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Matt Berninger: "Il segreto dei The National? È tutto in questo film"

Dopo il documentario "Mistaken for Strangers", girato dal fratello Tom in tour, il leader della band indie rock americana svela: "Girare il mondo per i concerti mi annoia. Nessun nuovo album, solo tv per ora. E basta criticare il Web e Spotify: senza di loro non ci conoscerebbe nessuno"

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ROMA - Sono Mistaken for Strangers. E cioè persone considerate erroneamente degli estranei. Eppure, sono fratelli. Ma c'è voluto un film con questo titolo per "riunire" il 43enne sofisticato - e baritono - leader dei The National, Matt Berninger, e suo fratello, lo scapestrato Tom, di nove anni più giovane. Due bravi ragazzi di Cincinnati, prole di una famiglia benestante, che hanno ricostruito, grazie a questo bellissimo documentario di Tom sulla band americana, un rapporto sfilacciato dal tempo, dai chilometri, dai gusti musicali e soprattutto da un successo dimezzato. "Essere fratello di Matt mi fa schifo", dice il capellone Tom nel film, presentato ieri a Roma in occasione del tour italiano dei National che continuerà domani sera a Vasto e sabato a Lucca. "E mi fa ancora schifo", scherza in un cinema della capitale mentre tracanna cola light. Matt ribatte, col ghigno: "Anche tu mi fai schifo". "Ma ora abbiamo un rapporto di lavoro", rilancia Tom. "E questo mi crea molte più pressioni". 
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Mistaken for Strangers è una pellicola bifronte. Da un lato, è la rinascita di una fratellanza tormentata: Tom, fino a poco tempo prima lo "sfigato" di famiglia, si prende la rivincita sul famosissimo Matt. Eppure anche questa sua (ottima) opera è nata dall'ennesimo fallimento. Perché, nel 2010, il gruppo ha bisogno di rinforzi per il loro (penultimo) tour mondiale. Allora Matt, per rispolverare il fratello, lo nomina viceresponsabile della logistica. Ruolo decisamente unfit per uno sfrenato come lui. Ma Tom, contestualmente, filma oltre duecento ore di quella tournée mondiale. Di queste, dopo aver scartato fotogrammi imbarazzanti (vedi un suo goffo tentativo di "rimorchiare" la cantautrice Sharon Van Etten, ci dice Tom), una selezionatissima ora e venti diventa un ammaliante mosaico di live, frammenti di backstage e soprattutto segreti dell'universo The National. Questo è Mistaken for Strangers: un imperdibile film - definito da Michael Moore "uno dei migliori documentari su una band che io abbia mai visto" - per fan e neofiti di questa straordinaria band. Almeno, dice il leader dei National, Matt, "ora non lo tratto più come un fratellino irresponsabile".
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In che senso, Matt?
"C'è stata una sorta di evoluzione, anche se da un certo punto di vista il nostro rapporto è sempre lo stesso, nel bene e nel male. Però questo film è stato il punto di partenza per una nuova collaborazione insieme, alla quale partecipa anche mia moglie. È un ulteriore step creativo".

Per un nuovo album dopo Trouble Will Find Me?
"No. Nessun nuovo album per ora, non abbiamo scritto ancora niente. Il tour succhia molte energie. E poi insieme a mio fratello Tom e mia moglie Carin Besser (ex responsabile della narrativa al New Yorker, ndr) siamo scrivendo delle cose insieme, nuove idee".

Di che tipo?
"Programmi tv".  

Davvero?
"Sì. O almeno, ci stiamo provando. Non so se questo diventerà mai realtà. Ma è divertente sperimentare progetti inediti come questo. Stiamo buttando giù programmi che dirigerà poi Tom, il cui sogno è quello di diventare un regista famoso come Peter Jackson. Lui sarà il protagonista di tutto questo".

Intanto lei e i National vi godete un altro tour estivo in giro per l'Europa?
"Beh, insomma, è stancante essere in tour. Almeno per me".

Perché?
"Perché per la maggior parte del tempo mi annoio. Sia chiaro: è eccitante essere sul palco, cantare davanti ai fan. Il problema è tutto il resto. Non ho mai sopportato vivere per diversi mesi in un pullman, e poi in hotel, lontano dalla mia famiglia per così tanto tempo. E questo, per fortuna, Mistaken for Strangers lo mette bene in evidenza. Perché essere in tour, per una band, non è affatto entusiasmante".

Ha mai pensato di rinunciare alle tournée, al contatto con il pubblico? 
"No, questo mai. Fino a quando io e i National avremo voglia di essere una band, unita e prolifica, continueremo a suonare. Certo, non saranno tournée lunghe come quelle di oggi. Anche perché adesso ognuno di noi ha una famiglia. E io sono stato il primo ad averla. Siamo approdati a un nuovo inizio, che ci obbliga, tra le altre cose, ad avere un approccio ala vita più ragionevole e salutare, ecco".

Il film di suo fratello Tom le ha fatto capire un lato nascosto della band che non era riuscito a cogliere in precedenza?
"Il documentario è incentrato sul rapporto tra due fratelli distanti e diversi (gli altri quattro componenti dei National sono due coppie di fratelli, ndr) e altri parenti. Il film mi ha fatto capire quanto le rispettive famiglie siano una componente essenziale della nostra band. E secondo me questo, a 15 anni dall'inizio del nostro viaggio, è stato un collante fondamentale per i National. Ha rappresentato le nostre ferme radici comuni. Che, crescendo negli anni, ci hanno unito sempre più. Ed è incredibile, perché nonostante avessi vissuto con gli altri componenti della band per gran parte degli ultimi vent'anni, anche in spazi angusti come un pullman, era un aspetto che non avevo mai compreso. Così come non avevo mai capito di esser molto fortunato a suonare e cantare con loro".

Quindi non è vero che suonerà ancora "altri cinque anni e poi basta", come detto in una recente intervista?
"Non credo corrisponda più alla realtà, almeno dopo questo film. Forse faremo altri venti album, chi lo sa. O, più probabilmente, altri sette. Poi, certo, un giorno, non così lontano, tutto questo finirà. Non so quando, non so come. In passato siamo stati più volte vicini a scioglierci. Ma dopo Mistaken for Strangers ho capito che la nostra storia continuerà ancora per molto".

Il sogno dei National non finisce. Ma quello di Obama, che voi avete supportato in varie campagne elettorali suonando più volte per lui, che fine ha fatto?
"Be', il Presidente non è riuscito a fare molte cose che aveva promesso, soprattutto quelle più progressiste e di sinistra. Anche per colpa sua. Ma sarò sempre un suo supporter. Sempre. Chiunque sia il suo successore alla guida del Partito Democratico. Meglio di lui non c'è nessuno, nonostante tutto".

I National hanno tutto il loro repertorio su Spotify, piattaforma di musica in streaming che fa arrabbiare molti musicisti, in primis Thom Yorke. Perché questa scelta?
"Perché i National sono diventati famosi anche grazie a un approccio alla musica affine a quello di Spotify. Che, sia chiaro, al momento non paga gli artisti il giusto. Ma i National esistono grazie alla Rete, e cioè quel circuito online che si innesca quando le persone cercano e trovano nuova musica in Internet, sui blog, condividono mp3, infondendo e diffondendo curiosità e interesse. È così che abbiamo cominciato. Altrimenti non saremmo mai arrivati in radio, in tv o sui palchi dei festival più prestigiosi. Noi non siamo tipi da copertina".