Enrico Gabrielli: "Riprendiamoci il liscio, è la nostra dance che viene da lontano"
Paolo Russo, <em class="author">PAOLO RUSSO</em>Mentre i suoi Calibro 35 pubblicano la colonna sonora del film "Sogni di gloria", l'artista rilancia L'Orchestrina di molto agevole, la formazione "all star" con la quale esalta il nostro patrimonio di polke, valzer, tanghi, beguine, mazurche, foxtrot. Lo fa con assoluto rigore filologico, disponibile per feste e matrimoni
"La prova generale l'ho fatta al mio matrimonio, due anni fa. Quella del liscio era un'idea che avevo in testa da tanto". È lì che l'oggi trentasettenne Enrico Gabrielli ha presentato la sua nuova creatura dal nome parecchio toscaneggiante: l'Orchestrina di molto agevole. Davanti a cento persone, manco a dirlo tutti musicisti convenuti per lo sponsale. Ed è andata così bene che il geniale, generosissimo ex Afterhours, da tempo anima dei Calibro 35, ha deciso che quella sua dichiarazione d'amore per il liscio d'autore doveva cercarsi luoghi occupati, sale da concerto, feste e matrimoni e qualsiasi altro posto ambisse a tanto raffinato, ruspante affetto. Per farlo ha convocato un'ispirata all star della nostra musica di oggi da disporre intorno ai suoi sax, clarinetto e al suo squisito garbo di presentatore: gli Afterhours Rodrigo D'Erasmo e Roberto Dell'Era, Alessandro Fiori, Michele Orvieti, Valerio Canè …
"La prova generale l'ho fatta al mio matrimonio, due anni fa. Quella del liscio era un'idea che avevo in testa da tanto". È lì che l'oggi trentasettenne Enrico Gabrielli ha presentato la sua nuova creatura dal nome parecchio toscaneggiante: l'Orchestrina di molto agevole. Davanti a cento persone, manco a dirlo tutti musicisti convenuti per lo sponsale. Ed è andata così bene che il geniale, generosissimo ex Afterhours, da tempo anima dei Calibro 35, ha deciso che quella sua dichiarazione d'amore per il liscio d'autore doveva cercarsi luoghi occupati, sale da concerto, feste e matrimoni e qualsiasi altro posto ambisse a tanto raffinato, ruspante affetto. Per farlo ha convocato un'ispirata all star della nostra musica di oggi da disporre intorno ai suoi sax, clarinetto e al suo squisito garbo di presentatore: gli Afterhours Rodrigo D'Erasmo e Roberto Dell'Era, Alessandro Fiori, Michele Orvieti, Valerio Canè e Rocco Marchi dei Mariposa, i cantautori Cesare Basile e Dente, il coltissimo e affabile Mario Frezzato col suo oboe (virtuoso in molte ottime orchestre), la limpida voce di contralto di Francesca Ruiz Biliotti, la tromba di Paolo Ranieri (Calibro 35 e partner dei Baustelle), l'alchimista-tastierista e mago del theremin Vincenzo Vasi (Capossela, Brunello, Curran, Butch Morris...), Francesca Baccolini al contrabbasso, Sebastiano De Gennaro alla soffice batteria e Gianni Chi alla inevitabile fisarmonica.
Secondo Casadei, il Duke Ellington del liscio. A loro, e agli altri che si avvicendano dal vivo, Gabrielli ha presentato l'irresistibile delirio nato dalle sue appassionatamente filologiche ricerche. A partire dalla "Casa museo del Liscio" di Savignano sul Rubicone, dove Riccarda Casadei, amorosa custode di tanta eredità, gli ha consegnato memorie e spartiti del padre Secondo, il Duke Ellington del liscio. Al quale è dedicato il primo disco dell'Orchestrina: Agevolissima! (in vendita per ora solo alle serate danzanti: la prossima il 23 all'Arci Bellezza di Milano). Ovviamente solo in vinile, immacolatamente candido, vestito di un adorabile abitino d'antan, che rimanda alle copertine della storica collana Cetra "Il fonografo italiano", con sul retro una bizzarra finestrella col logo futurista dell'Orchestrina e le note, che informano delle delizie ivi contenute in un bell'italiano d'altri tempi, allegramente retorico. 2 preludi più 14 gioielli di Secondo: Millemiglia, Mazurca paesana, Mezzogiorno, Estasi, Perdona, Atomica 1964 e Il passatore, scritta col nipote Raul. Cui fan corona i mitici Carlo Brighi (Galop 80), Giovanni D'Anzi (quello di Madunina e Voglio vivere così, che sta sull'ellepì), il polacco Javomir Vejvoda con il suo successo più noto, Rosamunda, Mario Cavallari, fra le cui 3000 canzoni son state incise la celeberrima Ti scrivo e piango e Luci di mezzanotte a suo tempo immortalata da Nilla Pizza, Eldo Di Lazzaro e C. Bruno con la hit mondiale Reginella campagnola, registrata da Villa e persino Glenn Miller. Un trionfo di polke, valzer, tanghi, beguine, mazurche, foxtrot e galop di pura marca italica, che l'onnivoro talento di Gabrielli ha ecologicamente riciclato, con arrangiamenti millimetrici e festosi, riportandoli alla loro natura di colonna sonora sociale di un'Italia perduta che andava pazza per il ballo di coppia.
Il liscio che bellezza! "È stata la prima nostra dance", racconta Gabrielli, "l'ho sempre avuta intorno fin da bambino. Una musica da virtuosi, scritta nei minimi dettagli, che richiede enorme concentrazione, piena com'è di tempi impossibili, cambi di ritmo e assoli da vertigini: il grande sassofonista Fiorenzo Tassinari, il Coltrane del liscio, faceva dei solo così belli e complessi che la gente non poteva ballare! Poi da grande l'ho vista trasformarsi con le basi elettroniche e mi sono spesso chiesto 'ma com'è che persino i vecchi non la trovano antiscenica, senza più le orchestre tutte ben vestite, e antimusicale con quei suoni falsi? È addirittura cambiato anche il gusto degli anziani?'. E così mi son dato da fare, scoprendo tante cose interessanti. A partire dalla ricchezza culturale del liscio nel quale confluiscono influenze asburgiche e mitteleuropee, come i valzer degli austriaci che frequentavano la Romagna già negli anni '20, balcaniche e yiddish, da dove vengono violino e clarinetto e certi ritmi folli".
"E poi ho trovato Secondo", continua Gabrielli, "un musicista e violinista eccezionale, un uomo severissimo e, da sarto qual era, di rara eleganza, che sorvegliava ogni minimo aspetto artistico e formale dell'orchestra, anche dalla barella che faceva mettere sul palco, e sulla quale stette a lungo per i postumi di un incidente che nel '33 l'aveva fatto dare per morto. È lui che negli anni '30 e '40, picchiato dai fascisti perché dava lavoro ai socialisti nell'orchestra e poi persa ogni cosa in un bombardamento, ha portato il liscio al suo massimo splendore, che ha retto l'urto fortissimo del boogie woogie nel dopoguerra e negli anni '50 ha rilanciato con pezzi bandiera come Il passatore e Romagna mia. Poi alla fine del decennio il nipote Raul, formatosi con lui, ha iniziato, portando la sua orchestra al Festivalbar e al Cantagiro, la trasformazione del liscio in fenomeno di massa. Secondo è morto nel '71, come Stravinski, sancendo a mio avviso la fine di una irripetibile classicità contemporanea".
"Sogni di gloria", la colonna sonora. Come al solito Gabrielli dieci ne pensa e cento ne fa. Ed eccolo quindi, dopo il sopraffino lavoro intorno alle musiche dei poliziotteschi, anche al debutto dei Calibro 35 nella colonna sonora per un film. Di oggi. Sogni di gloria del collettivo pratese John Snellinberg, agrodolce commedia squisitamente toscana (il primo Nuti, vaghe tracce di Pieraccioni) in due episodi, autoprodotta e premiata al Rome Indipendente Film Festival 2014, al suo omologo di Houston. E, malinconicamente, ultimo film di Carlo Monni. Il film è ora nelle sale, distribuito da CG Home Video. "Abbiamo fatto un lavoro molto funzionale, pulito, nitido", racconta Gabrielli, che ha un cameo come bassista, "ci siamo messi totalmente al servizio del film". Il disco dei Calibro è atteso nei prossimi mesi.
Musicisti alla catena. Di montaggio. Al momento l'inafferrabile Gabrielli sta dando l'anima per un altro progetto cui tiene moltissimo: l'Unità di produzione musicale, per la quale rimbalza da un incontro all'altro ("una via crucis") in cerca del budget mancante per far uscire il film della performance ripresa il 21 settembre del 2013 in una ex fabbrica Bmw di Trezzano sul Naviglio. Perché la musica è un lavoro. E il colto Gabrielli come tale l'ha voluto simbolicamente rappresentare, fra realtà operaia-industriale, echi di Cage e Fluxus.
"Ho voluto organizzarla come una vera catena di montaggio in cui i 72 musicisti e i 125 fra tecnici video e audio e personale di servizio, han preso parte alla performance in tute di diverso colore a seconda dei ruoli lavorando le classiche otto ore, divise in tre fasi: scrittura, esecuzione e pausa, con regolare mensa. Abbiamo usato 15 camere e 3 carrelli, di cui uno di 100 metri che attraversava tutti i settori".
E se ancora manca qualcosa al profilo del più infaticabile - e fra i più dotati - dei nostri musici contemporanei, ecco qua: occhio ai livornesi La Maison, che Gabrielli sta amorosamente producendo. "Sono cinque fantastici ragazzi a metà fra Legendary Pink Dots e Tom Waits, con un bel tocco alla Tim Burton". E se li manda lui...
Secondo Casadei, il Duke Ellington del liscio. A loro, e agli altri che si avvicendano dal vivo, Gabrielli ha presentato l'irresistibile delirio nato dalle sue appassionatamente filologiche ricerche. A partire dalla "Casa museo del Liscio" di Savignano sul Rubicone, dove Riccarda Casadei, amorosa custode di tanta eredità, gli ha consegnato memorie e spartiti del padre Secondo, il Duke Ellington del liscio. Al quale è dedicato il primo disco dell'Orchestrina: Agevolissima! (in vendita per ora solo alle serate danzanti: la prossima il 23 all'Arci Bellezza di Milano). Ovviamente solo in vinile, immacolatamente candido, vestito di un adorabile abitino d'antan, che rimanda alle copertine della storica collana Cetra "Il fonografo italiano", con sul retro una bizzarra finestrella col logo futurista dell'Orchestrina e le note, che informano delle delizie ivi contenute in un bell'italiano d'altri tempi, allegramente retorico. 2 preludi più 14 gioielli di Secondo: Millemiglia, Mazurca paesana, Mezzogiorno, Estasi, Perdona, Atomica 1964 e Il passatore, scritta col nipote Raul. Cui fan corona i mitici Carlo Brighi (Galop 80), Giovanni D'Anzi (quello di Madunina e Voglio vivere così, che sta sull'ellepì), il polacco Javomir Vejvoda con il suo successo più noto, Rosamunda, Mario Cavallari, fra le cui 3000 canzoni son state incise la celeberrima Ti scrivo e piango e Luci di mezzanotte a suo tempo immortalata da Nilla Pizza, Eldo Di Lazzaro e C. Bruno con la hit mondiale Reginella campagnola, registrata da Villa e persino Glenn Miller. Un trionfo di polke, valzer, tanghi, beguine, mazurche, foxtrot e galop di pura marca italica, che l'onnivoro talento di Gabrielli ha ecologicamente riciclato, con arrangiamenti millimetrici e festosi, riportandoli alla loro natura di colonna sonora sociale di un'Italia perduta che andava pazza per il ballo di coppia.
Il liscio che bellezza! "È stata la prima nostra dance", racconta Gabrielli, "l'ho sempre avuta intorno fin da bambino. Una musica da virtuosi, scritta nei minimi dettagli, che richiede enorme concentrazione, piena com'è di tempi impossibili, cambi di ritmo e assoli da vertigini: il grande sassofonista Fiorenzo Tassinari, il Coltrane del liscio, faceva dei solo così belli e complessi che la gente non poteva ballare! Poi da grande l'ho vista trasformarsi con le basi elettroniche e mi sono spesso chiesto 'ma com'è che persino i vecchi non la trovano antiscenica, senza più le orchestre tutte ben vestite, e antimusicale con quei suoni falsi? È addirittura cambiato anche il gusto degli anziani?'. E così mi son dato da fare, scoprendo tante cose interessanti. A partire dalla ricchezza culturale del liscio nel quale confluiscono influenze asburgiche e mitteleuropee, come i valzer degli austriaci che frequentavano la Romagna già negli anni '20, balcaniche e yiddish, da dove vengono violino e clarinetto e certi ritmi folli".
"E poi ho trovato Secondo", continua Gabrielli, "un musicista e violinista eccezionale, un uomo severissimo e, da sarto qual era, di rara eleganza, che sorvegliava ogni minimo aspetto artistico e formale dell'orchestra, anche dalla barella che faceva mettere sul palco, e sulla quale stette a lungo per i postumi di un incidente che nel '33 l'aveva fatto dare per morto. È lui che negli anni '30 e '40, picchiato dai fascisti perché dava lavoro ai socialisti nell'orchestra e poi persa ogni cosa in un bombardamento, ha portato il liscio al suo massimo splendore, che ha retto l'urto fortissimo del boogie woogie nel dopoguerra e negli anni '50 ha rilanciato con pezzi bandiera come Il passatore e Romagna mia. Poi alla fine del decennio il nipote Raul, formatosi con lui, ha iniziato, portando la sua orchestra al Festivalbar e al Cantagiro, la trasformazione del liscio in fenomeno di massa. Secondo è morto nel '71, come Stravinski, sancendo a mio avviso la fine di una irripetibile classicità contemporanea".
"Sogni di gloria", la colonna sonora. Come al solito Gabrielli dieci ne pensa e cento ne fa. Ed eccolo quindi, dopo il sopraffino lavoro intorno alle musiche dei poliziotteschi, anche al debutto dei Calibro 35 nella colonna sonora per un film. Di oggi. Sogni di gloria del collettivo pratese John Snellinberg, agrodolce commedia squisitamente toscana (il primo Nuti, vaghe tracce di Pieraccioni) in due episodi, autoprodotta e premiata al Rome Indipendente Film Festival 2014, al suo omologo di Houston. E, malinconicamente, ultimo film di Carlo Monni. Il film è ora nelle sale, distribuito da CG Home Video. "Abbiamo fatto un lavoro molto funzionale, pulito, nitido", racconta Gabrielli, che ha un cameo come bassista, "ci siamo messi totalmente al servizio del film". Il disco dei Calibro è atteso nei prossimi mesi.
Musicisti alla catena. Di montaggio. Al momento l'inafferrabile Gabrielli sta dando l'anima per un altro progetto cui tiene moltissimo: l'Unità di produzione musicale, per la quale rimbalza da un incontro all'altro ("una via crucis") in cerca del budget mancante per far uscire il film della performance ripresa il 21 settembre del 2013 in una ex fabbrica Bmw di Trezzano sul Naviglio. Perché la musica è un lavoro. E il colto Gabrielli come tale l'ha voluto simbolicamente rappresentare, fra realtà operaia-industriale, echi di Cage e Fluxus.
"Ho voluto organizzarla come una vera catena di montaggio in cui i 72 musicisti e i 125 fra tecnici video e audio e personale di servizio, han preso parte alla performance in tute di diverso colore a seconda dei ruoli lavorando le classiche otto ore, divise in tre fasi: scrittura, esecuzione e pausa, con regolare mensa. Abbiamo usato 15 camere e 3 carrelli, di cui uno di 100 metri che attraversava tutti i settori".
E se ancora manca qualcosa al profilo del più infaticabile - e fra i più dotati - dei nostri musici contemporanei, ecco qua: occhio ai livornesi La Maison, che Gabrielli sta amorosamente producendo. "Sono cinque fantastici ragazzi a metà fra Legendary Pink Dots e Tom Waits, con un bel tocco alla Tim Burton". E se li manda lui...