Spettacoli

MUSICA

Lollapalooza, il grande emporio del rock è qui. Il livestream è su Repubblica.it

Dall'1 al 3 agosto torna al Grant Park di Chicago il festival ideato da Perry Farrell dei Jane's Addiction. Grande cast: Eminem, Kings of Leon, Arctic Monkeys, Skrillex, Interpol... Tutto in diretta streaming gratuita su Rep.it in esclusiva per l'Italia

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Lollapalooza, benvenuti al grande emporio del rock. Come quelli del vecchio West, dove dalle pallottole alle carasmelle si trovava di tutto. Compie 15 anni la creatura di Perry Farrell, che la partorì nel 1991 direttamente dalla pancia dell'ultimo tour dei suoi Jane's Addiction. E torna ora in scena, per il decimo anno consecutivo nel Grant Park di Chicago, dal primo al 3 agosto. Tutti le tre giornate del festival sono offerte da Repubblica.it in diretta streaming su tre diversi canali, attraverso l'agenzia C3 e Red Bull Tv. E si potranno vedere non solo tutti i concerti in scena su cinque diversi palcoscenici ma anche interviste con gli artisti, scene dal backstage e highlights del giorno: a introdurre i live c'è Sal Masekela, giornalista sportivo e musicista, figlio dell'immenso Hugh, luminosa stella prima del jazz sudafricano e mondiale.
Il "Lolla" fa tappa a Chicago dopo aver girato in lungo e in largo Usa e Canada, ed aver a sua volta figliato, in collaborazione con grandi agenzie dell'entertainment internazionale, a Santiago del Cile (dal 2011 a oggi), San Paolo (al Jockey Club, 2012 e 2013, e al celebre circuito di Interlagos, quest'anno), e Buenos Aires (debutto in aprile all'Ippodromo di San Isidro). Nel 2012 fu annunciata persino un'edizione a Tel Aviv, rimandata sine die. Nato come espressione dura e pura del mondo alternativo non solo musicale - stand di artigiani, associazioni ambientaliste e politiche no profit, saloni di piercing, massaggi, tatuaggi e molto altro ne sono pittoresco, inalienabile corredo - Lollapalooza ne è stato a lungo una sorta di bandiera. Rappresentando inevitabilmente al tempo stesso la natura fusionale del flusso inarrestabile e globale della comunicazione contemporanea: una enorme centrifuga musical-spettacolare nella quale, nel corso del tempo, son finiti dentro, per fare solo pochissimi esempi, Nine Inch Nails e monaci Shaolin, Primus e Ice-T, Siouxsie, Lady Gaga e Franz Ferdinand, Coldplay, Eminem e Björk.
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Rock e (molto) altro nella centrifuga. Un progetto anche socio-antropologico e culturale. Pensato da Farrell più come un megacontenitore, una sorta di concerto del mondo, che come l'esplorazione di uno o più generi, e immaginato dal cantante a partire dalla "Gathering Of Tribes" messa al mondo dal leggendario Bill Graham e da Ian Asbury dei Cult il 6 e 7 ottobre 1990 a Costa Mesa, Orange County, California. La differenza sostanziale rispetto a quell'esperienza, così come a Woodstock, Monterey, Glastonbury o US Festival, fu che Farrell e i suoi soci (Ted Gardner, Marc Geiger e Don Muller) vollero che la loro creatura viaggiasse il mondo a miracol mostrare. Così, dopo i primi sette anni al Grant Park quel pittoresco (ma presto miliardario) Barnum di rock, pop e hip hop, songwriting e industrial, alt rock, punk, metal, deejaying ed elettronica, prese ad andare a spasso. Un po' come fece in Italia, fra 2001 e 2005, il Tora Tora voluto da Manuel Agnelli e tra l'altro benedetto pure da Farrell in persona.

Un lecca lecca di note. Il nome, Lollapalooza, fu un'altra brillante intuizione di Farrell che la creò fondendo una parola dell'americano di fine Ottocento - lallapaloosa, usata ad esempio dal celebre romanziere P. G. Woodhouse, quello di Jeeves - che stava a significare qualcosa o qualcuno di straordinario e inusuale, per poi andare a designare un grosso lecca lecca (lollipop). Sintesi dei due significati e musicalità del vocabolo piacquero a Farrell, che ci vide così anche la definizione ideale di quel che aveva in mente: un piacere fuori dal comune. Figura poliedrica e brillante nelle sue molti vesti di musicista, scultore, attore, Farrell esordì 17enne in un clubbino di Newport Beach, California - dov'era giunto nel 1976 scappando da casa, New York, alla morte della madre per gettarsi nelle braccia dell'altra sua passione giovanile, il surf - dove imitava en travesti Frank Sinatra e David Bowie. Non ci pare casuale, per l'identità stessa del Lollapalooza, la convivenza nel suo ideatore di una dimensione artistica e di quella del surf. Che come si sa non si esaurisce nella pratica di quello sport magnifico e vertiginoso, estendendosi fino a produrre una cultura autonoma, basata - nella sua migliore espressione - su lealtà, rispetto per il corpo e lo spirito, senso della comunità e una laica religiosità per la natura, a suo modo una forma di impegno ambientalista.

Ascesa e caduta della città del rock. Tutti tratti che si ritrovano con forza nei primi cinque anni del Lolapalooza, che intanto apre anche a teatro, danza, reading più o meno improvvisati, spazi d'arte, angoli riservati ad un altro mito californiano della controcultura, il free speech degli anni Sessanta, postazioni di giochi virtuali. Nel 1996 l'evento è ormai una cittadella del rock: i palchi sono diventati tre, le presenze sono in media 160.000 per i due-tre giorni di questo Salone Universale delle note. Ma qualcosa sta accadendo. E il forfait dei Nirvana nel 1994 a causa della morte di Kurt Cobain, con Courtney Love che, grazie agli Smashing Pumpkins, trova a più riprese spazio sul palco per iniziare senza indugio la sua campagna di inconsolabile (e sgradevole) vedova, suona sinistro presagio. Senza scordare che il grunge, all'epoca imperante, aveva finito per dare spontaneamente un profilo meno tuttologico al festival, invadendolo per tutti i primi Novanta con le sue migliori menti. I prezzi di biglietti, cibo e bevande s'impennano: l'aria di business che prende ad alitare sul Lollapalooza fa incazzare il suo popolo e parecchi musicisti. Che iniziano a disertare. Il giocattolo si sta rompendo. E non è certo servito a molto che Farrell abbia fatto innalzare nel 1994, un po' simbolo un po' protezione, un'enorme statua del Buddha accanto al main stage. Due anni dopo infatti il padre di quel picaresco carrozzone post moderno lo lascia per dedicarsi a pensare una nuova creatura chiamata ENIT. E sempre nel 1996, l'arrivo dei Metallica fa scoppiare la rivolta dei fan: "che c'entrano loro, questo è un festival non mainstream", dicono. Parecchi musicisti fanno eco a quella severa ma in fondo giusta critica. E Farrell in persona, ormai senza controllo sulla sua creatura, al centro di evidenti conflitti interni alla direzione, rincara la dose, lanciandosi contro i troppi gruppi macho che tradiscono la cultura pacifista e alternativa che aveva voluto per il Lollapalooza. Al suo capezzale vengono invitati di nuovo stelle di mondi lontanissimi, Waylon Jennings e i Prodigy. Tutto inutile. Nel '98 il gran circo chiude le tende. Qualcuno osserva che è un'altra prova che il rock se proprio non è morto, di certo non sta bene.

(Ri)nascita di una nazione. Rock. Nel 2003 Farrell rimette insieme i Janes'Addiction. Non ha dimenticato la sua diletta creatura e ci riprova, al seguito del tour della band. Picche. Il pubblico diserta le 30 date. Di nuovo i prezzi alti lo riducono ad una malinconica, vana dichiarazione d'amore. L'anno dopo stessa musica, anzi peggio: il nuovo tour dei Jane's viene cancellato causa deprimente prevendita. Ma Farrell, dimostrando una dedizione che gli fa onore, non molla. Dopo aver stretto accordi con tre importanti agenzie statunitensi di eventi, torna a casa, figliol prodigo lui come il festival. È il 2005, il Lollapalooza rientra alla base, il Grant Park di Chicago. Dove rilancia con 70 concerti su cinque palchi, molto più di quando era itinerante. Arrivano in 65.000, anche con i 40 gradi di quei primi d'agosto in riva al lago Michigan. È fatta. Di contratto in contratto, il festival si garantisce la vita fino al 2018, stessi giorni, stesso parco. Con largo beneficio monetario per l'amministrazione della città. Anche se nel 2010 il procuratore generale dell'Illinois apre un'inchiesta antitrust per le imposizioni contrattuali del Lollapalooza che pare vietasse agli artisti di esibirsi entro 300 miglia da Chicago sei mesi prima e tre dopo il grande ipermercato del rock.

Eminem, Kings of Leon, Arctic Monkeys: il cartellone è stellare. Fatto sta che dal primo agosto a domenica 3 si riparte: dalle 11.30 alle 22 ora locale (sei ore in più in Italia) circa 55 gruppi al giorno si avvicenderanno negli otto spazi - incluso uno per i bambini - della gran kermesse di Perry Farrell. Che a questo punto comincia a meritare un posto accanto a Bill Graham e Michael Evis nell'olimpo degli impresari rock di tutti i tempi. Il cartellone-frullatore giura di nuovo fedeltà all'idea originaria. A dimostrarlo bastano, per limitarsi ad alcuni headliners, il ritorno di Eminem, Kings Of Leon, Arctic Monkeys, Skrillex, Calvin Harris, Interpol, stelle del deejaying come il russo Zedd e lo svedese Sebastian Ingrosso, la songwriter neozelandese Lorde, il country & bluegrass degli Avett Brothers, i campioncini indie Foster The People. Accanto a loro - ed è un merito di Lollapalooza - decine di giovani di belle speranze. Che comunque, arrivando a Chicago, un salto nella storia l'han già fatto.