Gli amanti del jazz lo sanno: l'arpa, femmina altera degli strumenti musicali, da almeno cinquanta anni non è più esclusiva dell'immaginario collettivo classico. Anzi proprio nel jazz si è appropriata di quel ruolo di strumento solista che raramente in orchestra le era concesso. I nomi dei grandi artisti jazz non sono pochi, da Alice Coltrane a Park Stickney a Iro Haarla, ma oggi c'è un campione sudamericano che spopola grazie ai suoi virtuosismi tecnici e alla sua irresistibile esuberanza ritmica. È il colombiano Edmar Castaneda, 36 anni e diversi dischi all'attivo, che con la sua arpa Llanera (uno strumento meno complesso dell'arpa classica che prende il nome da una musica tipica sudamericana) sarà anche in Italia, il 23 con il clarinettista Gabriele Mirabassi a San Martino di Castrozza (per il festival "I suoni delle Dolomiti") e, da solo, il 25 a Nuoro, portando una sorta di jazz latino che lui preferisce chiamare "panamerican jazz".
Castaneda, lei ha iniziato a suonare il jazz con la tromba, come è passato all'arpa?
"Suono l'arpa da quando ho 13 anni, credo di essere nato per questo strumento. Arrivai a New York nel 1994 e incontrai il jazz per la prima volta e me ne innamorai, l'unico modo per studiarlo era però suonare uno strumento tipico del jazz e così scelsi la tromba al college: non ci sono del resto studi per l'arpa jazz".
Ci sono diversi arpisti jazz, ma lo strumento non è mai diventato tipico di questo genere.
"C'è stato un tempo in cui l'arpa è stata molto popolare, poi il pianoforte e gli altri strumenti hanno preso il sopravvento; l'arpa è uno strumento dalle possibilità limitate e difficile da trasportare ma credo che una nuova era per l'arpa stia iniziando".
Tra l'altro è uno strumento prevalentemente femminile...
"Nella musica classica è così ma in Sud America è esattamente il contrario, è uno strumento suonato prevalentemente dagli uomini... Non so proprio perché".
Però la sua non è un'arpa classica, ma un modello diatonico... Quali sono i limiti e quali i vantaggi?
"In effetti a volte sento la mia arpa un po' limitante, ma questo in realtà mi stimola a cercare nuovi modi di suonarla; spesso la accordo in diversi modi per esempio; ha anche dei vantaggi: è più piccola dell'arpa classica e quindi è uno strumento leggero, che posso portare con me. La suono come un pianoforte jazz, con la sinistra eseguo le linee del basso, con la destra melodia e armonia. Quella che suono ora è uno strumento sofisticato fatto fare ad hoc, con un meccanismo per cambiare le chiavi molto velocemente, anche durante l'esecuzione".
Molti suoi titoli o i testi di alcuni suoi brani evocano spesso Dio. È religioso?
"Non sono religioso, ma ho una stretta relazione con Dio, credo nella libertà che suo figlio ha portato a tutti noi. La religione rende ciechi le persone, porta guerre e conflitti: non mi pare il bene. Dio invece è amore, libertà... È la musica stessa".
Agli europei sembra che la Colombia offra solo musica tradizionale, invece esistono jazz e musica colta.
"Il jazz in Colombia si studia all'università e ci sono almeno cinque festival jazz. La musica classica colombiana del ventesimo secolo esiste ed è fatta di compositori che per lo più hanno mescolato la musica tradizionale con quella sinfonica europea. Oggi per fortuna ci sono molti compositori che stanno lavorando per una rinascita di quella musica per renderla più conosciuta".
Come entra la tradizione nella sua musica?
"Entra inevitabilmente, primo perché entra nella musica di chiunque; secondo perché nel mio caso io ho iniziato proprio a suonare musica tradizionale Llanera che è molto legata alla danza e molto simile al Flamenco. A ogni modo ogni artista deve tornare alle proprie radici, che poi sono il cuore della sua identità".
Castaneda, lei ha iniziato a suonare il jazz con la tromba, come è passato all'arpa?
"Suono l'arpa da quando ho 13 anni, credo di essere nato per questo strumento. Arrivai a New York nel 1994 e incontrai il jazz per la prima volta e me ne innamorai, l'unico modo per studiarlo era però suonare uno strumento tipico del jazz e così scelsi la tromba al college: non ci sono del resto studi per l'arpa jazz".
Ci sono diversi arpisti jazz, ma lo strumento non è mai diventato tipico di questo genere.
"C'è stato un tempo in cui l'arpa è stata molto popolare, poi il pianoforte e gli altri strumenti hanno preso il sopravvento; l'arpa è uno strumento dalle possibilità limitate e difficile da trasportare ma credo che una nuova era per l'arpa stia iniziando".
Tra l'altro è uno strumento prevalentemente femminile...
"Nella musica classica è così ma in Sud America è esattamente il contrario, è uno strumento suonato prevalentemente dagli uomini... Non so proprio perché".
Però la sua non è un'arpa classica, ma un modello diatonico... Quali sono i limiti e quali i vantaggi?
"In effetti a volte sento la mia arpa un po' limitante, ma questo in realtà mi stimola a cercare nuovi modi di suonarla; spesso la accordo in diversi modi per esempio; ha anche dei vantaggi: è più piccola dell'arpa classica e quindi è uno strumento leggero, che posso portare con me. La suono come un pianoforte jazz, con la sinistra eseguo le linee del basso, con la destra melodia e armonia. Quella che suono ora è uno strumento sofisticato fatto fare ad hoc, con un meccanismo per cambiare le chiavi molto velocemente, anche durante l'esecuzione".
Molti suoi titoli o i testi di alcuni suoi brani evocano spesso Dio. È religioso?
"Non sono religioso, ma ho una stretta relazione con Dio, credo nella libertà che suo figlio ha portato a tutti noi. La religione rende ciechi le persone, porta guerre e conflitti: non mi pare il bene. Dio invece è amore, libertà... È la musica stessa".
Agli europei sembra che la Colombia offra solo musica tradizionale, invece esistono jazz e musica colta.
"Il jazz in Colombia si studia all'università e ci sono almeno cinque festival jazz. La musica classica colombiana del ventesimo secolo esiste ed è fatta di compositori che per lo più hanno mescolato la musica tradizionale con quella sinfonica europea. Oggi per fortuna ci sono molti compositori che stanno lavorando per una rinascita di quella musica per renderla più conosciuta".
Come entra la tradizione nella sua musica?
"Entra inevitabilmente, primo perché entra nella musica di chiunque; secondo perché nel mio caso io ho iniziato proprio a suonare musica tradizionale Llanera che è molto legata alla danza e molto simile al Flamenco. A ogni modo ogni artista deve tornare alle proprie radici, che poi sono il cuore della sua identità".