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MUSICA

Bombino, ecco il mio Afro blues nomade "nato dalla mente e dal cuore"

Da Agades, nel Niger, Omara Moctar crea il suo "tuareg rock" utilizzando la lingua da "trance" Tamasheq. È una musica scarna che ha avuto il plauso dei grandi del rock occidentale, da Dan Auerbach dei Black Keys, che ha prodotto il nuovo album "Nomad", a Robert Plant e Keith Richards. Bombino arriverà in italia, questa estate, per un mini tour

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Tra il fiume Niger e il Mississippi non c'è poi molta differenza, se si dà retta a Omara Moctar, in arte Bombino, uno che sa unire la malinconia del blues, l'elettricità del rock e i suoni della sua terra, l'africa sahariana: se gli chiedono di definire la propria musica, dice "tuareg rock". 34 anni, Bombino viene proprio dal Niger, dal paesino (ma mica troppo, 80mila abitanti) di Agadez e il soprannome è una storpiatura di "bambino", datagli da un amico per i tratti ancora infantili. Ed è passato dai pascoli con le capre al palco del festival di Coachella, dove ha appena spopolato. Merito anche del suo nuovo disco, Nomad, prodotto da Dan Auerbach, metà del duo Black Keys.
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"Mi piace mescolare sonorità, esattamente come mescolare culture di varie parti del mondo. Ogni uomo è inevitabilmente un mix di tante influenze diverse. Certo, le mie canzoni vengono dalla mia mente, dal mio cuore, dall'essere tuareg". In particolare tuareg della tribù Ifoghas, che lotta da secoli contro il colonialismo e l'imposizione dell'Islam più severo. Bombino inizia a suonare su una chitarra che dei parenti dimenticarono a casa sua all'inizio degli anni 90, anche per ammazzare i lunghi tempi morti quando portava al pascolo le capre, tra Libia e Niger.
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Da allora è successo molto: un incontro casuale con il regista Ron Wyman che gli dedica un documentario e gli produce il primo disco, Agadez, un esilio in Burkina Faso dopo l'assassinio di due membri della band in una rivolta, quindi Nomad, Coachella, e gli applausi di musicisti come Robert Plant e Keith Richards. Però sono morti da tempo i suoi due idoli dichiarati, "quelli fondamentali per il mio sviluppo", Jimi Hendrix e Alì Farka Touré. Nomi che chiariscono ancor meglio il mix di suoni che affascina quanto la sua lingua, il Tamasheq, quasi sconosciuta a noi occidentali. È così che manda quasi in trance. World music, nel senso che c'è dentro un pezzettino di tante parti del mondo.
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Dopo una prima tornata di serate italiane in autunno e inverno, a breve Omara sarà di nuovo in tour nel nostro Paese: il 31 a Catania per la prima edizione del festival La natura della mente, poi Cremona (1 giugno), Carroponte di Milano (3), Bari (7), Pistoia Blues (14 luglio), Udine (16) Roma (20), Torino (14 agosto), Ariano Folk Festival (16)  fino a chiudere il 17 agosto a Brescia.