Gianni Maroccolo: "Non prendiamoci troppo sul serio, quel che deve accadere, accade"
Carmine Saviano, <em class="author">CARMINE SAVIANO</em>L'ex Csi è in tour con Zamboni, Magnelli, Canali, Filippi e Angela Baraldi nel ruolo che era di Giovanni Lindo Ferretti (mentre il cantante, a sua volta, propone il suo spettacolo "A cuor contento"). "Nessun trentennale da celebrare", spiega Maroccolo, "stiamo semplicemente festeggiando il piacere di esserci ritrovati come persone dopo tanto tempo"
In questa estate si osserveranno, a distanza. Ancora divisi, ancora in viaggio: da un lato il corpo sonoro di quella che resta una delle grandi avventure del rock italiano. Dall'altro colui che a questa avventura, ha dato anima, volto e parole. Gli ex-Csi e Giovanni Lindo Ferretti. L'uno riproporrà "A Cuor Contento", il concerto dove la sua voce è accompagnata solo da chitarra, violino e batteria elettronica. E partirà dai suoi Appennini. Il 17 luglio a Bologna. Poi il 23 luglio al Tuscia in Jazz Festival. Infine una data a Roma il 10 settembre. Gli ex-Csi, con Angela Baraldi al posto di Ferretti, suoneranno il loro "Ciò che non deve accadere, accade". Il 17 luglio nell'ambito del Festival "L'Altra Città incontra il mondo" di Roma. Poi in altre città italiane.
Una diaspora che continua. E che alimenta il fuoco punk appiccato, trent'anni fa, dai CCCP. Nel nome di canzoni che hanno fato avanzare la linea del possibi…
Una diaspora che continua. E che alimenta il fuoco punk appiccato, trent'anni fa, dai CCCP. Nel nome di canzoni che hanno fato avanzare la linea del possibi…
In questa estate si osserveranno, a distanza. Ancora divisi, ancora in viaggio: da un lato il corpo sonoro di quella che resta una delle grandi avventure del rock italiano. Dall'altro colui che a questa avventura, ha dato anima, volto e parole. Gli ex-Csi e Giovanni Lindo Ferretti. L'uno riproporrà "A Cuor Contento", il concerto dove la sua voce è accompagnata solo da chitarra, violino e batteria elettronica. E partirà dai suoi Appennini. Il 17 luglio a Bologna. Poi il 23 luglio al Tuscia in Jazz Festival. Infine una data a Roma il 10 settembre. Gli ex-Csi, con Angela Baraldi al posto di Ferretti, suoneranno il loro "Ciò che non deve accadere, accade". Il 17 luglio nell'ambito del Festival "L'Altra Città incontra il mondo" di Roma. Poi in altre città italiane.
Una diaspora che continua. E che alimenta il fuoco punk appiccato, trent'anni fa, dai CCCP. Nel nome di canzoni che hanno fato avanzare la linea del possibile del rock italiano: da Emilia Paranoica a And The Radio Plays e Io Sto Bene, da In Viaggio a Cupe Vampe e Forma e Sostanza. Di questa diaspora ci parla Gianni Maroccolo: fondatore dei Litfiba, produttore dei CCCP prima e bassista dei Csi poi. Cinquantaquattro anni, una vita in musica. Alcuni momenti della quale sono da poco raccolti in "VDB23. Storie di un suonatore indipendente", una foto-biografia edita da Arcana Editrice.
Maroccolo, trent'anni fa Ortodossia, il primo ep dei Cccp. Nel 1994 Ko De Mondo, l'esordio in studio dei Csi...
"Nel 1984 stavo componendo insieme agli altri Litfiba Desaparecido. Il primo ep dei CCCP sinceramente non mi entusiasmò al contrario del primo concerto che vidi poco dopo: rimasi folgorato. In particolare da Giovanni, dal suo canto, dal suo modo di stare sul palco, dalle sue parole. Mai avrei pensato in quel periodo che un giorno avrei prodotto i CCCP e ancor di più che mi sarei ritrovato con loro a costruire i Csi".
Inscriviamo i Csi nella lista dei gruppi che fanno una "reunion-causa-anniversario"?
"No, nessun trentennale da celebrare: abbiamo festeggiato la gioia di ritrovarci come persone dopo tanto, forse troppo, tempo. Io non vedevo Massimo Zamboni dal 1998, Francesco Magnelli dal 2004. Ritrovarsi umanamente ha 'causato' poi ritrovare la musica, le nostre canzoni e la voglia di risuonarle con Giorgio Canali, Angela Baraldi e Simone Filippi. L'abbiamo fatto un paio di volte e ci è piaciuto. E così si è deciso di farlo fino alla fine di questa estate".
Osservazione d'obbligo: immagino che abbiate cercato di coinvolgere Giovanni Lindo Ferretti...
"Sinceramente: nessun tentativo di coinvolgere Giovanni in questi concerti. Siamo rimasti tutti in contatto con lui. Lo conosciamo, seguiamo il suo percorso artistico, i suoi pensieri, ed è risultato evidente a tutti che, almeno in questo momento, sarebbe stato inutile, e forse imbarazzante, chiedergli di partecipare a 'Ciò che non deve accadere, accade'".
La scelta di Angela Baraldi?
"Angela collaborava da tempo con Zamboni e Canali. Mi ritrovai una sera sul palco di 'Ortodossia' per suonare un paio di pezzi a Roma e per la prima volta la vidi e la sentii cantare le nostre canzoni. Una sorpresa sotto tutti i punti di vista. Fu naturale per tutti, quando Massimo ci propose di risuonare insieme, che fosse lei la voce".
C'è qualche vostra canzone che la sorprende nella sua "variante femminile"?
"Con Angela ogni canzone brilla di nuova luce. Mi sorprende soprattutto nei pezzi più tirati e violenti, quelli che pensavo erroneamente avrebbero potuto causarle più difficoltà. E poi adoro il suo modo di stare sul palco. Unica, vibrante, emozionale. Pare impossibile che quel corpo così minuto possa essere capace di trasmettere una simile energia".
In "Storie di un suonatore indipendente" ha scelto di proporre una biografia fotografica, collettiva, allargata a molti interventi...
"Non volevo scrivere un libro autobiografico. Non sono uno scrittore, non so scrivere, le parole mi fanno paura. Così quando venne fuori l'idea del libro decidemmo con Alessandro d' Urso, curatore del libro e fotografo, che sarebbe stato una 'biofotografia' e che avremmo provato a coinvolgere più amici e colleghi possibile, chiedendo loro di scrivere al posto mio. Sono grato a tutti, in particolar modo a Claudio Rocchi con cui ho condiviso tutto il progetto e un pezzo bellissimo della mia vita. Mi fa tanto ridere lo scritto di Vittorio Cosma, mi riscalda quello di Giovanni, e sorrido leggendo quelli di Giorgio Canali, Cristiano Godano, Massimo Zamboni. Mi onora tantissimo quello di Lorenzo Cherubini. Ma credo che il più bello e denso in assoluto sia quello di Mario Lo Presti. Uno spaccato di oltre dieci anni di musica e di vita".
Ha inviato il libro a Ferretti, aggiungendo "tremo per un non so..."
"Ancora nessun feedback da parte di Giovanni. E sinceramente dubito che mi scriverà o si farà vivo. Dovrò andare io a casa sua o ad uno dei suoi spettacoli...".
Nella seconda metà degli anni '90 i Csi hanno rappresentato, musicalmente, il maggior punto di contatto tra indie e mainstream. Meglio: un momento in cui il mainstream è stato influenzato dalla musica indipendente. Avrà spesso ripensato alle ragioni di quel successo...
"Difficile capire le ragioni del successo di Tabula Rasa Elettrificata. Nessuno di noi ci pensava, nessuno ricercava classifiche, passaggi radio. È accaduto così, senza che ce ne rendessimo conto. Forma e sostanza, fu una canzone talmente forte da andare al di là dei generi musicali, di ogni moda. La programmarono molto in radio che fino ad allora non avevano considerato manco l'esistenza di Csi. Piacque ad artisti come Battiato, Jovanotti, che ne parlarono ovunque. Quel pezzo permise forse alla Polygram di promuovere con i loro mezzi sia l'album che i Csi. Sta di fatto che fu molto forte in tutti i sensi ritrovarsi a suonare in palazzetti gremiti, fare qualche comparsata in tv. Che ce lo meritassimo è fuori di dubbio dal mio punto di vista, ma è altrettanto vero che quello periodo fu in realtà l'inizio della fine dei Csi".
Se dovesse suggerire a un giovane gruppo gli errori da non commettere?
"Non prendersi troppo sul serio. Non fare della musica l'unica ragione di vita come è accaduto a me per quasi una vita. Non rincorrere chimere, non rincorrere traguardi. Il piacere della musica sia un mezzo per vivere meglio, tanto poi, il nostro percorso è comunque scritto e ciò che deve accadere, accade. E ogni volta è una meraviglia perché si rimane sorpresi soprattutto perché tutto è tranne quello che avresti mai pensato fosse".
Una diaspora che continua. E che alimenta il fuoco punk appiccato, trent'anni fa, dai CCCP. Nel nome di canzoni che hanno fato avanzare la linea del possibile del rock italiano: da Emilia Paranoica a And The Radio Plays e Io Sto Bene, da In Viaggio a Cupe Vampe e Forma e Sostanza. Di questa diaspora ci parla Gianni Maroccolo: fondatore dei Litfiba, produttore dei CCCP prima e bassista dei Csi poi. Cinquantaquattro anni, una vita in musica. Alcuni momenti della quale sono da poco raccolti in "VDB23. Storie di un suonatore indipendente", una foto-biografia edita da Arcana Editrice.
Maroccolo, trent'anni fa Ortodossia, il primo ep dei Cccp. Nel 1994 Ko De Mondo, l'esordio in studio dei Csi...
"Nel 1984 stavo componendo insieme agli altri Litfiba Desaparecido. Il primo ep dei CCCP sinceramente non mi entusiasmò al contrario del primo concerto che vidi poco dopo: rimasi folgorato. In particolare da Giovanni, dal suo canto, dal suo modo di stare sul palco, dalle sue parole. Mai avrei pensato in quel periodo che un giorno avrei prodotto i CCCP e ancor di più che mi sarei ritrovato con loro a costruire i Csi".
Inscriviamo i Csi nella lista dei gruppi che fanno una "reunion-causa-anniversario"?
"No, nessun trentennale da celebrare: abbiamo festeggiato la gioia di ritrovarci come persone dopo tanto, forse troppo, tempo. Io non vedevo Massimo Zamboni dal 1998, Francesco Magnelli dal 2004. Ritrovarsi umanamente ha 'causato' poi ritrovare la musica, le nostre canzoni e la voglia di risuonarle con Giorgio Canali, Angela Baraldi e Simone Filippi. L'abbiamo fatto un paio di volte e ci è piaciuto. E così si è deciso di farlo fino alla fine di questa estate".
Osservazione d'obbligo: immagino che abbiate cercato di coinvolgere Giovanni Lindo Ferretti...
"Sinceramente: nessun tentativo di coinvolgere Giovanni in questi concerti. Siamo rimasti tutti in contatto con lui. Lo conosciamo, seguiamo il suo percorso artistico, i suoi pensieri, ed è risultato evidente a tutti che, almeno in questo momento, sarebbe stato inutile, e forse imbarazzante, chiedergli di partecipare a 'Ciò che non deve accadere, accade'".
La scelta di Angela Baraldi?
"Angela collaborava da tempo con Zamboni e Canali. Mi ritrovai una sera sul palco di 'Ortodossia' per suonare un paio di pezzi a Roma e per la prima volta la vidi e la sentii cantare le nostre canzoni. Una sorpresa sotto tutti i punti di vista. Fu naturale per tutti, quando Massimo ci propose di risuonare insieme, che fosse lei la voce".
C'è qualche vostra canzone che la sorprende nella sua "variante femminile"?
"Con Angela ogni canzone brilla di nuova luce. Mi sorprende soprattutto nei pezzi più tirati e violenti, quelli che pensavo erroneamente avrebbero potuto causarle più difficoltà. E poi adoro il suo modo di stare sul palco. Unica, vibrante, emozionale. Pare impossibile che quel corpo così minuto possa essere capace di trasmettere una simile energia".
In "Storie di un suonatore indipendente" ha scelto di proporre una biografia fotografica, collettiva, allargata a molti interventi...
"Non volevo scrivere un libro autobiografico. Non sono uno scrittore, non so scrivere, le parole mi fanno paura. Così quando venne fuori l'idea del libro decidemmo con Alessandro d' Urso, curatore del libro e fotografo, che sarebbe stato una 'biofotografia' e che avremmo provato a coinvolgere più amici e colleghi possibile, chiedendo loro di scrivere al posto mio. Sono grato a tutti, in particolar modo a Claudio Rocchi con cui ho condiviso tutto il progetto e un pezzo bellissimo della mia vita. Mi fa tanto ridere lo scritto di Vittorio Cosma, mi riscalda quello di Giovanni, e sorrido leggendo quelli di Giorgio Canali, Cristiano Godano, Massimo Zamboni. Mi onora tantissimo quello di Lorenzo Cherubini. Ma credo che il più bello e denso in assoluto sia quello di Mario Lo Presti. Uno spaccato di oltre dieci anni di musica e di vita".
Ha inviato il libro a Ferretti, aggiungendo "tremo per un non so..."
"Ancora nessun feedback da parte di Giovanni. E sinceramente dubito che mi scriverà o si farà vivo. Dovrò andare io a casa sua o ad uno dei suoi spettacoli...".
Nella seconda metà degli anni '90 i Csi hanno rappresentato, musicalmente, il maggior punto di contatto tra indie e mainstream. Meglio: un momento in cui il mainstream è stato influenzato dalla musica indipendente. Avrà spesso ripensato alle ragioni di quel successo...
"Difficile capire le ragioni del successo di Tabula Rasa Elettrificata. Nessuno di noi ci pensava, nessuno ricercava classifiche, passaggi radio. È accaduto così, senza che ce ne rendessimo conto. Forma e sostanza, fu una canzone talmente forte da andare al di là dei generi musicali, di ogni moda. La programmarono molto in radio che fino ad allora non avevano considerato manco l'esistenza di Csi. Piacque ad artisti come Battiato, Jovanotti, che ne parlarono ovunque. Quel pezzo permise forse alla Polygram di promuovere con i loro mezzi sia l'album che i Csi. Sta di fatto che fu molto forte in tutti i sensi ritrovarsi a suonare in palazzetti gremiti, fare qualche comparsata in tv. Che ce lo meritassimo è fuori di dubbio dal mio punto di vista, ma è altrettanto vero che quello periodo fu in realtà l'inizio della fine dei Csi".
Se dovesse suggerire a un giovane gruppo gli errori da non commettere?
"Non prendersi troppo sul serio. Non fare della musica l'unica ragione di vita come è accaduto a me per quasi una vita. Non rincorrere chimere, non rincorrere traguardi. Il piacere della musica sia un mezzo per vivere meglio, tanto poi, il nostro percorso è comunque scritto e ciò che deve accadere, accade. E ogni volta è una meraviglia perché si rimane sorpresi soprattutto perché tutto è tranne quello che avresti mai pensato fosse".