è una faccia riconoscibile quanto il suo timbro vocale. È stato ospite prezioso di Webnotte e in questa lunga intervista ci racconta la sua storia. Jack rivendica con orgoglio le radici italiane ma, al contrario di Paolo Nutini e Sergio Pizzorno dei Kasabian, parla un italiano fluente. "Mio padre è genovese. E sono cresciuto in una famiglia che ogni estate trascorreva due mesi di vacanza in Liguria, a Portofino, dove avevano casa i miei nonni. All'epoca era un posto incantato, magico, ora è cambiato e non esattamente in meglio. Dove c'era il fruttivendolo si vende Chanel... Però devo a Portofino i ricordi più belli della mia giovinezza".

Sei nato e vivi a Londra, colpa (o merito) della vita avventurosa di tuo padre Guido.
"Già, lui a Londra si è affermato come broker marittimo ma prima, quando viveva in Italia, faceva l'attore. Ha recitato nello storico Zorro con Alain Delon, era nel cast di La madama di Duccio Tessari, un film oggi quasi introvabile. Poi un giorno gli capitò di essere testimone di una rapina, e i malviventi lo videro in faccia. Mio nonno per precauzione scelse di allontanarlo dall'Italia per un po'. Andò a Londra, dove conobbe mia madre che era già parecchio coinvolta nel clima mondano della città: faceva la modella e aveva parecchi amici musicisti. Mio padre ne restò folgorato".

Hai citato il nonno paterno. Era Giovanni Savoretti, un partigiano che contribuì a liberare Genova dai nazifascisti.
"E ne sono fiero. Il nonno era un personaggio da romanzo, medico stimato, uomo di grande generosità. Fu lui, con un ristretto numero di persone, a firmare l'atto di Liberazione della Liguria con la resa dei tedeschi, alle 19.30 del 25 aprile 1945. Lui era un partigiano bianco, democratico cristiano, che scelse di restare fuori dalla politica. A Genova ho trovato tanta gente che lo conosceva e tutti ne parlano in maniera favolosa, è mancato quando avevo 5, 6 anni. Il suo nome è sulla targa del monumento che ricorda la Liberazione, in via XX Settembre. E gli hanno intestato anche via Giovanni Savoretti Lanza, a Lavagna. Lanza era il suo nome di battaglia. L'ho scelto come nome della mia etichetta discografica".

Nelle tue biografie si legge che l'amore per la poesia è nato prima di quello per la musica. Grafomane eri e grafomane resti.
"Vero. La poesia è la prima cosa che ha catturato la mia attenzione da ragazzo, anche perché a scuola ero molto distratto... Mi piaceva la poesia perché ha le sue regole ma offre una notevole libertà di espressione. Non ero bravo abbastanza per fare lo scrittore, però. E non ero abbastanza bravo per fare il musicista. Sì, ero pazzo per la musica ma ero incapace di studiarla perché fondamentalmente sono sempre stato incapace di studiare qualunque cosa! Però ho imparato a combinare le due cose insieme. Sommando due forme d'arte in cui ero mediocre riuscivo a crearne una miracolosamente passabile, forse addirittura buona".

Fai il modesto ma su Wikipedia ti accostano a nomi come Simon & Garfunkel e Bob Dylan. Esagera Wikipedia o sei tu che hai un talento esagerato?
"O magari le note biografiche su Wikipedia le ho scritte io... Semplicemente, nelle mie prime interviste dicevo che quegli artisti mi piacevano e qualcuno ci ha ricamato su. D'altronde quando nasce un personaggio nuovo, chitarra e voce, tutti dicono: è il nuovo Dylan. E se è una donna: la nuova Joni Mitchell. Insomma, mi onora il fatto che scrivano che un po' ricordo quei nomi ma è una cosa che prendo con beneficio di inventario".

Anche perché il tuo songwriting pesca in un immaginario molto più ampio e più originale di tanti colleghi britannici, non fosse altro che hai differenti radici.
"Per me è assolutamente fondamentale la musica italiana, sono cresciuto ascoltando Lucio Battisti, Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, e tutto per merito di papà, che li amava e consumava i loro dischi. Ho imparato ad amarli anch'io, e ho sempre cercato di mettere un cucchiaio della loro influenza nelle mie canzoni"

Sono loro gli artisti senza i quali il Jack Savoretti cantautore non potrebbe essere quello che è oggi?
"In parte sì. Ma anche Paul Simon è stato decisivo per me, lui e Garfunkel sono stati i primi a farmi capire che le parole di una canzone, la storia che racconti, è importante quanto la musica. Mentre Crosby, Stills, Nash & Young sono la prima band che mi ha fatto comprendere l'importanza di un suono, di un album, di una cultura di vita. La musica non è semplicemente musica ma una scelta di vita. Ho imparato a condividere con loro questo concetto. E la mia personale università della musica consisteva nel vedere e rivedere Il laureato, Woodstock e L'ultimo valzer di Scorsese. Quelle erano le mie tre lezioni preferite".

E quella "università" quale ambizione ti ha insegnato a coltivare?
"La mia ambizione è quella di cogliere l'attimo, che è proprio quello che mi colpì di Paul Simon. Lui non forza mai un'opinione, ti mostra piuttosto una foto, e poi l'opinione te la fai da te. Scrivo di amore e di tutto un po', offro dei flash, conservando un legame forte con le vicende emotive della Seconda Guerra Mondiale e la storia dei miei nonni. La mia nonna materna, che era di padre ebreo polacco e madre tedesca, era finita a Londra per sfuggire al nazismo: mia madre è inglese di prima generazione... Cerco di infilare un po' della storia di famiglia che mi è cara nella musica che faccio, e comunque è triste quello che è accaduto alla musica europea negli ultimi vent'anni. I talent hanno fatto tabula rasa della fantasia, e giusto la Gran Bretagna si è un po' salvata dalla loro invasione perché ha una tradizione musicale profonda. I talent show sono i fast food della musica. Io non sono contrario pregiudizialmente ai talent, intendiamoci. Ma se c'è solo quello, allora mi ribello. E allora eccola, la mia ambizione: è quella di contribuire a riportare nelle canzoni gli odori, i sapori e i rumori della musica mediterranea. Sono troppo ambizioso?".

Beh, se uno che ha conosciuto Springsteen e McCartney non è un po' ambizioso chi può esserlo? Hai frequentato due monumenti del rock. Che tipi sono?
"Springsteen è un lavoratore pazzesco, un artista onesto, una bandiera. Con tutto il successo che ha ottenuto è rimasto la voce della working class. Come lavora lui sul palco e dietro il palco non ho mai visto nessuno. E se è ancora il Boss è perchè si fa un mazzo così! In quanto a McCartney, l'incontro con lui è stata gioia allo stato puro. Come tanti sono cresciuto anch'io con le canzoni dei Beatles, però ero più attratto da Harrison e Lennon. Quando mi chiamarono per partecipare al suo video pensavo che fosse uno scherzo. Invece era tutto vero. E nelle due ore che ho passato con Paul negli Abbey Road Studios ho scoperto che è una persona umilissima, che ha ancora tanta energia e tanta voglia di raccontare di quei quattro ragazzini di Liverpool che sono diventati una leggenda. Me ne ha parlato come se fossi stato il primo a chiederglielo. Questa esperienza non me la dimenticherò mai. E conforta una vecchia teoria...".

Quale teoria, Savoretti?
"Davvero penso che se scegli di combattere e di rimanere dentro la lotta prima o poi qualcuo che ti fa un bel sorriso lo trovi. Bisogna esserci, sempre".

E il 12 luglio ti esibirai come supporter di Neil Young ad Hyde Park. La tua collezione di sorrisi si fa ancora più ricca.
"È magnifico quel che mi sta accadendo, sì. Quel giorno poi si gioca la semifinale dei mondiali di calcio in Brasile, e se mai l'Italia dovesse arrivare alla finale giocando nel giorno del mio concerto potrei morire felice".

Addirittura. Sei così morbosamente tifoso?
"Di più. Sono nato in una famiglia genoana, sfegatatamente rossoblù. Sai com'è, tifosi ci si nasce, non si diventa, è una malattia ereditaria. Nonno, padre, cugini, tutti tifosi, e poi d'estate ero in Italia e ho vissuto lì il clima di qualche Mondiale. Fino ai 15 anni ho sognato di fare io stesso il calciatore. Poi ho scoperto Simon & Garfunkel che fortunatamente mi hanno dissuaso dall'impresa..."

Jack Savoretti ha appena pubblicato un Ep di quattro canzoni - il singolo è Sweet Hurt - che preannuncia un nuovo album previsto solo nel 2015. "Fosse per me farei anche due album all'anno, ma le circostanze me lo impediscono. Mi faccio assorbire dai tour e da tanti altri impegni, anche più personali. Soprattutto da mia figlia Costanza, che ha due anni e mezzo e senti strillare in sottofondo".

Savoretti tornerà in Italia a luglio. Si esibirà il 22, presso la Collezione Peggy Guggenheim, in un evento previsto da Venezia Jazz Festival. Poi il 24 a Firenze, il 25 a  Bologna, Salotto del Jazz, il 27 a Fano, Fishhouse, il 29 nella "sua" Genova, al Porto Antico, e infine il 31 luglio a Palmanova.