Impresa M+A: da Forlì al palco di Glastonbury, il festival più prestigioso d'Europa
Gianni Santoro, <em class="author">GIANNI SANTORO</em>Il duo formato da Michele Ducci (22 anni) e Alessandro Degli Angioli (25 anni) si esibirà il 29 giugno su uno dei palchi grandi della storica rassegna nel Somerset. "Abbiamo vinto semplicemente un contest", dicono. Ma sono già nella storia
In mezzo a Metallica, Arcade Fire, Kasabian, Jack White, Massive Attack e Bryan Ferry c'è anche un po' di Italia sui palchi del più importante festival musicale del mondo. Parliamo di Glastonbury, che dal 1970 anima la campagna inglese del Somerset nell'ultimo weekend di giugno con centinaia di migliaia di persone e che negli anni ha ospitato tutti ma proprio tutti, da David Bowie a Bruce Springsteen, U2, Oasis, R. E. M. Ogni anno sold out in pochi minuti prima ancora che annuncino il cast. E la band italiana cui spetta l'onore di partecipare quest'anno è un giovanissimo duo di Forlì formato da Michele Ducci (22 anni) e Alessandro Degli Angioli (25 anni), ovvero M+A, la somma dei nomi di battesimo. A dire la verità, senza conoscere la loro identità si farebbe fatica a immaginare il paese di provenienza: cantano in inglese e il loro pop elettronico ha un respiro a dir poco internazionale (i paragoni più utilizzati? Quelli con i Phoenix e…
In mezzo a Metallica, Arcade Fire, Kasabian, Jack White, Massive Attack e Bryan Ferry c'è anche un po' di Italia sui palchi del più importante festival musicale del mondo. Parliamo di Glastonbury, che dal 1970 anima la campagna inglese del Somerset nell'ultimo weekend di giugno con centinaia di migliaia di persone e che negli anni ha ospitato tutti ma proprio tutti, da David Bowie a Bruce Springsteen, U2, Oasis, R. E. M. Ogni anno sold out in pochi minuti prima ancora che annuncino il cast. E la band italiana cui spetta l'onore di partecipare quest'anno è un giovanissimo duo di Forlì formato da Michele Ducci (22 anni) e Alessandro Degli Angioli (25 anni), ovvero M+A, la somma dei nomi di battesimo. A dire la verità, senza conoscere la loro identità si farebbe fatica a immaginare il paese di provenienza: cantano in inglese e il loro pop elettronico ha un respiro a dir poco internazionale (i paragoni più utilizzati? Quelli con i Phoenix e Beck). "Abbiamo scelto subito l'inglese", spiega Michele, studente di filosofia all'università, "perché per il nostro tipo di musica sembra più adatto. Ma in fondo la questione della lingua è relativa nel nostro campo, ci sono anche gruppi italiani che cantano solo in italiano e che comunque sembrano spaesati". Al festival di Glastonbury quest'anno, oltre agli M+A, l'Italia porta anche l'electro swing dei torinesi Sweet Life Society.
Come siete arrivati a Glastonbury?
"È stato tutto molto veloce. Un po' per caso. Fanno un contest per emergenti (Glastonbury Etc, Emerging Talent Competiton) e ci ha iscritti a nostra insaputa una ragazza che cura le nostre date a Londra. Si parte con 6000 band che mandano un pezzo, poi ci sono vari gradi di scrematura e si arriva agli otto finalisti. Abbiamo saputo che eravamo in finale una settimana prima di dover prendere i voli. Non sapevamo se andare, eravamo gli unici italiani e partire da qui... I tre scelti si esibiscono comunque al festival, ma solo i vincitori sul palco grande".
Voi, appunto.
"Sì e c'è anche un premio in denaro, di 5000 sterline, da investire in musica. Li stiamo già finendo tra alberghi, spostamenti, lo studio di registrazione per i nuovi brani...".
Ma in Inghilterra vi percepiscono come una band italiana?
"Venendo dall'Italia non è che ti considerino come qualcosa di marginale, ma comunque come qualcosa di esotico. Hanno così tanti gruppi lì che alla fine venire da un'area geografica diversa per loro è anche curioso".
Preoccupati per l'esibizione?
"Più che altro stress. Siamo stati già a molti festival in giro per l'Europa, ma ci hanno detto che a Glastonbury i tempi sono molto serrati. Abbiamo 45 minuti a disposizione. Ogni stage è gestito singolarmente, sarà un delirio organizzativo. Noi praticamente ci esibiamo tre volte: domenica 29 appunto su uno dei palchi grandi, poi nel backstage e all'interno di un altro spazio del festival. È come una piccola città all'interno dell'evento".
Andrete a vedere qualche altro concerto della manifestazione?
"Spero di sentire i Disclosure, che saranno sul nostro stesso palco, e poi vorrei andare a vedere Lana del Rey e Connan Mockasin".
Mai pensato di trasferirvi all'estero?
"Il primo anno della band abbiamo provato a spostarci a Londra, abbiamo vissuto un po' lì, ma forse è utile solo se ci rimani molto tempo. Alla fine noi lì lavoravamo come se fossimo stati in Italia, non ne valeva la pena".
M+A non si trova facilmente sui motori di ricerca in Rete. Vi siete mai pentiti della scelta del nome del gruppo?
"Non riuscivamo a trovare un nome, quindi alla fine abbiamo usato solo le nostre iniziali, ma è ingestibile, non si trova su Google. È un nome orribile, ma era l'unica cosa che ci veniva in mente. Ce ne siamo pentiti sì, non suona neanche bene. Noi lo pronunciamo emme più a, all'estero invece em plas ei o em en ei".
Come avete realizzato il nuovo video When?
"Eravamo in contatto con Canada, il team che aveva fatto video dei Battles Ice Cream e di Bombay di El Guincho, ma a causa di vari ritardi abbiamo deciso di realizzarlo noi, con i nostri girati di varie location e le immagini live filmate al Rocket di Milano".
Come andrà avanti il progetto?
"Vorremmo fare uscire un singolo o un Ep prossimamente, e poi un nuovo album. Ci sono alcuni produttori con cui mi piacerebbe lavorare, ma ho paura del risultato. Inutile scegliere nomi enormi se poi non c'è scambio. Potresti anche farti produrre un pezzo da Pharrell, costa meno di quanto uno possa pensare, ma poi non avrebbe senso. Meglio lavorare con realtà diverse che facciano cose migliori di quelle che farei io. Con gli Empire Of The Sun potrebbe essere interessante, ci proveremo, e anche con gli Hot Chip ci piacerebbe".
Come siete arrivati a Glastonbury?
"È stato tutto molto veloce. Un po' per caso. Fanno un contest per emergenti (Glastonbury Etc, Emerging Talent Competiton) e ci ha iscritti a nostra insaputa una ragazza che cura le nostre date a Londra. Si parte con 6000 band che mandano un pezzo, poi ci sono vari gradi di scrematura e si arriva agli otto finalisti. Abbiamo saputo che eravamo in finale una settimana prima di dover prendere i voli. Non sapevamo se andare, eravamo gli unici italiani e partire da qui... I tre scelti si esibiscono comunque al festival, ma solo i vincitori sul palco grande".
Voi, appunto.
"Sì e c'è anche un premio in denaro, di 5000 sterline, da investire in musica. Li stiamo già finendo tra alberghi, spostamenti, lo studio di registrazione per i nuovi brani...".
Ma in Inghilterra vi percepiscono come una band italiana?
"Venendo dall'Italia non è che ti considerino come qualcosa di marginale, ma comunque come qualcosa di esotico. Hanno così tanti gruppi lì che alla fine venire da un'area geografica diversa per loro è anche curioso".
Preoccupati per l'esibizione?
"Più che altro stress. Siamo stati già a molti festival in giro per l'Europa, ma ci hanno detto che a Glastonbury i tempi sono molto serrati. Abbiamo 45 minuti a disposizione. Ogni stage è gestito singolarmente, sarà un delirio organizzativo. Noi praticamente ci esibiamo tre volte: domenica 29 appunto su uno dei palchi grandi, poi nel backstage e all'interno di un altro spazio del festival. È come una piccola città all'interno dell'evento".
Andrete a vedere qualche altro concerto della manifestazione?
"Spero di sentire i Disclosure, che saranno sul nostro stesso palco, e poi vorrei andare a vedere Lana del Rey e Connan Mockasin".
Mai pensato di trasferirvi all'estero?
"Il primo anno della band abbiamo provato a spostarci a Londra, abbiamo vissuto un po' lì, ma forse è utile solo se ci rimani molto tempo. Alla fine noi lì lavoravamo come se fossimo stati in Italia, non ne valeva la pena".
M+A non si trova facilmente sui motori di ricerca in Rete. Vi siete mai pentiti della scelta del nome del gruppo?
"Non riuscivamo a trovare un nome, quindi alla fine abbiamo usato solo le nostre iniziali, ma è ingestibile, non si trova su Google. È un nome orribile, ma era l'unica cosa che ci veniva in mente. Ce ne siamo pentiti sì, non suona neanche bene. Noi lo pronunciamo emme più a, all'estero invece em plas ei o em en ei".
Come avete realizzato il nuovo video When?
"Eravamo in contatto con Canada, il team che aveva fatto video dei Battles Ice Cream e di Bombay di El Guincho, ma a causa di vari ritardi abbiamo deciso di realizzarlo noi, con i nostri girati di varie location e le immagini live filmate al Rocket di Milano".
Come andrà avanti il progetto?
"Vorremmo fare uscire un singolo o un Ep prossimamente, e poi un nuovo album. Ci sono alcuni produttori con cui mi piacerebbe lavorare, ma ho paura del risultato. Inutile scegliere nomi enormi se poi non c'è scambio. Potresti anche farti produrre un pezzo da Pharrell, costa meno di quanto uno possa pensare, ma poi non avrebbe senso. Meglio lavorare con realtà diverse che facciano cose migliori di quelle che farei io. Con gli Empire Of The Sun potrebbe essere interessante, ci proveremo, e anche con gli Hot Chip ci piacerebbe".