ROMA - Sono arrivati da Londra e da Vienna, da Berlino e da Parigi, dalla Crimea e dalla Russia. Cori ebraici provenienti da buona parte d'Europa si sono riuniti a Roma per il Festival Europeo dei Cori Ebraici, per la prima volta nella capitale, una rassegna - sotto l'Alto Patronato del presidente della Repubblica - che vedrà il suo culmine l'1 giugno con il Concerto di Gala in programma alle 18 all'Auditorium Parco della Musica, sala Sinopoli. Sei cori e un complesso strumentale e uno special guest, il corom della Diocesi di Roma diretto da don Marco Frisina. "Roma è la città del dialogo - ha detto il presidente della Comunità ebraica, Riccardo Pacifici - vogliamo mandare un messaggio che travalichi confini e polemiche e dimostrare che anche cantando e lanciando grida d'amore si può fare l'Europa unita". "Non esiste un'unica musica ebraica - spiega Richard Di Castro, presidente del coro ebraico romano Ha-Kol ("La voce") e del Festival - ciascuna è stata influenzata dal Paese di provenienza. Il programma che proponiamo rappresenta un panorama abbastanza completo delle varie tradizioni europee, ci saranno canti sinagogali, klezmer e canti popolari. Sarà un'occasione per conoscere e farsi conoscere".
L'idea del Festival dei Cori Ebraici è nata sulla scia di manifestazioni analoghe che si sono tenute nel 2013 a Vienna e nel 2012 a Londra, alle quali il Coro Ha-Kol ha partecipato, ed è in quelle occasioni che si è compresa l'importanza di proporre un evento simile anche a Roma, sede di una delle più antiche comunità ebraiche del mondo. Un'evento, quello in programma nella capitale, che coincide con il ventennale della nascita del Coro Ha-Kol che in tutti questi anni si è fatto ambasciatore, in Italia e nel mondo, della tradizione musicale dell'ebraismo italiano, e romano in particolare. Il Concerto di Gala del primo giugno chiude dunque un festival che ha coinvolto più di duecento coristi, e i loro accompagnatori, in workshop e studi musicali comuni. "Per gran parte, i coristi e i musicisti che si esibiscono sono amatori - spiega il maestro Andrea Orlando, direttore del Coro Ha-Kol e direttore artistico del Festival - e questa parole il primo giugno assumerà tutta la sua potenzialità, perché l'attività amatoriale è una pratica costante di esercitazioni corali, occasioni di scambi culturali e veicolo di diffusione di nuove composizioni, che si affiancano alla produzione di nuove musiche in ambiti accademico-professionali".
[[ge:rep-locali:repubblica:87608816]]
[[ge:rep-locali:repubblica:87608834]]
La serata del primo giugno vedrà esibirsi The Vienna Jewish Choir dall'Austria con il maestro Roman Grinberg, The Ensamble Vocal Zamir, da Parigi, con il maestro Albert Benzaquen; The Zemel Choir, da Londra, con il maestro Benjamin Wolf; il Sinagogal Ensemble Berlin, dalla Germania, con il maestro Regina Yantian; il Varnitshkes da Leopoli, Ucraina, con il maestro Oleksandra Somysh; il Jewis Choir "Eva" da San Pietroburgo, Russia, con il maestro Elena Rabinovich; il coro Ha-Kol da Roma, con il maestro Andrea Orlando; ospiti speciali, come si diceva, il Coro della Diocesi di Roma con don Marco Frisina, e il tenore Claudio Di Segni.
Si parla spesso di "musica ebraica" ma ne esistono tante, e differenti - si legge nel messaggio che il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha inviato per l'occasione - "che in qualche modo, però, sono collegate tra loro, spesso da fili invisibili o sotterranei. Attraverso la musica si conferma il grande paradosso della condizione ebraica, qualla di un'unità sostanziale fatta di grandi diversità conviventi, verrebbe da dire separate in casa". Basta vedere la presenza del coro ucraino e di quello coro russo, provenienti da Paesi sull'orlo della guerra. "Riuscire a far arrivare gli ucraini è stata un'impresa - racconta Di Castro - ma il popolo del festival si è mobilitato e grazie anche social network e all'Unione delle comunità ebraiche italiane siamo riusciti a garantire la loro partecipazione". I quindici coristi sono arrivati da Leopoli: per attraversare l'Europa e i suoi contrasti a volte può bastare un pulmino.
L'idea del Festival dei Cori Ebraici è nata sulla scia di manifestazioni analoghe che si sono tenute nel 2013 a Vienna e nel 2012 a Londra, alle quali il Coro Ha-Kol ha partecipato, ed è in quelle occasioni che si è compresa l'importanza di proporre un evento simile anche a Roma, sede di una delle più antiche comunità ebraiche del mondo. Un'evento, quello in programma nella capitale, che coincide con il ventennale della nascita del Coro Ha-Kol che in tutti questi anni si è fatto ambasciatore, in Italia e nel mondo, della tradizione musicale dell'ebraismo italiano, e romano in particolare. Il Concerto di Gala del primo giugno chiude dunque un festival che ha coinvolto più di duecento coristi, e i loro accompagnatori, in workshop e studi musicali comuni. "Per gran parte, i coristi e i musicisti che si esibiscono sono amatori - spiega il maestro Andrea Orlando, direttore del Coro Ha-Kol e direttore artistico del Festival - e questa parole il primo giugno assumerà tutta la sua potenzialità, perché l'attività amatoriale è una pratica costante di esercitazioni corali, occasioni di scambi culturali e veicolo di diffusione di nuove composizioni, che si affiancano alla produzione di nuove musiche in ambiti accademico-professionali".
[[ge:rep-locali:repubblica:87608816]]
[[ge:rep-locali:repubblica:87608834]]
La serata del primo giugno vedrà esibirsi The Vienna Jewish Choir dall'Austria con il maestro Roman Grinberg, The Ensamble Vocal Zamir, da Parigi, con il maestro Albert Benzaquen; The Zemel Choir, da Londra, con il maestro Benjamin Wolf; il Sinagogal Ensemble Berlin, dalla Germania, con il maestro Regina Yantian; il Varnitshkes da Leopoli, Ucraina, con il maestro Oleksandra Somysh; il Jewis Choir "Eva" da San Pietroburgo, Russia, con il maestro Elena Rabinovich; il coro Ha-Kol da Roma, con il maestro Andrea Orlando; ospiti speciali, come si diceva, il Coro della Diocesi di Roma con don Marco Frisina, e il tenore Claudio Di Segni.
Si parla spesso di "musica ebraica" ma ne esistono tante, e differenti - si legge nel messaggio che il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha inviato per l'occasione - "che in qualche modo, però, sono collegate tra loro, spesso da fili invisibili o sotterranei. Attraverso la musica si conferma il grande paradosso della condizione ebraica, qualla di un'unità sostanziale fatta di grandi diversità conviventi, verrebbe da dire separate in casa". Basta vedere la presenza del coro ucraino e di quello coro russo, provenienti da Paesi sull'orlo della guerra. "Riuscire a far arrivare gli ucraini è stata un'impresa - racconta Di Castro - ma il popolo del festival si è mobilitato e grazie anche social network e all'Unione delle comunità ebraiche italiane siamo riusciti a garantire la loro partecipazione". I quindici coristi sono arrivati da Leopoli: per attraversare l'Europa e i suoi contrasti a volte può bastare un pulmino.